Beppe Nugnes (Nugnes) racconta qual è la collezione più vendibile vista alla Milano fashion week
Mentre la Miami fashion week alza il sipario, FashionUnited, dopo aver raccontato le sfilate milanesi e parigine, ha chiesto a Beppe (al secolo Giuseppe) Nugnes, di tirare le somme della settimana della moda di Milano, dopo averla fatta decantare qualche giorno.
Qual è stata la collezione più creativa?
Direi Prada. Miuccia Prada (amministratore esecutivo del Gruppo Prada, nonché co-direttore creativo di Prada insieme a Raf Simons, e direttore creativo di Miu Miu, ndr) e Raf Simons (co-direttore creativo di Prada, ndr) riescono sempre a proporre qualcosa che va oltre la semplice estetica. Mi interessa soprattutto il loro modo di ripensare il guardaroba: partono spesso da capi apparentemente semplici, ma basta cambiare una proporzione, una silhouette oppure un dettaglio per modificare completamente il modo in cui li percepiamo e li indossiamo. Ho trovato molto interessante anche Bottega Veneta, soprattutto per il lavoro sui materiali e sulle texture. È un tipo di creatività diverso, che passa soprattutto attraverso il prodotto e una grande conoscenza dei materiali e delle lavorazioni.
Qual è stata la collezione più vendibile?
Direi Fendi e Gucci, anche se per ragioni diverse. Fendi mi ha convinto per la capacità di proporre capi contemporanei, riconoscibili e relativamente facili da inserire nel guardaroba. Gucci ha invece un'identità molto forte e credo che diversi pezzi possano incontrare il gusto dei nostri clienti. Per un multimarca come Nugnes, però, vendibile non significa necessariamente semplice. Anzi, spesso sono proprio i capi con una personalità più precisa a funzionare meglio. Naturalmente devono essere anche indossabili. Ho notato inoltre un ritorno importante del tailoring, spesso interpretato in modo più morbido e rilassato. È una direzione che mi interessa molto, perché credo che oggi ci sia voglia di tornare a vestirsi con una certa eleganza, ma senza rigidità.
Qual è stata la collezione o la presentazione che ha rappresentato una sorpresa?
La presentazione di Gucci, The Store show. Mi è piaciuta molto l'idea di utilizzare il linguaggio del negozio come parte della narrazione della collezione. Da retailer, è un tema che mi interessa particolarmente. Un negozio non è soltanto il luogo in cui si acquistano dei prodotti. Può raccontare un mondo, trasmettere un'identità, creare un rapporto con il cliente. È quello che cerchiamo di fare anche da Nugnes, dove l'esperienza dello shopping comprende l'architettura, la cultura e l'ospitalità.
Qual è il suo giudizio complessivo sulla fashion week milanese di settembre? Punti forti ed eventuali debolezze?
Il bilancio è positivo, anche se non tutto mi ha convinto allo stesso modo. Ho visto collezioni molto interessanti e soprattutto una maggiore attenzione al prodotto, agli abiti che le persone possono effettivamente avere voglia di indossare. Credo sia un segnale importante. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una continua accelerazione delle proposte e delle novità, non sempre accompagnata da un reale desiderio da parte del cliente. A volte si ha l'impressione che il mercato non abbia nemmeno il tempo di assimilare una collezione prima che arrivi quella successiva.
L'offerta della Milano fashion week rappresenta un appuntamento sufficiente per un multimarca come Nugnes oppure è necessario integrarla con fiere o altre fashion week? Quali?
Milano rimane un appuntamento fondamentale, ma per noi non è sufficiente. Il nostro lavoro non consiste semplicemente nel selezionare i marchi più importanti. Dobbiamo costruire un assortimento che abbia una sua identità, e per farlo bisogna continuare a cercare. Parigi è naturalmente essenziale, soprattutto per i marchi indipendenti e per le proposte più sperimentali. Ma seguiamo anche le altre fashion week, gli showroom e le fiere specializzate. Spesso le scoperte più interessanti avvengono proprio al di fuori dei calendari ufficiali. È una delle cose che amo di più del mio lavoro: scoprire qualcosa che non conoscevo e immaginare come potrebbe funzionare da Nugnes. Naturalmente bisogna conoscere molto bene i propri clienti, ma bisogna anche avere il coraggio di sorprenderli.
Intervista condotta per iscritto.
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