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Gloria Bellardi, course leader dell'Istituto Marangoni: "un portfolio solido può dare il via alla tua carriera"

Una nuova serie di FashionUnited, 'Dalla scuola di moda all'industria', in cui professionisti del settore svelano come avviare una carriera nella moda e affermarsi nel settore.
Persone|Intervista
Scritto da Cynthia Ijelman

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Buenos Aires - Con l'avvicinarsi della laurea, una domanda diventa centrale per gli studenti di moda: come tradurre anni di lavoro creativo in un portfolio che apra le porte del settore.

Nell'industria odierna, in rapida evoluzione, dove la sola creatività non è più sufficiente, il portfolio è diventato più di una semplice vetrina: è uno strumento strategico. Comunica non solo ciò che un candidato sa fare, ma anche come pensa, si adatta e si posiziona in un mercato in continuo cambiamento.

Per Gloria Bellardi, course leader dell'Istituto Marangoni, che ha esaminato portfolio in tutta Europa, Asia e Medio Oriente, il divario tra formazione e industria è il punto in cui molti giovani talenti incontrano le maggiori difficoltà. "C'è un divario nel momento in cui lo studente si avvicina al mercato... in cui ha bisogno di supporto per creare il proprio Dna, la propria estetica e per comunicarli nel modo giusto", ha spiegato durante un'intervista a FashionUnited.

Dalla scuola di moda all'industria: cosa cercano oggi i brand nei portfolio

Dal 2017, Gloria Bellardi è docente presso l'Istituto Marangoni di Milano e Firenze Credits: Gloria Bellardi
In breve
    Con l'evoluzione dell'industria della moda, i portfolio non sono più solo una vetrina di creatività, ma strumenti strategici. Per Gloria Bellardi, course leader dell'Istituto Marangoni di Milano, i candidati che oggi si distinguono sono quelli che combinano uno storytelling chiaro, fluidità digitale e una forte identità personale con una profonda comprensione del mercato in cui vogliono entrare.

Dalla creatività alla strategia

Sebbene l'individualità rimanga essenziale, Bellardi sottolinea che ciò che i brand si aspettano oggi va oltre il talento: "la creatività non è sufficiente, assolutamente no".

Secondo lei, il cambiamento fondamentale sta nel modo in cui i candidati collegano la loro visione creativa con la realtà del mercato. In un settore frenetico e in continua evoluzione, i portfolio vengono ora letti come indicatori di apertura. "Devono vedere la capacità di adattamento a nuovi sistemi, a nuove tecnologie, a nuove sfide", afferma.

I primi 30 secondi: ciò che conta davvero

In un panorama sempre più competitivo, le prime impressioni sono decisive. Quando esamina un portfolio, Bellardi guarda oltre l'estetica. "Cerco pulizia e organizzazione... cerco riferimenti pertinenti, immagini significative".

Ma, cosa ancora più importante, cerca la prova di un pensiero. "Dai un'idea di te stesso, di quanto tu sia un pensatore profondo". È qui che la distinzione tra accademico e professionale diventa chiara. "Appari professionale quando dimostri di pensare al pubblico. Perché, alla fine, la moda è arte, ma è anche un business".

Bellardi ha lavorato nella direzione creativa, nello sviluppo prodotto e nella consulenza di moda. Credits: Gloria Bellardi

Digitale vs. fisico: un duplice approccio

Sebbene i portfolio digitali siano diventati essenziali, soprattutto tramite link, codici Qr e piattaforme online, i portfolio fisici conservano ancora un grande valore nell'industria della moda, in particolare nei settori del lusso e della couture. Secondo Gloria Bellardi, "il portfolio digitale è obbligatorio", ma i brand continuano a valorizzare le abilità manuali e lo sviluppo creativo tangibile. "Anche in Marangoni, facciamo ancora tutta la ricerca su carta", spiega, sottolineando l'importanza di sviluppare le idee "con le forbici, con la colla" prima di tradurle in formati digitali.

"Credo sia importante avere il proprio portfolio in versione fisica, soprattutto quando ci si presenta di persona alle aziende", afferma Bellardi. "Oggi ha un grande valore". Secondo lei, i portfolio fisici permettono agli studenti di dimostrare non solo le loro competenze digitali e la capacità di usare software o strumenti di intelligenza artificiale, ma anche l'abilità artigianale e i processi creativi che "pochissime persone sanno ancora fare".

Il ruolo della tecnologia e i suoi rischi

L'ascesa dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali ha trasformato il modo in cui si costruiscono i portfolio, ma non sempre in meglio.

