L’export del tessile a +3,5 percento nel primo trimestre 2017

Nel primo trimestre dell’anno sono stati esportati tessuti per 830 milioni di euro. Questo quanto è emerso dai dati di Sistema moda Italia, kermesse in scena da ieri, 11 luglio, al 13 luglio, a Fiera Milano Rho.

Per la tessitura italiana nel suo complesso (in un’accezione comprensiva di tessitura laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia), quindi, il 2017 si è aperto sotto gli auspici di un discreto dinamismo, come suggeriscono attività produttiva ed export.

Secondo quanto diffuso da Istat relativamente alla produzione industriale (corretta per gli effetti di calendario) la tessitura italiana, nel periodo gennaio-marzo 2017, ha mostrato un incremento tendenziale pari al +2 percento. Nell’ambito della tessitura, il comparto preponderante è sempre costituito dalla produzione laniera, che concorre per oltre il 40 percento del fatturato complessivo. Seguono la tessitura cotoniera a quota 20 percento, quindi quella a maglia a quota 18 percento, poi la serica, che incide per oltre il 17 percento e, infine, la tessitura liniera con una quota pari a quasi il 4 percento.

Nel periodo gennaio-marzo 2017, il saldo commerciale della tessitura italiana nel suo complesso ha sfiorato i 397 milioni di euro

Sempre secondo Smi, che ha analizzato il commercio con l’estero, nel periodo gennaio-marzo 2017 è da segnalare un cambio di passo per l’export, che ha portato a registrare una crescita pari al +3,5 percento, mentre l’import ha mostrato un calo dell' -1,2 percento.

Nel dettaglio, sempre guardando all’export, resta caratterizzato da una dinamica positiva il comparto laniero, in crescita del +3,1 percento, mentre il tessuto cotoniero ha invertito il trend, raggiungendo un aumento del +6,8 percento. Le vendite estere del tessuto a maglia hanno segnato inoltre un +4,8 percento. Di contro, i tessuti linieri e in pura seta hanno assistito a dei cedimenti, nella misura rispettivamente del -9,7 percento e del -6,9 percento.

Guardando all’import, cotone e lino hanno sperimentato degli incrementi: il tessuto cotoniero proveniente da oltreconfine è cresciuto del +1,7 percento, mentre il tessuto liniero ha raggiunto una variazione pari al +18,4 percento. Interessati da contrazioni delle importazioni figurano, invece, il tessuto laniero (-6,4 percento), il tessuto di pura seta (-7,7 percento), nonché il tessuto a maglia (-3,3 percento).

Con riferimento ai principali sbocchi, gli Usa hanno registrati un aumento del +6,2 percento. Vivace dinamismo interessa soprattutto la Cina: le vendite di tessuti made in Italy crescono infatti del +22,1 percento; l’export verso il Dragone sommato al dato di Hong Kong (peraltro in aumento del +10,8 percento) risulta superiore ai 78 milioni di euro, quasi a pari merito con la Germania. Continuando a scorrere l’elenco delle maggiori destinazioni, la Tunisia sale del +3,3 percento, la Spagna cresce invece del +13,8 percento, mentre il Portogallo del +3,9 percento. In contrazione, invece, Germania (-2,8 percento), Romania (-5,8 percento), Francia (-5,0 percento) e Turchia (-4,9 percento).

Nel 2016, invece, la tessitura made in Italy aveva fatto registrare un calo sui ritmi registrati nel 2015 (-0,9 percento su base annua) portandosi così il fatturato complessivo sui 7,84 miliardi di euro.

Foto: Milano Unica website, credit Erdna
 

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