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Fashion economic trends: fatturato della moda a + 15-20 per cento per il 2021

Scritto da Isabella Naef

26 mag 2021

Business

Si allontana la crisi e la moda sembra ripartire. Questo quanto emerso ieri, durante la conferenza stampa di presentazione della prossima fashion week milanese. Secondo i Fashion economic trends di Camera della moda, infatti, i dati di fatturato di febbraio e marzo hanno segnato un punto di svolta e un’importante inversione di tendenza, anche se i livelli restano ancora sotto quelli del periodo pre-crisi Covid. "Il rimbalzo, in particolare nel mese di marzo è stato consistente e ha collocato la moda tra i settori manifatturieri più dinamici di inizio 2021, con una crescita accelerata rispetto agli altri settori produttori di beni di consumo", si legge nel report di Camera della moda.

Il fatturato di marzo 2021 è del 50 per cento più elevato rispetto a marzo 2020

Permangono, però, alcuni elementi di debolezza nello scenario: le aspettative sull’andamento degli ordini nei prossimi mesi restano ancora poco ottimiste, e le esportazioni ancora stentano a ripartire, con la notevole eccezione dell’export verso il mercato cinese che ha registrato un boom anche nei primi mesi del 2021, malgrado la ripresa complessiva del commercio mondiale. La ripresa del fatturato nei primi mesi del 2021 si è infatti manifestata soprattutto sul mercato interno.

Anche occhialeria, bigiotteria, gioielleria e cosmesi hanno registrato un buon rimbalzo nei primi 2 mesi del 2021, anche se inferiore a quello registrato dalla moda, l’andamento dell’export è però stato meno negativo.

"L’evoluzione nelle ultime settimane anche in relazione alla accelerazione delle politiche di apertura, e la prosecuzione della ripresa della fiducia di consumatori e imprese, rendono lo scenario di crescita del fatturato della moda italiana intorno al 15-20 per cento per il 2021 più probabile", si legge nei Fashion economic trends.

I dati di fatturato, pubblicati dall’Istat il 21 maggio, hanno segnato per i mesi di febbraio e marzo un’importante inversione di tendenza rispetto allo scenario di crisi che ha caratterizzato tutto il 2020. Il livello di fatturato di febbraio è risultato solo il 9 per cento inferiore a quello del 2020, mese in cui i timori delle conseguenze della crisi in Cina cominciavano a preoccupare anche gli imprenditori europei, ma in cui ancora le attività produttive e le relazioni sociali in Europa non erano ancora state drammaticamente colpite.

Numeri alla mano, per l’insieme dei settori della moda, il fatturato di marzo 2021 è del 50 per cento più elevato rispetto a marzo 2020, il mese della vera esplosione della crisi in Europa e del lockdown, con punte del +70 per cento nell’abbigliamento e nelle calzature.

La dinamica dell’export è ancora negativa, unica eccezione è il boom di esportazioni verso la Cina. Anche l’import in calo, il saldo commerciale si riduce lievemente. La dinamica positiva del commercio internazionale per l’insieme delle merci è proseguita anche a inizio 2021, anche se a febbraio ha registrato, su scala globale, una decelerazione rispetto al mese precedente.

I dati di export della moda italiana nei primi 2 mesi del 2021 (ultimo dato disponibile) restano però negativi rispetto a gennaio e febbraio 2020, periodo in cui i timori di una possibile crisi commerciale erano più focalizzati sull’interruzione dei flussi di fornitura dalla Cina che su una crisi sistemica come quella che si è verificata.

Per l’insieme della moda italiana il calo delle esportazioni è stato del 16 per cento, con l’export verso il Regno Unito che nei primi due mesi della Brexit ha segnato -50,6 per cento. Una eccezione al dato negativo è stata fortissima espansione dell’export verso la Cina (+85,3 per cento) che a inizio 2021 è stato il quinto paese destinatario delle esportazioni della moda italiana.

All’Interno dell’Ue il mercato francese (-8,2 per cento) ha registrato i risultati meno negativi mentre la Spagna (-26 per cento) quelli più negativi. L’export verso gli Usa è calato de 27,4 per cento.

Le importazioni sono diminuite del 22 per cento nella moda e del 15,6 per cento nei settori collegati. La bilancia commerciale della moda è peggiorata di -170 milioni di euro sui due primi due mesi del 2020, mentre nei settori collegati è rimasta sostanzialmente stabile.

Le Previsioni

Come sottolinea il report di Camera della moda, inoltre, nelle ultime settimane la ripresa economica mondiale ha preso corpo, grazie ai progressi delle campagne vaccinali e agli stimoli delle politiche pubbliche, ma resta eterogenea fra paesi e settori produttivi. Le attività dei servizi legate al turismo e alla cultura sono ancora in grande difficoltà, mentre il settore manifatturiero ha già registrato una inversione di tendenza.

L’impatto della Brexit sull’andamento dell’economia europea è difficile da valutare, per la sovrapposizione con l’evoluzione della crisi Covid. Alcune stime collocano l’impatto sulle esportazioni europee verso il Regno Unito nei primi mesi del 2021 tra -5 per cento e -10 per cento.

Le ultime previsioni pubblicate dalla Commissione Europea prevedono per il 2021 una crescita del Pil nell’area Euro del +4,3 per cento dopo il calo del -6,6 per cento del 2020. I consumi privati sono attesi in netto recupero grazie anche a una discesa verso i livelli di lungo periodo del tasso di risparmio delle famiglie.

Cosa accadrà nel 2021

Il clima delle aspettative di consumatori e imprese è in netto miglioramento e l’evoluzione delle ultime settimane contribuirà ulteriormen- te a migliorarlo, stima Camera moda.

"Sull’andamento della prima parte dell’anno influirà l’andamento del commercio internazionale, vista la lentezza con cui la ripresa si sta manifestando nelle esportazioni della moda italiana, se comparata alla dinamica migliore del mercato interno. Tra i due scenari prospettati nei precedenti Fashion economic trends, si può quindi considerare più probabile quello ottimistico che colloca intorno al +15 - 20 per cento il potenziale di crescita del fatturato 2021 per l’insieme del settore della moda e più vicino al 15 che al 20 per cento quello dei settori collegati".

Foto: Pexels