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Effetto Covid-19: consumi a -31,7 per cento a marzo. Per alcuni crollo delle vendite del 100 per cento

Scritto da Isabella Naef

14 apr 2020

Business

Da oggi, 14 aprile, qualche attività, cartolerie e negozi di abbigliamento per bambini, per esempio, riapre in Italia. Insomma, in attesa che anche le aziende del made in Italy e della moda, fortemente penalizzate e preoccupate dalla chiusura forzata, possano riprendere a produrre, da oggi, ma non in tutte le regioni italiane, qualche negozio alza le serrande.

Oggi riapre qualche attività ma solo in determinate regioni. Attesa per la riapertura dell'industria della moda

Intanto, numeri alla mano, per il primo trimestre dell’anno in corso, Confcommercio stima una riduzione dei consumi del 10,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7 per cento). "Siamo in presenza di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista. Purtroppo sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati “veri” sull'accoglienza turistica (-95 per cento degli stranieri a partire dall'ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82 per cento nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100 per cento per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali), per i bar e la ristorazione (-68 per cento considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori), appaiono di sconcertante evidenza", si legge in un comunicato di questa mattina di Confcommercio.

Tornando alle riaperture, sono diverse le regioni, che, attraverso le ordinanze, hanno deciso di mantenere le rigide restrizioni del lockdown come il Piemonte e la Lombardia. Nel dettaglio, l'ordinanza firmata sabato dal governatore della Lombardia, Attilio Fontana, vieta la riaperture di librerie e cartolerie, e consente la riapertura di negozi di abbigliamento per l'infanzia. Quanto agli studi professionali, invece, potranno aprire solo per servizi indifferibili e urgenti.

Forse, ma nulla di certo ancora, fra qualche giorno potranno riaprire i battenti anche altri settori dell'industria, come quello della moda, dell'auto o della metallurgia.

Anche in Campania restano abbassate le serrande di ibrerie e cartolerie, mentre i negozi di abbigliamento per i bambini possono aprire solo due mattine la settimana, dalle 8 alle 14. Il Lazio ha posticipato al 20 aprile la riapertura delle librerie per consentire ai proprietari di mettere in sicurezza i locali.

In Liguria operativa l'ordinanza che consente di andare agli orti e ai frutteti, di riprendere i lavori di giardinaggio e di procedere alla manutenzione degli stabilimenti balneari e dei chioschi in vista dell'imminente stagione estiva.

Per quanto riguarda i dati del primo trimestre, come anticipato, è stata stimata una riduzione dei consumi del 10,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7 per cento). Fiducia e indici di attività produttiva sono crollati in marzo, sommandosi alla scomparsa della domanda per consumi, scrive Confcommercio.

Di conseguenza, le stime messe nero su bianco da Confcommercio (che associa oltre 700.000 imprese) indicano una riduzione tendenziale del prodotto interno lordo del 3,5 per cento nel primo quarto del 2020 e del 13 per cento nel mese di aprile.

Confcommercio; senza lo strumento dei “trasferimenti a fondo perduto” si corre il rischio di lasciare ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza

I provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto, aggiunge l'associazione, ma possono, però, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano. "La strada prevalente in Italia è la riduzione degli impatti della crisi attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui. Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori. Senza lo strumento dei “trasferimenti a fondo perduto” si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza", aggiunge Confcommercio.

Il quadro congiunturale, che ha iniziato a risentire già dalla fine di febbraio degli effetti della crisi innescata dal Covid-19, presenta andamenti articolati dei principali indicatori, legati anche al periodo di rilevazione. A febbraio la produzione industriale ha evidenziato un calo congiunturale dell'1,2 per cento, al netto dei fattori stagionali, e una flessione del 2,4 per cento su base annua. L’occupazione, nello stesso mese, registra una stabilità sia in termini congiunturali, sia tendenziali.

La fiducia dei consumatori nel mese di marzo, sicuramente influenzata dall'accentuarsi della pandemia e delle misure di lockdown, è risultata in forte calo così come quella delle imprese. La contrazione per il sentiment delle famiglie è stata dell'8,9 per cento congiunturale, mentre per le imprese si è registrato un calo del 16,5 per cento. Su base annua il tendenziale del clima delle famiglie ha registrato una diminuzione del 9,7 per cento mentre per le imprese il calo è stato del 20,1 per cento.

Foto: Pexels