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Federmoda: a rischio 15 miliardi di consumi nella moda

Scritto da Isabella Naef

8 apr 2020

La chiusura forzata delle aziende e dei negozi della moda dovuta alla pandemia, come FashionUnited ha messo in luce negli articoli pubblicati nelle ultime settimane, ha ripercussioni evidenti sulla tenuta economica degli stessi e con preoccupanti ricadute sull'occupazione. In Nord America, per esempio, Capri Holdings Limited ha messo in congedo non retribuito circa 7mila dipendenti.

Federmoda: "in gioco la sopravvivenza delle nostre aziende di fronte a questa crisi eccezionale

“Oggi è in gioco la sopravvivenza delle nostre aziende di fronte a questa crisi eccezionale che rischia di fagocitare 15 miliardi di euro di consumi nel solo settore moda, 8mila punti vendita con 21.500 addetti. Questa è la stima del rischio cui si va incontro”, ha sottolineato, oggi, in una nota, il presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Renato Borghi.

Un settore che conta 115mila punti vendita del dettaglio moda con 313mila posti di lavoro, strutturato per lo più da imprese di piccole dimensioni. Ma che ha perso, negli ultimi otto anni, ben 52mila punti vendita a fronte di sole 26mila nuove aperture.

“L'urgenza è pertanto quella di rispondere alle difficoltà di flusso di cassa incontrate da aziende che fanno della stagionalità il proprio modello di vendita. Oggi è a repentaglio la stabilità finanziaria delle nostre aziende", ha aggiunto Borghi.

"Ecco perché sarà importante ripartire il più presto possibile, non appena i dati di diffusione del contagio lo consentiranno, mantenendo l'impegno dei negozi a garantire, con tutti i dispositivi di prevenzione previsti, la salute collettiva e il distanziamento sociale all'interno e all'esterno dei punti vendita".

“Auspichiamo", ha concluso Borghi, " che, da questa crisi globale, possa scaturire anche un rinnovato modello di filiera, per adattare i tempi della moda all'attuale livello “slow” di consumo, già a partire dallo spostamento dei tempi di consegna delle collezioni autunno inverno 2020/21 e degli ordini della primavera/estate 2021".

Foto: Pexels