Tessuti sostenibili: il marchio italiano Duedilatte fabbrica vestiti con il latte cagliato

Era semplicemente una mattina come tante altre. Antonella Bellina si svegliò, si preparò la colazione e decise di mettere del latte nel suo caffè. Ma quando bevve il primo sorso, un sapore disgustoso le si presentò in bocca: il latte era scaduto da giorni.

Quello che avrebbe potuto essere una semplice colazione rovinata in realtà ha dato il via a un’idea commerciale che avrebbe cambiato il corso della vita di Bellina. Avendo lavorato come ricercatrice nell’industria tessile per più di 10 anni, pensò: “E se trasformassimo il latte cagliato in fibra?”. Dopo tutto, la proteina presente nella lana è molto simile come struttura a quella della caseina, ovvero la principale proteina che si trova nel latte; inoltre, ogni anno, solo in Italia, i prodotti caseari che vengono buttati raggiungono circa 30 milioni di tonnellate.

L’idea non era completamente nuova. Agli inizi del 1900, il chimico tedesco Frederick Todtenhaupt aveva già provato a trasformare i sottoprodotti del latte in un sostituto della seta, ma i suoi sforzi non portarono ad alcun risultato concreto. Fu solo intorno nel 1930 che il compatriota di Bellina, l’ingegnere Antonio Ferretti, riuscì a produrre del tessuto partendo dal latte.

Sostenuta da Mussolini, che era molto interessato nell’ottenere un’autosufficienza economica, la società italiana Snia Viscosa iniziò a produrre il tessuto a base di latte su vasta scala intorno a metà degli anni ‘30, e vendette addirittura i brevetti ad altri paesi, tra cui Germania, Belgio, Giappone e Inghilterra. L’innovazione fu celebrata con questo filmato del 1937 prodotto da British Pathé che afferma: “in futuro, sarete in grado di scegliere se bere un bicchiere di latte o indossarlo”.

Tuttavia, il nuovo prodotto era lontano dall’essere perfetto. Non era morbido o resistente come la lana e i fili venivano via durante lo stiro. Di conseguenza, i tessuti italiani prodotti a base di latte passarono rapidamente di moda, incapaci di competere con le emergenti alternative sintetiche che, non solo erano molto più resistenti, ma anche considerevolmente più economiche.

Torniamo al 2019, quando il mondo è minacciato dal riscaldamento terrestre e c’è bisogno di prodotti alternativi a quelli a base di petrolio come il poliestere. Ha molto senso, in questo contesto, dare una seconda possibilità ai tessuti a base di latte. Ed è esattamente ciò che sta facendo Bellina in qualità di amministratore delegato e direttore creativo di Duedilatte, una casa di moda con sede in Toscana che è riuscita a ottenere una versione molto più morbida e resistente del materiale. Oltre a dare una seconda vita a quello che le persone considerano uno scarto, i tessuti a base di latte richiedono molta meno acqua per essere prodotti: per realizzare 1 kg di fibra a base di latte occorre 1 litro di acqua, mentre per la produzione di 1 kg di cotone sono necessari 50 litri di acqua.

FashionUnited ha intervistato Bellina per saperne di più sulla sua attività.

Tessuti sostenibili: il marchio italiano Duedilatte fabbrica vestiti con il latte cagliato

Come funziona il processo di trasformazione della proteina del latte in fibra?

Il processo è in realtà molto simile a quello della produzione del formaggio. Estraiamo la caseina dal latte e la lasciamo essiccare fino a che diventa polvere. A questo punto, facciamo girare questa polvere in una macchina che assomiglia a quella utilizzata per lo zucchero filato fino a farla diventare fibra. Ne risulta una fibra di colore bianco, ma che può essere tinta. Duedilatte utilizza solo tinture naturali come la fragola o il caffè. Il materiale liquido che avanziamo, dopo aver estratto la caseina dal latte, può essere utilizzato per nutrire gli animali nelle fattorie, niente viene buttato via. Qui in Italia esistono dei posti dove si raccoglie il latte cagliato gratuitamente, quindi, in pratica, paghiamo solo per il trasporto e il processo di produzione che avviene nel nostro laboratorio.

In che modo è stato accolto il suo prodotto dal mercato e dai consumatori?

Non è stato facile entrare sul mercato nonostante l’industria tessile qui in Toscana sia molto creativa. Abbiamo dovuto effettuare parecchie ricerche prima di trovare Spinning Factory e Fabric Factory, due società che, non solo hanno creduto nel mio prodotto, ma che possedevano anche le attrezzature necessarie a produrlo. Siamo ancora una piccola azienda ma a poco a poco stiamo potenziando la nostra produzione. Stiamo anche sviluppando una collezione in collaborazione con un importante marchio italiano, ma non posso rivelare alcun dettaglio ancora. Presto sentirete parlare di noi.

Abbiamo iniziato cinque anni fa, ma i primi tre anni sono stati dedicati alla ricerca e allo sviluppo in laboratorio. È solo a partire dallo scorso anno che il mercato sembra aver capito cos’è il tessuto prodotto a base di latte e i vantaggi che offre. È ipoallergenico, antibatterico, più morbido sulla pelle e la idrata pure. Senza parlare, ovviamente, del fatto che è 100 per cento naturale.

Parlando di moda, cosa propone il suo marchio e dove è venduto?

Abbiamo deciso di iniziare con le magliette perché sono unisex e il tessuto è a diretto contatto con la pelle, così le persone possono effettivamente sentire la differenza. Ora ci stiamo espandendo per proporre anche l’abbigliamento da bambino, poiché siamo convinti che le proprietà del nostro prodotto siano ideali in particolare per la pelle sensibile dei neonati.

Al momento, i nostri capi di abbigliamento sono disponibili solo nei negozi italiani, ma stiamo pianificando di espanderci presto anche nel resto dell’Europa.

Oltre all’espansione verso altri paesi europei, quali sono i programmi futuri dell’azienda?

Vogliamo espandere non solo la nostra produzione, ma anche la nostra offerta prodotto. Inoltre, non abbiamo mai interrotto la ricerca e l’idea è di continuare a innovarci con nuovi tessuti e combinazioni. Desideriamo anche vendere la nostra fibra ad altre società interessate a sviluppare collezioni prodotte a base di latte.

[Nota editoriale: Uniqlo utilizza un misto di fibre in acrilico, rayon, poliestere e proteine del latte all’interno della sua linea Heattech]

Global Fashion Stories condivide storie entusiasmanti di imprenditori nel campo della moda nel mondo perchè FashionUnited ritiene che i professionisti della moda possano ispirarsi a vicenda, poco importa chi siano e dove si trovino.

Fotos: Duedilatte. Interview: Gislene Trindade

 

Notizie correlate

ALTRE STORIE

 

ULTIMI LAVORI

 

PIÙ LETTO