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Consumi di Natale: Confcommercio chiede taglio tasse

Scritto da Isabella Naef

6 dic 2021

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Pexels

“La crescita dei consumi a Natale rischia di essere fenata dai timori per la pandemia, dall’inflazione e dai costi dei consumi obbligati. Per rilanciare la fiducia occorre accelerare il previsto taglio delle tasse, a cominciare da Irpef e oneri contributivi a carico delle imprese”: ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando l’analisi dell’Ufficio Studi della Confederazione sui consumi di dicembre e Natale. Dati alla mano, crescono le tredicesime complessive destinate a consumi: 32,6 miliardi nel 2021 (29,7 miliardi nel 2020). Per i regali di Natale si spenderanno circa 160 euro a testa sostanzialmente in linea con lo scorso anno. Pil +6,2 per cento nel 2021, ma +4 per cento nel 2022 per aumento prezzi Insomma, dicembre si conferma il mese più importante dell’anno per i consumi (quest’anno circa 110 miliardi di euro di spesa complessiva, 10 in meno rispetto al 2019), ma il clima di fiducia delle famiglie in calo, la forte ripresa dell’inflazione e i rincari delle bollette rischiano di ridurre la quota di tredicesima tradizionalmente destinata alla spesa per i regali di Natale che quest’anno si confermerà intorno ai 160 euro pro capite sostanzialmente in linea con lo scorso anno.

Tuttavia, scrive l’Ufficio studi di Confcommercio, “considerando anche i consumi di chi non beneficia di questo emolumento, cioè l’area del lavoro autonomo, complessivamente la spesa media per famiglia a dicembre, inclusi affitti, bollette e utenze, si attesta a 1.645 euro, lo 0,5 per cento in più rispetto all’anno scorso, ma ancora molto al di sotto rispetto al 2019 (-7,5 per cento).

Consumi e inflazione Per il mese di dicembre è stato stimato un valore di circa 110 miliardi di euro di spese per consumi (inclusi affitti, utenze, servizi) valore inferiore di circa 10 miliardi a quanto speso nel 2019.

Per le sole spese commercializzabili (beni e servizi) cioè alimentari, abbigliamento, mobili, elettrodomestici bianchi e bruni, computer, cellulari e comunicazioni, libri, ricreazione, spettacoli e cultura, giocattoli e cura del sé, alberghi, bar e ristoranti, la stima è di 76 miliardi. Nel 2020, questa spesa, fortemente correlata al benessere economico delle famiglie, era scesa a circa 66 miliardi di euro correnti.

Al di là della situazione sanitaria, spiegano gli esperti di Confcommercio, qualche spunto di preoccupazione emerge dal versante economico.

Per i regali di Natale si spenderanno 158 euro pro capite rispetto ai 164 dello scorso anno

A novembre, il clima di fiducia delle famiglie, pur attestandosi a livelli storicamente elevati, ha ripiegato per il secondo mese consecutivo. Questa situazione, se confermata nei prossimi mesi, rischia di avere ripercussioni nella parte iniziale del 2022 oltre che comprimere, seppure marginalmente, le spese di dicembre e per i regali di Natale.

Il deterioramento è correlato in buona parte al riemergere dell’inflazione la quale, per la parte inattesa, cioè quella eccedente l’1,5-2 per cento, potrebbe comprimere il potere d’acquisto delle famiglie, riverberandosi principalmente in una contrazione degli acquisti di beni e servizi commercializzabili.

Nell’arco di dodici mesi si è passati da un contesto di deflazione a una variazione dei prezzi al consumo superiore al 3 per cento (3,8 per cento a novembre 2021). Il nuovo scenario non ha intaccato orientamenti e propensioni delle famiglie fino a modificarne i comportamenti, ma il suo protrarsi non potrà non incidere sulle scelte di consumo.

Le famiglie mantengono anche nel 2021 un atteggiamento ispirato alla prudenza in merito alle intenzioni di acquisto, in conseguenza del protrarsi dell’emergenza indotta dalla pandemia Covid 19.

Al termine dei passaggi contabili sopra descritti, si perviene all’ammontare delle tredicesime destinate a consumi, i 32,6 miliardi.

L’incremento nominale dei costi delle bollette varrebbe 4,5 miliardi di euro per tutte le famiglie italiane. Considerando il sostegno pubblico pari a 1,9 miliardi per le famiglie e a 1,1 miliardi di euro circa per le imprese, il costo netto aggiuntivo per i lavoratori dipendenti e pensionati risulterebbe pari a 1,97 miliardi cui si sommano 310 milioni di euro di maggiori oneri per le famiglie di autonomi.

Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio per la ricorrenza delle festività natalizie, è ragionevole ipotizzare che anche i lavoratori indipendenti (imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi), pur non beneficiando delle tredicesima, destinino una quota di reddito agli acquisti natalizi, che stimiamo per il 2021 intorno ai 6,8 miliardi di euro, cui vanno dedotti i maggiori oneri netti derivanti dai costi delle bollette energetiche. Calcolando, quindi, la spesa media per famiglia nel mese di dicembre per un numero di famiglie che, oltre ai dipendenti e ai pensionati, comprenda i circa 3,1 milioni di quelle che hanno un lavoratore indipendente come persona di riferimento, e valutandola a prezzi costanti del 2021, si perviene a una spesa media per i consumi di dicembre derivante dalle sole tredicesime, effettive e teoriche, di 1.645 euro, in crescita dello 0,5 per cento rispetto al 2020, ma ancora inferiore del 7,5 per cento rispetto al 2019 (rispetto a due anni fa mancherebbero ancora 134 euro a prezzi costanti per famiglia).

La spesa per i regali di Natale

Secondo un sondaggio realizzato da Format per Confcommercio quest’anno per i regali di Natale si spenderanno in termini pro capite 158 euro rispetto ai 164 dello scorso anno, -8 per cento rispetto al 2019 e oltre il 36 per cento in meno rispetto al 2009. Quest’anno per i regali si spenderanno complessivamente 6,9 miliardi rispetto ai 7,4 miliardi dello scorso anno. I risultati confermano l’attuale clima di incertezza dovuto al perdurare della pandemia ed ai rincari generalizzati dei prezzi.

carlo sangalli
confcommercio