Bellardi mette in guardia sull'uso indiscriminato dell'intelligenza artificiale nella creazione dei portfolio. "Se non la si sa usare, si rischia di creare qualcosa di piatto... uguale a tutti gli altri", afferma. A suo avviso, l'Ia può essere uno strumento utile, ma può anche portare a lavori omologati, privi di identità personale e di profondità creativa. Per lei, gli studenti che sanno combinare le abilità manuali con le competenze digitali alla fine si distingueranno: "chi sa fare tutto a mano può passare al digitale, ma non è vero il contrario".

Un portfolio non va bene per tutti

Un altro errore critico è usare lo stesso portfolio per ogni opportunità. Bellardi consiglia di costruire una base solida e di adattarla strategicamente: "penso sia importante personalizzare il portfolio". "Costruite una base e poi organizzate il vostro portfolio in base al Dna e alle esigenze del brand", suggerisce.

Questo livello di personalizzazione denota non solo professionalità, ma anche un interesse genuino per il ruolo.

Un portfolio può sostituire l'esperienza?

Per i neolaureati, la mancanza di esperienza è inevitabile, ma non necessariamente uno svantaggio. Bellardi ritiene che "se si ha un buon portfolio, può sicuramente aiutare a iniziare la propria carriera". In molti casi, il portfolio diventa il principale punto di accesso al settore.

Per rafforzarlo, incoraggia gli studenti a cercare attivamente opportunità al di fuori dell'ambito accademico. "Consiglio agli studenti di partecipare a molti concorsi, in questo modo si dimostra di essere molto proattivi e di mettersi alla prova", afferma.

Errori comuni che possono costare delle opportunità

Uno degli errori più comuni che gli studenti commettono è cercare di includere tutto ciò che hanno creato in un unico portfolio. Secondo Bellardi, "il portfolio non è il riassunto del proprio lavoro". Al contrario, dovrebbe funzionare come una selezione accurata dei progetti e delle competenze più forti. "Inserite solo le cose in cui siete bravi e che siete orgogliosi di mostrare", dice.

Per Bellardi, una forte capacità di editing e la consapevolezza di sé sono essenziali nella costruzione di un portfolio. Invece di mostrare ogni abilità tecnica, gli studenti dovrebbero concentrarsi sulle aree in cui eccellono veramente, che si tratti di software 3D, modellistica o sviluppo concettuale. "Una buona selezione dei propri progetti rende il portfolio prezioso", spiega.

Oltre all'estetica e all'esecuzione tecnica, insiste sul fatto che ciò che "non può assolutamente mancare è il processo di pensiero creativo". Un portfolio di successo dovrebbe rivelare non solo le competenze, ma anche "identità, individualità e capacità di adattamento", qualità che definiscono sempre più i giovani creativi che entrano nell'industria della moda.

Cosa definisce un portfolio solido oggi

Se distillato in elementi chiave, Bellardi lo riassume in tre parole: "Pulizia, ricerca creativa e forte identità". In un settore in cui le aspettative continuano a evolversi, la capacità di combinare creatività, strategia e adattabilità è ciò che alla fine trasforma un portfolio in un'opportunità di carriera.

Gloria Bellardi ha più di 20 anni di esperienza nell'industria della moda globale, avendo lavorato nei principali mercati tra cui Italia, Regno Unito e la regione Asia-Pacifico. Credits: Gloria Bellardi
A proposito di Gloria Bellardi
    Gloria Bellardi è una stilista, illustratrice e docente di moda con sede a Milano, con oltre 20 anni di esperienza nell'industria della moda globale, avendo lavorato nei principali mercati tra cui Italia, Regno Unito e la regione Asia-Pacifico. Dopo aver studiato presso importanti istituti di moda in Italia e in Europa, tra cui l'Istituto Marangoni, ha sviluppato la sua carriera lavorando per marchi di lusso come Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo, Aquascutum e Laura Biagiotti. Nel corso della sua carriera, Bellardi ha lavorato nella direzione creativa, nello sviluppo del prodotto e nella consulenza di moda, supportando i brand attraverso la ricerca di tendenze e lo sviluppo di collezioni, oltre a disegnare abiti per le arti dello spettacolo. Dal 2017 è docente presso l'Istituto Marangoni di Milano e Firenze, dove insegna materie legate al fashion design, allo sviluppo dello stile personale, all'esplorazione del brand e all'illustrazione. Attualmente è course leader del programma triennale di Fashion Design presso l'istituto.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sulle altre edizioni di FashionUnited e tradotto in italiano usando un tool di intelligenza artificiale.

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Prima della pubblicazione, le traduzioni assistite dall'intelligenza artificiale vengono sempre riviste da un redattore. Se avete domande o commenti su questo processo, contattateci pure all'indirizzo info@fashionunited.com.

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