Liu Jo porta in casa l'Uomo e fa le prove per la Milan fashion week

Il marchio Liu Jo, fondato nel 1995 a Carpi, fa rotta sulla Cina, dove ha recentemente tenuto a battesimo un negozio, e si sta facendo le ossa per debuttare, non si sa ancora quando, sulle passerelle della fashion week milanese.

Entro fine anno, inoltre, l'azienda si occuperà direttamente della collezioni uomo. Dal 2012, infatti, Liu Jo ha stretto un accordo di licenza con Giuseppe Nardelli, fondatore e proprietario di Co.Ca.Ma, azienda di distribuzione a Nola in provincia di Napoli, per la produzione e distribuzione del brand di abbigliamento maschile Liu Jo Uomo.

Marco Marchi, presidente ed head of style di Liu Jo spa, ha raccontato queste novità a FashionUnited durante un'intervista nel quartier generale dell'azienda, che ha chiuso il 2017 con un fatturato a quota 338 milioni di euro e conta circa 800 dipendenti, di cui 350 a Carpi e gli altri impegnati nei 400 punti vendita monomarca (la rete distributiva conta anche 5000 multimarca e specialty store nel mondo).

Liu Jo porta in casa l'Uomo e fa le prove per la Milan fashion week

Qual è la strategia di sviluppo per il mercato cinese?

Abbiamo appena inaugurato un nuovo punto vendita di proprietà a Shanghai, dove sono in vendita le collezioni Liu Jo Black Label, Gold Label, White Label, Blue Denim, Knitwear, Les Plumes, Sport, Liu Jo Accessories e Liu Jo Shoes. Alla base di questa apertura c'è la volontà di intraprendere un percorso di crescita e di consolidare la presenza del marchio in Cina in termini di posizionamento e reputation. La boutique si trova all’interno di uno dei più rinomati department store al mondo, il Plaza 66, che ospita i brand più importanti del panorama fashion.

In realtà per noi si tratta di un ritorno più che di un debutto, in quanto il primo negozio a Shanghai, proprio al Plaza 66, fu aperto oltre una decina di anni fa. Allora siglammo una partnership con un'azienda locale ma poi decidemmo di interrompere i rapporti con quella realtà. Insomma, per noi la Cina è sempre stata un mercato di grande interesse e adesso intendiamo riprendere in mano la brand awareness. Il prossimo step sarà l'opening di Pechino, entro fine 2018.

State pensando anche di vendere sulle piattaforme web locali?

Al momento pensiamo a consolidare la presenza del marchio attraverso il negozio fisico e in futuro sicuramente venderemo anche attraverso i marketplace cinesi. Del resto siamo fermamente convinti che l'omnicanalità sia la strategia da adottare.

Come sta andando l'ecommerce in Europa?

L'ecommerce cresce a un ritmo esponenziale. Siamo a una quota del giro d'affari pari al 2-3 percento con un ritmo di crescita pari al +40 percento rispetto al 2016. Al momento il nostro ecommerce è gestito internamente e ci consente di avere un rapporto intimo con il nostro cliente, permettendoci di conoscerne gusti, abitudini e desideri.

Cosa significa per un marchio come il vostro punatre sulla startegia omnicanale?

Significa integrare vendita online e offline. Puntiamo sull'esperienza d'acquisto che deve essere gratificante e personalizzata, del tutto diversa rispetto a quando si entra in un negozio mass market, dove l'acquisto viene fatto in totale autonomia.

Liu Jo porta in casa l'Uomo e fa le prove per la Milan fashion week

Chi è il vostro cliente?

Parliamo soprattutto del cliente donna, poichè al momento Liu Jo Uomo è prodotto e distribuito da Co.Ca.Ma, ma entro fine anno sarà gestito direttamente da noi. In ogni caso il cliente Liu Jiu è attento alla qualità, al fitting e desidera esaltare la propria naturale femminilità e bellezza attraverso uno stile ricco di glamour e personale. Il nostro marchio appartiene da sempre al segmento premium e in questi ultimi tempi si è accostato a noi anche il consumatore che non è più disposto ad accettare il prezzo dei prodotti di lusso, triplicato negli ultimi tre anni, pur desiderando un prodotto di qualità

Dove producete?

Dipende dai prodotti: la maglieria e una parte significativa del fast fashion è prodotta qui, a Carpi, mentre in Turchia e Albania produciamo i jeans. Dalla Cina, invece, arrivano piumini e cachemire.

Quali sono i vostri principali mercati oggi?

L'Italia resta il nostro primo mercato, l'area del Benelux è un mercato molto importante. Tra i territori che stiamo esplorando figura sicuramente anche quello Usa: un mercato complesso e competitivo dove abbiamo trovato sensibilità da parte del consumatore. Siamo, come si suol dire, in una fase di carotaggio.

Quali sono le fiere a cui partecipate?

Al Coterie di New York, a Modefabriek, ad Amsterdam e al Premium di Berlino.

E in Italia?

Al momento organizziamo delle sfilate a Milano, in prossimità delle fashion week, diciamo che è possibile che Liu Jo possa, in futuro, sfilare durante la settimana della moda. Ci stiamo facendo le ossa visto che presentare una collezione in passerella durante il calendario ufficiale è un impegno e richiede una preparazione adeguata. Sono convinto che Milano rimanga un punto di riferimento importante per gli stranieri.

Foto: Marco Marchi; la sede Liu Jo di Carpi, credit Liu Jo press office