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Smi: le imprese hanno perso 3,5 miliardi e non sono "annebbiate dal denaro"

Scritto da Isabella Naef

12 mag 2020

Business

Dalla gaffe di Francesco Boccia. ministro per gli Affari regionali e autonomie, che qualche settimana fa bollò la richiesta degli imprenditori di riaprire le aziende come la pretesa di una categoria "annebbiata dal denaro", al prezzo calmierato delle mascherine fissato a 50 centesimi che non copre il costo industriale (compreso tra 45 e 60 centesimi), alla difficoltà del sistema moda di andare in un unica direzione, facendo pesare l'importanza vitale dell'industria del fashion per il paese Italia. Ieri mattina, durante una conferenza stampa online, Marino Vago, presidente di Smi, Sistema moda Italia, ha spiegato le complessità di questo periodo e ha auspicato che una unione autentica con tutte le associazioni di categoria della moda possa operare per risollevare le sorti del comparto tessile, fortemente penalizzato dallo stop a cui è stato costretto per quasi due mesi.

Il 95 per cento delle aziende prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali, coinvolgendo nel 65 per cento dei casi oltre l’80 per cento dei lavoratori

"Pensiamo a un'orchestra che possa suonare in maniera armoniosa. I nostri distretti sono una forza economica del Paese, siamo una macchina da guerra. Dobbiamo smettere di guardare ciascuno al proprio orticello, di dire che la seta è meglio della lana e di bisticciare su piccole questioni", ha sottolineato Vago, presentando i dati di un'indagine realizzata dal Centro Studi di Confindustria moda che fornisce una ‘fotografia’ al primo trimestre 2020 di quanto si è verificato nel settore tessile-abbigliamento con lo scoppio dell’emergenza sanitaria.

Lo studio ha coinvolto la maggior parte delle aziende del cosiddetto “monte della filiera”, pari al 65 per cento rispetto alle aziende del “valle” (35 per cento), e questo dato è rilevante al fine dell’analisi dei dati.

Con riferimento ai principali risultati dell’indagine, a causa dello scoppio dell’emergenza Covid-19: il 95 per cento circa delle aziende a campione prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali, coinvolgendo nel 65 per cento dei casi oltre l’80 per cento dei lavoratori.

Numeri alla mano, inoltre, l'80 per cento delle aziende a campione ha attivato lo smart-working, dove la tipologia di attività lo consentiva. Tra le aziende rispondenti, la quota di quanti hanno messo in atto una riconversione della produzione finalizzata alla produzione di dispositivi di protezione individuali è pari al 13 per cento.

Il 42 per cento delle aziende a campione ha accusato un calo del fatturato compreso tra "il -20 per cento e il -50 per cento". Il 28 per cento ha registrato una flessione tra "il -10 e il -20 per cento", mentre un residuale 7 per cento "superiore al -50 per cento".

La flessione media del fatturato risulta pari al -25,4 per cento. Il dato certo più rilevante al momento attuale è la perdita accertata nel primo trimestre per quanto riguarda il fatturato pari a 3,5 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo 2019.

Un discorso specifico è quello che riguarda l’export: l’attuale scenario di profonda incertezza e volatilità dei mercati internazionali ha portato ad una valutazione teorica di una previsione di calo dell’export di circa 20 per cento, quotabile in 6 miliardi di euro, che porterebbe a una perdita complessiva di fatturato pari a circa 7-9 miliardi di euro.

Questa cifra corrisponderebbe alla perdita di fatturato che il settore ha avuto durante la crisi 2009-2013. "La valutazione attuale dovrà tuttavia tenere conto dell’andamento del resto dell’anno in corso con i possibili sviluppi di ripresa o al contrario di eventuali ulteriori fermi", ha spiegato il management di Smi.

Per circa il 90 per cento delle aziende a campione gli assi prioritari di intervento da parte del Governo sono le politiche di garanzia della liquidità e gli ammortizzatori sociali.

Tutte le associazioni partecipanti a Confindustria moda convergono per l’attività istituzionale in Confindustria moda stessa. Il ruolo preponderante di Smi,-che pesa per più del 55 per cento in Confindustria moda, con cui condivide la direzione generale proprio per gli Affari istituzionali "ha fortemente responsabilizzato i vertici in questo specifico stato di criticità. Tutte le attività di sensibilizzazione del Governo rispetto alle problematiche del settore, in questa straordinaria contingenza, evidenziano il costante e continuo presidio da parte di Smi e Confindustria Moda", hanno aggiunto i vertici dell'associazione.

Tra le iniziative messe in atto a difesa del settore presso il Governo e le istituzioni di riferimento, sono state inviate lettere da parte del presidente di Confindustria moda, Claudio Marenzi, al Presidente del Consiglio sulla salvaguardia logistica, sull'export e proposte di intervento per il settore, sulle modalità della chiusura e comportamento rigoroso, sulla richiesta di deroga al Dpcm del 22 marzo per aziende su riconversione per dispositivi medici.

Tra le ultime attività figura anche, con data 17 aprile, l'apertura di un dialogo tra il presidente Euratex Alberto Paccanelli e la Commissione europea sulle strategie di ripresa per l’industria tessile europea.

Foto: Pexels