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Comparto calzature: fatturato in calo del 33 per cento in nove mesi

Scritto da Isabella Naef

29 dic 2020

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Terzo trimestre in miglioramente per il settore calzaturiero. Stando ai dai dati elaborati dal Centro studi di Confindustria moda per Assocalzaturifici, nel periodo esaminato sono emersi cali a doppia cifra nel fatturato delle aziende raggiunte dall’indagine (-26,6 per cento). Solo il 14 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver superato, o quantomeno eguagliato, il fatturato del terzo trimestre 2019, mentre più della metà del panel ha denunciato un calo compreso tra il -20 e il -50 per cento. Dati che trovano riscontro nell’indice della produzione industriale di Istat, che ha registrato in luglio-settembre un -17,4 per cento, si legge in una nota. Il calo da inizio anno resta considerevole, in tutte le variabili.

"I dati cumulati dei primi 9 mesi dell’anno", ha sottolineato Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici, "ci mostrano un settore messo a dura prova dall’emergenza sanitaria. Registriamo contrazioni attorno al 20 per cento in volume per consumi interni (-17,8 per cento) e vendite estero (-20,1 per cento), forti arretramenti nella produzione industriale (-29,4 per cento) e una riduzione media di un terzo (-33,1 per cento) nel fatturato delle aziende associate".

"Flessioni generalizzate, quasi sempre a doppia cifra, sui principali mercati di sbocco, con l’attivo del saldo commerciale che si è ridotto del -18,1 per cento. I primi timidi segnali di rientro alla “normalità” nella domanda, sia internazionale che interna (a settembre export e acquisti delle famiglie italiane avevano eguagliato i volumi dell’analogo mese 2019), rischiano di essere subito annullati dalla seconda ondata pandemica, con gravi ripercussioni sulle capacità di tenuta del settore, che ha visto ridursi ulteriormente nel 2020 il numero di imprese attive (-101 nei primi 9 mesi) e di addetti (sceso di circa 2.600 unità)", ha proseguito Badon.

Secondo il Fashion consumer panel di Sita ricerca per Assocalzaturifici, i segmenti merceologici più colpiti risultano quelli delle scarpe “classiche” per uomo e donna (con cali attorno al -30 per cento), mentre per le calzature da bambino e le sportive/sneaker le flessioni sono comprese tra il -15 e il -20 per cento. Meno pesante, come anticipato, la frenata per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -7,4 per cento in paia e del -6,8 per cento in spesa.

Le esportazioni, che da sempre costituiscono il traino del settore, hanno subìto nei primi 9 mesi dell’anno una contrazione del -20,1 per cento in quantità, con un -17,2 per cento in termini di valore. Complessivamente sono stati esportati da gennaio a settembre, operazioni di pura commercializzazione incluse, 127,1 milioni di paia (quasi 32 milioni in meno rispetto all’analogo periodo del 2019) per 6,4 miliardi di euro. Prezzi medi in aumento del +3,6 per cento.

Le esportazioni entro i confini comunitari (che rappresentano il 65 per cento del totale quantità) sono calate nei primi 9 mesi 2020 del -16,5 per cento in volume (-14,5 per cento a valore). Superiore al 20 per cento, sia in quantità che valore, la flessione dei flussi verso la Francia, che comprendono anche prodotti del terzismo per le griffe; meno pesante quella verso Germania (-14 per cento in paia, che fa seguito però alla riduzione del -8,4 per cento registrata già a consuntivo 2019), Olanda (-12 per cento, con un -2,6 per cento in valore) e Belgio (-13,4 per cento).

Tra le destinazioni extra-Ue (scese nell’insieme del -26 per cento circa in quantità, quasi dieci punti percentuali più di quelle comunitarie, e del -19,3 per cento in valore), cali nell’ordine del 30 per cento per il Nord America. In Far East arretramenti non trascurabili in tutti i principali mercati (Cina -20 per cento in volume, Hong Kong -35 per cento Giappone -25 per cento), con l’unica eccezione della Corea del Sud (cresciuta del 16 per cento in valore, pur a fronte di una flessione del -6,8 per cento nelle paia), che ha raggiunto il settimo posto nella graduatoria dei paesi di destinazione in valore (era decima a consuntivo 2019). Quanto alla Cina, va sottolineato un certo dinamismo nel terzo trimestre (+16,8 per cento a valore), ascrivibile perlopiù al solo alto di gamma: i volumi hanno ceduto infatti il -2,1 per cento su luglio-settembre 2019.

Male anche la Comunità degli stati indipendenti (con la Russia che perde il -25 per cento in volume) e il Medio Oriente (-20,5 per cento).

Foto: Pexels