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Inflazione: Confcommercio preoccupata per i "valori d'altri tempi"

Scritto da Isabella Naef

3 feb 2022

Business

Pexels, Markus Spiske
Secondo le stime preliminari dell'Istat, nel mese di gennaio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nin), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,6 per cento, su base mensile e del 4,8 per cento su base annua (da +3,9 per cento del mese precedente).

L’ulteriore e marcata accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta prevalentemente ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +29,1 per cento di dicembre a +38,6 per cento), in particolare a quelli della componente regolamentata (da +41,9 per cento a +93,5 per cento), e in misura minore ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +22,0 per cento a +23,1 per cento), dei beni alimentari, sia lavorati (da +2 per cento a +2,4 per cento) sia non lavorati (da +3,6 a +5,4 per cento) e a quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3 a +3,5 per cento); da segnalare, invece, il rallentamento dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +3,6 per cento a +1,4 per cento).

L'aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei beni energetici regolamentati

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +1,5 per cento, scrive l'Istat, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera da +1,6 a +1,8 per cento.

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei beni energetici regolamentati (+42,9 per cento) e in misura minore a quelli degli energetici non regolamentati (+3,2 per cento), dei beni alimentari non lavorati (+2,1 per cento), degli alimentari lavorati (+1,4 per cento), dei beni durevoli (+1,0 per cento) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9 per cento). Solo i servizi relativi ai trasporti diminuiscono (-1,6 per cento), a causa per lo più di fattori stagionali.

Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +5,5 a +7,1 per cento), mentre la crescita di quelli dei servizi rimane stabile a +1,7 per cento; il differenziale inflazionistico tra questi ultimi e i prezzi dei beni resta negativo (-5,4 punti percentuali), ampliandosi rispetto a quello registrato a dicembre (-3,8).

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +3,4 per cento per l’indice generale e a +1,0 per cento per la componente di fondo.

Accelerano sia i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,4 di dicembre a +3,2 per cento) sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,0 a +4,3 per cento).

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2 su base mensile e del 5,3 per cento su base annua (da +4,2 per cento di dicembre). La variazione congiunturale più contenuta, rispetto a quella del Nic, è dovuta all’avvio dei saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice Nic non tiene conto, che determinano una diminuzione di questo comparto merceologico pari a -19,1 per cento.

"Come largamente atteso la stima preliminare della variazione dei prezzi di gennaio porta l’inflazione a ridosso del 5 per cento. Valori di altri tempi, con cui le famiglie e le imprese devono, comunque, confrontarsi", ha commentato l’Ufficio studi di Confcommercio ai dati Istat di oggi.

"A questo andamento, come era prevedibile, hanno contribuito essenzialmente gli aumenti della componente energetica a cui si cominciano ad associare tensioni nell’alimentare, causa materie prime, e nei servizi di alloggio e nella ristorazione, in cui la componente energetica costituisce una frazione rilevante dei costi d’esercizio delle imprese. Questa situazione difficilmente si risolverà nel breve periodo. L’inflazione acquisita è già al 3,4 per cento per l’anno in corso che, in media, potrebbe esibire una variazione dei prezzi superiore al 4 per cento", ha aggiunto Confcommercio.

"L’unico elemento positivo", ha concluso l’Ufficio Studi "è rappresentato dalla tenuta dell’inflazione di fondo, che si mantiene in Italia su valori contenuti (+1,5 per cento nel confronto annuo), e mostra anche nel complesso della Uem una dinamica non particolarmente espansiva (+2,5 per cento), fattore che lascia immaginare un’uscita molto graduale dalla politica dei bassi tassi d’interesse. Nel frattempo bisognerà valutare quanto l’incrocio tra maggiore inflazione e minore fiducia comprimerà i consumi delle famiglie via compressione del potere d’acquisto della ricchezza detenuta in forma liquida, con riflessi sfavorevoli sulla dinamica complessiva dell’attività economica".

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