Negato il controllo giudiziario per Paul&Shark e per Aspesi
Secondo il giudice per le indagini preliminari Roberto Crepalti, che ha rigettato la richiesta di convalidare e disporre la misura preventiva avanzata dal pubblico ministero Paolo Storari, nell'ambito di una delle indagini da lui istruite sulle case di moda e le presunte irregolarità all'interno del loro ciclo produttivo, non "sussistono" i presupposti per applicare il controllo giudiziario a Dama, società del marchio Paul&Shark e alla Alberto Aspesi &C, accusate, nei giorni scorsi, dalla procura di Milano di concorrere, con i loro vertici, nello sfruttamento dei lavoratori impiegati da un laboratorio gestito da cinesi a cui hanno subappaltato la realizzazione di una serie di capi di abbigliamento. Come riporta l'agenzia di stampa Ansa, il pubblico ministero nei prossimi giorni impugnerà il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame sostenendo la sua ricostruzione.
La procura di Milano aveva disposto il controllo giudiziario in via d'urgenza di due società di abbigliamento, Dama Spa (titolare del marchio Paul & Shark) e Alberto Aspesi spa, nell'ambito di un'indagine per il presunto reato di caporalato.
Attraverso una nota, Alberto Aspesi & C. spa, nelle scorse settimane, aveva deciso di spiegare la sua posizione all'indomani del controllo giudiziario disposto dalla procura di Milano.
"In merito al decreto di controllo giudiziario disposto dalla procura della Repubblica di Milano, relativamente ai rapporti intrattenuti con un fornitore, Alberto Aspesi & C. spa comunica che detto fornitore è sempre stato retribuito con importi che potevano garantire il pagamento, ai dipendenti del fornitore stesso, di compensi che non potevano in alcun modo comportare uno sfruttamento dei lavoratori rilevante ai sensi dell’art. 603 bis del codice penale", spiegava la nota.
"La società rappresenta che, nelle visite operate presso il fornitore, non risultavano elementi tali da far dubitare della conformità alla normativa degli ambienti di lavoro. Parimenti la società non è mai stata in alcun modo a conoscenza dell’utilizzo da parte del fornitore di locali adibiti a dormitorio o dell’utilizzo di lavoratori irregolari o clandestini", ha proseguiva l'azienda nella dichiarazione inviata a FashionUnited, sottolineando che ha dato mandato ai propri legali per la difesa delle proprie ragioni e dei propri diritti, anche nei confronti di terzi, mettendosi comunque immediatamente a disposizione di ogni autorità preposta.
OPPURE ACCEDI CON