Altagamma: consumi del lusso a 1256 miliardi nel 2025

Il mercato del second-hand è sempre più forte. Questa una delle tendenze emerse ieri, a MIlano, durante l'Altagamma consumer and retail insight. Nel corso del convegno sono stati presentati il True-luxury global consumer Insight, realizzato da Boston Consulting Group e l’Altagamma Retail Evolution realizzato da Bernstein.

Il mercato di seconda mano vale ormai 22 miliardi

L’indagine True-luxury global consumer insight, presentata da Nicola Pianon, senior partner e managing director di Bcg, ha evidenziato che nel 2018 i 425 milioni di consumatori di alta gamma nel mondo hanno speso circa 920 miliardi con il lusso esperienziale (590 miliardi, +5 per cento sul 2017) che cresce più del lusso personale (330 miliardi, +3 per cento sul 2017).

Trainati da millennial e cinesi, i consumi sono previsti crescere fino circa 1256 miliardi nel 2025 (con tasso di crescita annuo del 4-5 per cento), quando i consumatori totali saliranno fino a quasi 500 milioni di persone.

Il campione analizzato nello studio rappresenta 18,5 milioni di consumatori top (su un totale consumatori lusso di 425) che nel 2018 hanno speso 278 miliardi: il 4 per cento dei consumatori del lusso si conferma quindi responsabile del 30 per cento dei consumi totali.

Il mercato di seconda mano vale ormai 22 miliardi, è trainato dalle piattaforme digitali e si afferma come fenomeno in decisa crescita (+ 12 per cento annuo) tra i consumatori top, con il 60 per cento di loro interessato all’acquisto di prodotti usati, per via del rapporto qualità prezzo e per la ricerca di articoli sold-out, di limited edition e di oggetti vintage.

Nel complesso, quasi la metà (45 per cento) dei top consumer partecipa al second-hand market.

Le collaborazioni tra brand del lusso tradizionale e streetwear brand e artisti sono sempre nel radar dei consumatori d’élite: il 90 per cento di loro li conosce e la metà di loro ne acquista le edizioni speciali. Anche qui, sono le nuove generazioni e i cinesi a guidare la tendenza. Borse e sneaker gli articoli più venduti. Ciò che attrae di queste collaborazioni è l’iniezione di uno stile speciale e unico all’interno dell’universo dei brand tradizionali.

Quanto ai prodotti italiani, sottolinea lo studio, il made in prende il posto del made in France nella classifica di preferenza di due categorie chiave per il mercato luxury: quella generazionale dei Millennials, e quella dei consumatori cinesi.

La sostenibilità diventa un fattore determinante nel 60 per cento degli acquisti, mentre il 74 per cento degli intervistati conferma lo slittamento verso l’abbigliamento informale.

I social media e gli Influencer rimangono le principali leve di influenza per l’acquisto, con l’80 per cento di loro (95 per cento in Cina) che dialoga con brand e blogger attraverso i social media.

Crescono anche gli acquisti online:1/5 degli ultimi acquisti sono avvenuti in internet e per il 60 per cento questi si aggiungono e non sostituiscono gli acquisti in negozio fisico.

“La metà dei consumatori true-luxury ha acquistato prodotti realizzati in collaborazione tra marchi di lusso tradizionali e marchi di streetwear e artisti e il 90 per cento è a conoscenza di queste collaborazioni. Le vendite sono trainate in particolare dai consumatori cinesi e dai più giovani”, ha sottolineato Nicola Pianon, senior partner e managing director di Bcg.

Lo studio Altagamma retail evolution, presentato da Luca Solca, senior research analyst, luxury goods di Bernstein, indaga l’evoluzione e le prospettive delle strategie retail delle imprese lusso.

Lo sviluppo del lusso digitale che crea nuovi canali di distribuzione e di comunicazione e apre la via nuovi player (come Amazon e Alibaba) pone sfide esiziali ai brand, che devono ingaggiare un consumatore nuovo, attento alla modalità in cui i marchi si presentano attraverso i negozi.

L’arrivo di nuovi consumatori, che stanno trainando la gran parte della crescita, impone ai marchi di essere più coraggiosi e più innovativi. I nuovi consumatori cercano prodotti ed esperienze diverse da quelle ambite venti anni fa dai loro genitori. Vogliono essere sorpresi da nuovi prodotti, da nuovi negozi, da una nuova comunicazione.

Allo stesso tempo la competizione per le location più ambite resta molto forte per tutti: mega-brand, avvantaggiati da logiche di scala, marchi di nicchia e brand di lusso accessibile. Il risultato è una forte pressione su costi, investimenti e vendite.

E in un mercato in cui esplodono i costi vince l’economia di scala, penalizzando le aziende medio-piccole, che dispongono di meno capitali e sono più esposte al mercato grigio e al wholesale.

Le chiavi del successo risiedono nell’alta produttività al metro quadrato e in soluzioni creative e differenzianti.

Foto: Pexels
 

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