È italiano quasi un terzo del lusso mondiale

Il lusso parla italiano. Quasi il 30 percento delle prime cento aziende del lusso mondiale sono italiane, anche se contribuiscono solo per il 17 percento al fatturato complessivo. L'andamento complessivo delle aziende italiane è fortemente influenzato dai risultati dei primi tre operatori, Luxottica, Prada e Giorgio Armani, che nel 2014 hanno rappresentato quasi la metà delle vendite totali delle 29 società tricolori in classifica.

La Francia, con dieci gruppi su cento, ha una quota di mercato del 23,5 percento

Luxottica, Prada e Giorgio Armani tra le società tricolori in classifica Deloitte

Questi i dati emersi nel terzo report annuale Global Powers of luxury goods di Deloitte.

L'indagine ha messo in luce anche un fattore determinante per questo segmento: i brand globali del lusso devono rispondere a nuove forze in gioco per riuscire a emergere nel nuovo contesto di mercato per seguire l’evoluzione delle aspettative del consumatore.

Deloitte:, i consumatori stanno sempre più dettando quando, dove e come si vendono i marchi di lusso

Il rapporto, oltre a prendere in esame le 100 maggiori aziende di beni di lusso in termini di fatturato e a illustrare i principali trend che guidano il settore, fornisce una panoramica dell’andamento dell’economia globale e del suo impatto sul settore della moda e del lusso in tutto il mondo.

Le 100 più grandi aziende di beni di lusso al mondo hanno generato un fatturato di 222 miliardi di dollari alla fine dell'ultimo anno fiscale, chiuso a giugno 2014, in aumento del 3,6 percento rispetto all'anno precedente. Il valore minimo delle vendite registrato dalle aziende che rientrano nella Top 100 è pari a 191 milioni di dollari.

"E’ evidente un cambiamento nelle modalità di acquisto dei beni di lusso. Rafforzati dai social network e dai dispositivi digitali, i consumatori stanno sempre più dettando quando, dove e come si vendono i marchi di lusso. Sono diventati critici e creatori, chiedono un’esperienza più personalizzata, e si aspettano di poter configurare i prodotti e i servizi che comprano", ha sottolineato Patrizia Arienti, Deloitte Emea fashion and luxury leader.

Otto aziende italiane rientrano nella classifica dei “Fastest 20”

“La percezione è che si stia procedendo sempre più velocemente verso la massima integrazione tra i differenti canali. La quota delle transazioni di mercato sta crescendo con più rapidità nel canale digitale rispetto a quello fisico, in negozio. Dalla combinazione di prodotti e piattaforme innovative con l’innovazione esperienziale, nascono spunti di riflessione su come poter variare il business model per creare valore", ha aggiunto Arienti.

Tornando ai dati sull'Italia, il territorio, con 29 aziende nella Top 100, vanta più del doppio del numero di società operanti nel lusso basate negli Stati Uniti (14 aziende), che è il secondo Paese in classifica. Inoltre il tasso di crescita delle vendite dei beni di lusso italiani è aumentato fino al 6,9 percento nel 2014, in accelerazione rispetto al 4,3 percento dell'anno precedente.

Cio nonostante le aziende italiane contribuiscono solo per il 17 percento al fatturato di beni di lusso della Top 100: ciò è da imputarsi alla struttura prevalentemente famigliare che le caratterizza (24 delle 29 aziende, infatti, sono di proprietà e gestite dalla famiglia proprietaria) e alla dimensione molto più ridotta (in media 1,3 miliardi di dollari di ricavi dalle vendite di beni di lusso, rispetto a 5,2 miliardi di dollari delle società francesi).

L'andamento complessivo delle aziende italiane è fortemente influenzato dai risultati dei primi tre operatori, Luxottica, Prada e Giorgio Armani, che nel 2014 hanno rappresentato quasi la metà delle vendite totali delle 29 società tricolori in classifica. Luxottica, in particolare, è cresciuta del 4,6 percento (6,1 percento a cambi costanti), un ritmo più veloce rispetto all'anno precedente, principalmente grazie al buon andamento in Nord America e all'acquisizione di glasses.com, un player digitale nel settore dell'occhialeria del Nord America.

La classifica di Deloitte riserva altre positive sorprese per i campioni nazionali. Otto aziende italiane rientrano nella classifica dei “Fastest 20”, ovvero un sottoinsieme delle Top 100 rappresentato dalle 20 aziende con il più veloce tasso di crescita composto di vendite dal 2012 al 2014. Marcolin, società dell’occhialeria, ha segnato la più alta crescita annua tra tutte le aziende della Top 100, pari al 70,6 percento, principalmente per l'acquisizione effettuata nel dicembre 2013 della statunitense Viva International. La più grande azienda italiana fra le “Fastest 20” è Valentino Fashion Group che ha registrato una crescita delle vendite anno su anno del 31,7 percento, guidata dalle nuove aperture di negozi e dalla forza internazionale del marchio.

Sono 7 i Paesi del mondo che da soli coprono l’84 percento delle aziende presenti nella Top 100 e il 90 percento delle vendite di beni di lusso a livello mondiale.

Tra questi, sottolinea Delotte in una nota, a spiccare è l’Italia, primo Paese per società “high performer”, con 6 delle 15 realtà che affiancano una crescita a doppia cifra delle vendite a una crescita a doppia cifra del margine operativo: Giorgio Armani, Moncler, Liu.Jo e Euroitalia insieme alle new entry Stefano Ricci e Vicini (Giuseppe Zanotti).

Quanto alla tendenze per il futuro l'indagine mette in luce che il settore dei beni di lusso è ormai nella seconda metà di quello che viene definito il “decennio dei cambiamenti”, il periodo compreso tra il 2010 e il 2020. I primi 5 anni sono stati dominati dai consumi cinesi e dall'esplosione della tecnologia digitale. La seconda metà del decennio si presuppone che sarà caratterizzata da un’evoluzione guidata da regole e canoni più precisi.

A influenzare il settore, oltre all’impatto dell’economia globale, sono previsti alcuni fattori chiave quali: l’evoluzione del comportamento di acquisto dei consumatori, l’integrazione dei canali di vendita e la conseguente maggiore complessità dei business model, il costante aumento del turismo e la crescente importanza del segmento dei millennial.

Foto: Patrizia Arienti, Deloitte

 

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