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Deloitte: il 100 per cento degli investitori continuerà nel 2022 a investire nel settore del lusso

Scritto da Isabella Naef

17 giu 2022

Business

Pexels, Edmond Dantès
Il 2022 si prospetta per il mercato del lusso come l’anno del ritorno alle dimensioni e ai livelli di crescita pre-Covid. Questo quanto emerge dalla Global fashion & luxury private equity and investors survey 2022 di Deloitte, che analizza trend e operazioni di merger and acquisition del mercato del lusso basandosi su dati di mercato e interviste a top manager.

“Nel 2021 il settore si è ripreso sulla scia delle nuove strategie adottate dalle aziende in ambito di nuove tecnologie e del crescente impegno sui temi di sostenibilità. Nel 2022 il mercato del lusso dovrebbe accelerare ulteriormente con una crescita a due cifre e raggiungere i livelli pre-pandemici", ha affermato Elio Milantoni, partner Deloitte.

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La crisi pandemica ha interrotto un solido trend di crescita del settore in termini di fatturato, che nel quinquennio 2015-2019, aveva fatto registrare un Cagr (tasso annuo di crescita composto) del +3,4 per cento (+6.5 per cento se circoscritto al segmento dei beni di lusso personali). Il 2020, invece, è stato un anno difficile per il settore del lusso, che ha registrato un’inversione di tendenza sui ricavi e un peggioramento dei margini. Rispetto all’anno precedente, le vendite sono diminuite del -10,5 per cento, con alcuni segmenti notevolmente in difficoltà, come il comparto alberghiero (-53 per cento) e le crociere (-77,7 per cento). Gli unici settori che hanno registrato una crescita positiva sono stati quelli dell’arredamento (+4,2 per cento) e degli yatch (+3 per cento).

Il segmento dei personal luxury goods, nonostante abbia subito un maggiore ridimensionamento rispetto all’anno prima (-2,8 punti percentuali), presenta un margine più elevato (22,3 per cento). Particolarmente penalizzati sono stati, ancora una volta, i settori legati al turismo come l’alberghiero e le crociere che, in termini di marginalità, perdono rispettivamente -15,1 e -208.1 punti percentuali.

I big player del lusso, si legge nella nota di Deloitte, puntano a ottenere una solida presenza digitale per la promozione e la distribuzione dei propri prodotti. Infatti, secondo le stime, entro il 2025, 1 prodotto di lusso su 5 sarà acquistato da clienti appartenenti alla generazione Z, diventa quindi fondamentale sfruttare canali dirompenti, come quello del Metaverso, per intercettare giovani clienti. "A questo si accompagna una sempre maggiore sensibilità da parte dei consumatori verso l’innovazione e la sostenibilità. Per questo motivo, le aziende stanno incorporando nelle loro strategie modelli di re-commerce (pre-loved, re-selling e rental), oltre che impegnarsi su temi etici per dimostrare maggiore vicinanza ai valori dei clienti", si legge nella nora.

Si continua, infine, a guardare con interesse alla Cina, principale motore di ripresa del mercato di beni di lusso e, secondo le stime, entro il 2025 arriverà ad assorbirne il 50% delle vendite. Dal lato dell’offerta, invece, la sfida principale rimane quella di gestire l’aumento dei prezzi, dovuto principalmente all’aumento dei costi della materia prima e della manodopera.

“Da un punto di vista geografico, l'Asia e gli Stati Uniti stanno trainando la ripresa del mercato con i consumatori cinesi che si confermano come i più attivi nel 2022, grazie a un mercato interno dinamico. Entro il 2025 si prevede che quasi il 50% degli acquisti di lusso sarà effettuato da consumatori cinesi", ha commentato Tommaso Nastasi, partner di Deloitte.

Lo stato di salute del settore del lusso e la sua capacità di rapida ripresa rispetto allo shock causato dalla pandemia di Coronavirus si riflettono nel mercato delle operazioni di finanza straordinaria. Nel 2021, il numero di deal in ambito merger and aquisition è risultato leggermente superiore rispetto all’anno precedente, con il segmento dei personal luxury goods che ha fatto registrare un incremento interessante, specie nella categoria apparel e accesories.

Particolarmente attivi si sono dimostrati gli investitori finanziari, che troviamo come offerenti nel 58 per cento delle operazioni e in posizione di seller, venditori, nel 46 per cento dei casi. I fondi di private equity e venture capital hanno conosciuto l’aumento più marcato in termini di numero di deal rispetto all’anno precedente e si presentano come acquirente coinvolto nel maggior numero di operazioni. In termini geografici la crescita più significativa si è registrata in Nord America (+24 deal), mentre l’area Asia-Pacific ha conosciuto il maggior decremento (-31 deal).

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