Cresce il fenomeno del noleggio dei vestiti e del second hand

La sostenibilità, l'economia circolare e le "buone pratiche di riciclo", unite alle tendenze in voga tra Millennial e generazione Z, influenzano fortemente il mercato della moda. Numeri alla mano, infatti, il mercato del second-hand è sempre più forte come emerso lo scorso aprile, nel corso dell'Altagamma consumer and retail insight. Nello specifico il True-luxury global consumer Insight, realizzato da Boston Consulting Group, ha evidenziato che il Il mercato di seconda mano vale ormai 22 miliardi, ed è trainato dalle piattaforme digitali. Il fenomeno è in decisa crescita (+ 12 per cento annuo) tra i consumatori top, con il 60 per cento di loro interessato all’acquisto di prodotti usati, per via del rapporto qualità prezzo e per la ricerca di articoli sold-out, di limited edition e di oggetti vintage.

Accanto a questa tendenza si va rafforzando anche il fenomeno del fashion renting. Una tendenza che arriva dall’America, spopola in Cina e nel Regno Unito e recentemente sta esplodendo anche in Italia.

Secondo Allied Market Research nel 2023 il fashion renting varrà la cifra record di 1,9 miliardi di dollari

A guidare la crescita del fashion renting è soprattutto il noleggio online che secondo Allied Market Research (società di ricerca con sedi a Londra, a Singapore, Hong Kong, Brasile, India) nel 2023 varrà la cifra record di 1,9 miliardi di dollari. Un trend confernato da uno studio di Espresso Communication per DressYouCan, startup milanese protagonista del fenomeno “fashion renting”, su oltre 30 testate internazionali dedicate a tendenze e attualità con il coinvolgimento di un panel di esperti tra docenti universitari e influencer per indagare sulle nuove abitudini fashion degli italiani.

"Con il fashion renting chiunque può realizzare il desiderio d’indossare capi d’alta moda per un’occasione speciale", ha spiegato Caterina Maestro, fondatrice di DressYouCan, " o semplicemente risolvere il quotidiano problema dell’outfit da ufficio, affidandosi completamente alle competenze di esperte fashion renter. Il noleggio di abiti rappresenta un asso nella manica per stupire con la propria eleganza nonché una perfetta soluzione per chi sogna un guardaroba illimitato che non alimenti sprechi e inquinamento. L’idea della nostra startup è l’esatto opposto della moda low cost: punta sulla qualità e rende l’abbigliamento di classe alla portata di tutti con prezzi accessibili e con un sistema di noleggio online e offline molto semplice che sta riscuotendo grande successo”.

Come riportato dallo studio, citando The Telegraph, "le donne spendono in media quasi un anno della loro vita, più precisamente 287 giorni, a rovistare nell’armadio per scegliere il giusto outfit. Una ricerca che lascia spesso insoddisfatti perché, per dirla come la storica giornalista di moda statunitense Mignon McLaughlin le donne di solito amano quello che comprano, ma odiano i due terzi di ciò che è nei loro armadi”.

Il noleggio di abiti e accessori è un trend la cui crescita è confermata anche dagli esperti accademici come Giovanni Maria Conti, docente di Storia e scenari della Moda presso il Politecnico di Milano: “Il fashion renting rappresenta un nuovo modo di consumare soprattutto per generazione Z e Millennial, i target più attenti alla sostenibilità. Da tre anni a questa parte il concetto di sharing si è allargato e andiamo verso un consumo che non è più originato dal possesso, ma dalla possibilità di poter utilizzare, anche solo per poche ore, un oggetto: probabilmente non è più il tempo di possedere, ma di potersi permettere un’esperienza”.

Secondo Cnbc, prosegue lo studio,"è iniziata l’era dell’experience economy. Un'era in cui si investe in esperienze come viaggi o concerti anziché in vestiti, gioielli o accessori.

Un altro aspetto da è legato al fatto che il fashion renting permette di ridurre l’inquinamento. Acquistare meno capi d’abbigliamento è oggi fondamentale per salvaguardare il Pianeta dal momento che, avvisa il The Guardian, se nei prossimi anni non ci sarà un cambio di passo di qui al 2050 l’industria del tessile sarà responsabile di un quarto del consumo del carbon budget, causando un aumento della temperatura di ben 2 gradi centigradi.

Foto: Dress you can press office

 

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