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Commercio al dettaglio: l'Istat stima calo congiunturale a dicembre

Scritto da Isabella Naef

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Pexels, Sam Lion
A dicembre 2022 l'Istat stima un calo congiunturale per le vendite al dettaglio (-0,2 per cento in valore e -0,7 per cento in volume). Le vendite dei beni alimentari registrano un lieve aumento in valore (+0,1 per cento) e diminuiscono in volume (-0,6 per cento), mentre quelle dei beni non alimentari calano sia in valore, sia in volume (rispettivamente -0,4 e -0,8 per cento).

Nel quarto trimestre 2022, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio crescono in valore (+0,4 per cento) e calano in volume (-1,8 per cento). Le vendite dei beni alimentari sono in aumento in valore (+0,7 per cento) e diminuiscono in volume (-2,6 per cento) così come quelle dei beni non alimentari (+0,2 per cento in valore e -1,2 per cento in volume).

Su base tendenziale, a dicembre 2022, le vendite al dettaglio aumentano del 3,4 per cento in valore

Su base tendenziale, a dicembre 2022, le vendite al dettaglio aumentano del 3,4 per cento in valore e registrano un calo in volume (-4,4 per cento). Un analogo andamento caratterizza sia le vendite dei beni alimentari (+5,8 per cento in valore e -6,6 per cento in volume), sia le vendite dei beni non alimentari (rispettivamente +1,7 per cento in valore e -3,1 per cento in volume).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti a eccezione di dotazioni per l’informatica, telecomunicazione e telefonia (-1,8 per cento) e prodotti farmaceutici (-2,7 per cento). L’aumento maggiore riguarda Prodotti di profumeria, cura della persona (+8,4 per cento).

Rispetto a dicembre 2021, il valore delle vendite al dettaglio è in crescita, seppure in maniera differenziata, per tutte le forme di vendita: la grande distribuzione (+6,5 per cento), le imprese operanti su piccole superfici (+0,8 per cento), le vendite al di fuori dei negozi (+1,2 per cento) e il commercio elettronico (+0,3 per cento).

"Nel complesso del 2022 le vendite al dettaglio in valore crescono rispetto all’anno precedente (+4,6 per cento) in entrambi i settori merceologici mentre i volumi diminuiscono (-0,8 per cento) a causa del calo dei beni alimentari (-4,2 per cento) non compensato dall’aumento dei prodotti non alimentari (+1,9 per cento). Tutti i trimestri dello scorso anno hanno visto incrementi congiunturali nel valore complessivo delle vendite, associati a una diminuzione dei relativi volumi", ha commentato l'Istat aggiungendo che "nella media del 2022 la crescita in valore delle vendite ha caratterizzato tutte le forme distributive, seppure in misura molto differenziata, con gli aumenti maggiori registrati per la grande distribuzione specializzata e per i discount".

Per Confcommercio, si tratta di "un dicembre peggiore delle attese, piccoli negozi i più colpiti"

“Un dato peggiore delle attese che indica un chiaro sintomo delle difficoltà che cominciano ad avere le famiglie nel mantenere i livelli di benessere economico. Infatti, al netto degli importanti aiuti che continuano a sostenere soprattutto le fasce più deboli della popolazione, le pressioni determinate dall’elevata inflazione sul reddito disponibile e sulla ricchezza detenuta in forma liquida continuano a comprimere i consumi”, ha sottolineato, in una nota, l’Ufficio studi Confcommercio. "I prezzi relativi, in peggioramento per i beni agevolano lo spostamento verso i servizi, soprattutto turistici. Anche su questo versante, tuttavia, è lecito prevedere un rallentamento nell’orizzonte del primo semestre dell’anno in corso. Tutto ciò si potrebbe tradurre in un primo quarto del 2023 caratterizzato da una moderata riduzione del prodotto in termini congiunturali".

"In un contesto che vede quasi tutte le tipologie distributive evidenziare, al netto della componente relativa al prezzo, andamenti non positivi delle vendite, i piccoli negozi continuano a essere particolarmente penalizzati. Nella media dello scorso anno le vendite di prodotti alimentari erogate dagli esercizi di minori dimensioni sono cresciute a valore dell’1 per cento, implicando una forte riduzione dei volumi distribuiti a causa di una crescita dei prezzi della categoria pari all’8,8 per cento. L’equilibrio di molte piccole imprese è, quindi, già molto fragile e non si può escludere una riduzione dei livelli di servizio commerciale in molte città italiane”, ha concluso Confcommercio.

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Istat
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