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Federmoda Italia: tempi straordinari richiedono azioni straordinarie

Scritto da Isabella Naef

23 mar 2020

Le misure contenute nel decreto Cura Italia non soddisfano le imprese della moda. Renato Borghi, presidente di Federazione moda Italia-Confcommercio, ha chiesto una correzione.

Renato Borghi: "chiediamo attenzione e rispetto verso un settore chiave dell'economia e del made in Italy

"Dopo aver segnalato al Presidente del Consiglio la grave dimenticanza nel 'Cura Italia'", ha affermato Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, "chiediamo attenzione e rispetto verso un settore chiave dell'economia e del made in Italy, fatto di 114.813 punti vendita attivi al 31 dicembre 2019, che dà occupazione a 313.074 addetti in tutto il Paese. Serve una correzione e su questo, oltre a una serie di correttivi a difesa del settore, la Federazione sta lavorando con Confcommercio, per includere il settore moda tra quelli maggiormente colpiti dalle disposizioni restrittive elencati nell’art. 61 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020", si legge in una nota.

"L'annunciato quantitative easing anti pandemia, o più correttamente il Pepp - Pandemic Emergency Purchase Programme, inoltre, con la sua carica da 750 miliardi di euro di titoli da acquistare", prosegue Borghi, "potrebbe essere un vero bazooka di liquidità anche per le nostre imprese; mitigare gli effetti devastanti del virus e dare ossigeno a un tessuto economico ormai allo stremo. L'annuncio c'è stato ma ora bisogna fare presto perché tempi straordinari richiedono azioni straordinarie. Bene quindi la scelta della Bce di favorire l'acquisto di titoli di Stato ma anche di cambiali e prestiti a breve che, sottoscritti in momenti non sospetti, stanno oggi producendo grossi guai alle imprese, soprattutto a quelle più piccole", si legge nella nota.

Va capito che, conclude Borghi, "se le nostre imprese sono chiuse, come da disposizione del Dpcm dell'11 marzo, non è possibile vendere e quindi avere ricavi né tantomeno liquidità; abbiamo però le scadenze dei pagamenti ai fornitori, degli stipendi, affitti, assicurazioni, commercialisti, e potrei andare avanti per un quarto d'ora. Servono soldi e quelli ora ci sono, ma servono subito!"

Dal 12 marzo, infatti, i negozi sono chiusi, situazione che si protrarrà ancora per diverse settimane e che produrrà un danno economico notevole per la moda.

Foto: Renato Borghi, dall'ufficio stampa Federmoda