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Smi prepara un dossier per il rilancio del settore tessile-abbigliamento

Scritto da FashionUnited

4 mar 2021

Tempi duri per il settore tessile-abbigliamento. Dati alla mano, lo stato attuale del settore, senza alcun intervento strutturale, prevede nell’arco dei prossimi 3 anni, una perdita di fatturato rispetto ai dati 2019 di circa 9 miliardi di euro, la chiusura di circa 6.500 imprese (il 15 per cento) con la perdita di circa 70mila posti di lavoro (il 17,8 per cento): un vero e proprio tsunami economico e sociale.

Necessari anche interventi strategici di medio periodo per la messa in atto degli effetti relativi agli ambiti qualificanti della circolarità, innovazione creativa, digitalizzazione e recupero di competitività settoriale

Insomma, hanno spiegato ieri i vertici di Sistema moda Italia, nel corso di una conferenza stampa, il rischio di ingente ridimensionamento produttivo e occupazionale è concreto e imminente, con gravi ripercussioni su tutta l’economia nazionale.

Lo scenario attuale è evidenziato dall’analisi realizzata dal Centro studi di Confindustria moda che ha confermato che la filiera del tessile-abbigliamento ha perso nel corso del 2020 il 23,7 per cento del fatturato rispetto al 2019, cioè a valore - 13,3 miliardi di fatturato. Inoltre la previsione di un altro semestre, il 1° 2021, in negativo, ha spinto l’Associazione a realizzare un dossier, che contiene proposte concrete e attivabili in tempi rapidi per interventi finalizzati al mantenimento ed alla crescita della filiera.

"Non volendo semplicemente indicare uno stato di crisi, ma qualificare scientificamente al Governo l’analisi nei dettagli, Smi si è avvalsa dell’analisi econometrica sull’andamento del settore realizzata dalla Divisione Ricerca applicata e advisory della business school dell’Universita’ Carlo Cattaneo Liuc e del contributo dell’ingegner Luca Bettale di Long Term Partners", spiega una nota.

L’associazione ha elaborato una strategia di intervento strutturale per il rilancio della filiera, concepita su tre livelli operativi e con investimenti complessivi per circa 8 miliardi di euro. Interventi di emergenza, da attivarsi nell’immediato e finalizzati a salvaguardare le professionalità e ad agevolare i processi di ristrutturazione, consentendo sia di affrontare il delicato tema sociale delle uscite dal lavoro, sia quello delle entrate di nuove professionalità richieste dal settore nei prossimi anni.

Necessari anche interventi strategici di medio periodo per la messa in atto degli effetti relativi agli ambiti qualificanti della circolarità, innovazione creativa, digitalizzazione e recupero di competitività settoriale (previsti stanziamenti per 4 miliardi).

Auspicabili anche interventi strategici di lungo periodo, in rafforzamento e completamento delle misure previste nella fase precedente, eminentemente strutturali, negli ambiti della promozione, della formazione e della riqualificazione delle risorse umane.

Le risorse necessarie, gli orizzonti temporali e le direzioni degli investimenti sono ben dettagliati nel dossier. Essenziali per la riuscita del piano sono i tempi di attivazione. La tempestività e la puntualità faranno la differenza per il futuro delle imprese e dei lavoratori del settore.

Foto: Pexels