Settimana della moda uomo autunno-inverno 2026 di Parigi, il verdetto
Se da questa fashion week ci si aspettava che rompesse gli schemi, la risposta è altrove. Ancorata a una realtà tangibile, la stagione autunno-inverno 2026 gioca la carta della sicurezza. I brand non cercano di inventare la moda di domani, ma di vestire l'uomo di oggi, affermando la propria firma con pezzi concreti e razionali. Uno sguardo ad alcune delle sfilate più significative.
Louis Vuitton: più che semplici abiti
Im Men: una moda che avvolge
Im Men, il marchio del gruppo giapponese Issey Miyake lanciato nel 2021, ha fatto ciò che ci si aspettava: una moda ampia, con pieghe sapientemente calcolate che riflettono la visione tecnica degli ingegneri giapponesi che la progettano.
L'approccio orientato al prodotto rivendicato dal marchio (Im deriva da "im product", un brand di Issey Miyake della fine degli anni Settanta) si è espresso attraverso grandi cappotti accoglienti, come tagliati da piumini, cappe realizzate con un accumulo di sciarpe soffici, cappelli-stola e una moltitudine di capi avvolgenti che delizieranno i più freddolosi.
Jeanne Friot: "It’s never too late to fight fascism"
In questa stagione, non sono stati molti i designer a trasformare la sfilata in un luogo di rivendicazione e attivismo. È quindi soprattutto per aver presentato una moda queer su modelli-danzatori con una coreografia combattiva che Jeanne Friot si è distinta, fedele alla sua visione genderless.
"In risposta ai tentativi contemporanei di immobilizzare i corpi – di modellarli, di renderli leggibili, docili e normalizzati – lo spettacolo celebra il movimento", si leggeva nelle note della sua sfilata autunno-inverno 2026.
Con questa sfilata, Jeanne Friot rafforza la sua posizione di portavoce delle minoranze e mostra il suo messaggio su t-shirt con scritte come "It’s never too late to fight fascism" (già in vendita sull'ecommerce del marchio). Più forti e intensi erano anche i codici della maison: il tartan ricoperto di paillettes, i kilt che si allungano o si allargano e i suoi pezzi iconici realizzati con cinture, visti in quasi ogni silhouette, dagli abiti a bustier al colletto di un cappotto, passando per un bomber, una gonna e degli stivali cuissardes.
Dries Van Noten: un parallelo con lo stile Dior di Jonathan Anderson
Kenzo: puntare sulle riedizioni
Il comunicato, come una lista di riassortimento, parla da sé: "la tigre, emblematica della collezione Kenzo Jungle degli anni Ottanta, fa il suo ritorno e ora adorna le camicie"; "Il neo-tailoring bicolore fa il suo grande ritorno, rivisitando le silhouette d'archivio degli anni Novanta, viste per l'ultima volta nella collezione autunno-inverno 2022"; "La borsa Kite del 1986 fa il suo grande ritorno in una replica esatta ed è disponibile in nuove versioni in pelle color block a contrasto".
Il risultato è una collezione dagli accenti preppy, portabile e sobria, che si allontana nettamente dalla cultura streetwear, firma di Nigo, direttore artistico di Kenzo dal 2021.
Dior: la giovane aristocrazia come target di riferimento
Dior non nasconde le sue carte. È alla giovane aristocrazia, ovvero alla nuova élite globale, che il marchio di punta del gruppo Lvmh e il suo direttore creativo, Jonathan Anderson, pensano per vendere le loro collezioni. "Questa giovane aristocrazia dallo spirito Dior stabilisce nuove connessioni stilistiche, guidata dalla gioia e dalla spontaneità, sfoggiando capelli gialli ispidi, spalline ricamate e un senso di opulenza eclettica", indicano le note della sfilata.
Nel guazzabuglio di questa collezione dalle silhouette spesso scintillanti, si nota la presenza di diversi abiti e gonne da uomo, che intensificano la libertà di genere già presente nella precedente collezione di Jonathan Anderson (primavera-estate 2026). Una libertà di genere, ma anche stilistica, che si prende cura di allontanarsi da un'aristocrazia conservatrice per rispondere meglio ai desideri di una gioventù più avida di lusso disinvolto che del rigido abito a tre pezzi dei nonni.
Ami Paris: una collezione per l'adesso
Optare per la strategia see now buy now avrebbe avuto molto senso per Ami Paris, la cui sfilata ha presentato una collezione tanto attuale quanto portabile. "La collezione evoca un vero e proprio guardaroba, rappresentativo della vita, costruito nel tempo", dicono le note della sfilata. Questo approccio concreto si è tradotto in abiti per tutti i giorni che rispondono alle tendenze odierne. Si sono visti quindi cappotti oversize, pantaloni ampi, camicie a righe, maglioni classici; insomma, niente di rivoluzionario, ma molti pezzi pratici.
Jacquemus: si consolidano i codici
Da Jacquemus, come altrove, si insiste sui codici della maison, fino a fare esplicite allusioni agli archivi. In questa collezione autunno-inverno 2026 si ritrovavano così le forme geometriche dei cappelli circolari e delle spalle arrotondate, lo spirito infantile di un motivo a coriandoli rossi, blu, gialli e neri, mentre le forme aderenti erano, secondo le note della sfilata, una nuova interpretazione della collezione "La Bomba".
Ma al di là del richiamo ai codici, l'evento è servito anche a giustificare un posizionamento di prezzo e una legittimità di fronte ai colossi del lusso. Il marchio cita così i suoi fornitori (rinomati), Maison Février e Maison Lemarié, nel comunicato stampa e non ha esitato a utilizzare materiali complessi (taffetà, piume di struzzo, ricami rocaille).
Questo articolo è stato pubblicato originariamente sulle altre edizioni di FashionUnited e tradotto in italiano usando un tool di intelligenza artificiale.
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