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Nei primi sette mesi l’export è calato del 29 per cento per la pelletteria

Scritto da FashionUnited

6 nov 2020

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Livelli di attività ancora decisamente al di sotto della norma per la pelletteria. "Dopo il comprensibile crollo nel bimestre marzo-aprile a causa dell’interruzione, o quantomeno della forte limitazione, delle attività lavorative, a maggio, con la riapertura delle fabbriche, l’indice per gli articoli da viaggio e di pelletteria aveva registrato un’ulteriore pesante flessione (-50,7 per cento), seguita da un -37,3 per cento a giugno.

Assopellettieri: l’emergenza sanitaria ha profondamente intaccato i livelli della domanda

Stando ai dati diffusi nei giorni scorsi da Assopellettieri, l’andamento a luglio e ad agosto è risultato ancora fortemente negativo, con contrazioni nell’ordine del -30 per cento. Il cumulato dei primi 8 mesi dell’anno mostra un arretramento dell’indice pari al -41,9 per cento.

"L’emergenza sanitaria ha profondamente intaccato i livelli della domanda, sia interna che internazionale. Sul mercato italiano gli acquisti, anche dopo la riapertura dei negozi, sono stati frenati da incertezza e perdita di potere d’acquisto delle famiglie; sul versante estero, misure restrittive e modalità/tempistiche diverse di diffusione del coronavirus nei principali mercati di riferimento hanno reso molto complesso e variegato lo scenario attuale, rallentando sensibilmente il commercio mondiale", si legge in una nota di Assopellettieri.

Insomma, numeri alla mano, malgrado il comprensibile incremento dell’ecommerce, la domanda interna resta molto debole, benché ad agosto, per la prima volta dopo il lockdown, l’indice Istat delle vendite al dettaglio di “pelletteria e calzature” si sia avvicinato ai livelli 2019, segnando un -0,4 per cento.

Alla battuta d’arresto registrata nel bimestre marzo-aprile per la chiusura dei negozi imposta dalle misure restrittive contenute nei Dpcm, ha fatto seguito un trend delle vendite a ancora molto penalizzante nei mesi successivi: -35,1 per cento in maggio e cali attorno al -17 per cento a giugno e luglio. Il cumulato dei primi 8 mesi registra una flessione del -26,7 per cento.

A impattare sulle vendite in Italia, scrive Assopellettieri, soprattutto per i prodotti di fascia alta, si aggiunge poi il crollo del turismo, stante la percentuale non trascurabile di stranieri che da sempre visitano l'Italia anche per fare shopping.

Sul fronte estero, i dati del mese di luglio (gli ultimi resi disponibili da Istat) non hanno apportato nessuna modifica significativa rispetto all’andamento del primo semestre, evidenziando cali in valore superiori al -20 per cento su luglio 2019, sia per l’export, sia per l’import.

Nei primi 7 mesi dell’anno corrente l’export ha fatto segnare un marcato arretramento, sia in valore (-29,1% sull’analogo periodo 2019), sia in chilogrammi (-23,9 per cento), mettendo bruscamente fine al trend espansivo degli anni recenti: sono stati esportati beni di pelletteria per 4,4 miliardi di euro (erano 6,2 miliardi nel periodo gennaio-luglio 2019), corrispondenti a 28,7 milioni di chilogrammi. In calo del 6,8 per cento il prezzo medio al chilogrammo, segno inequivocabile che la battuta d’arresto ha interessato, oltre alla fascia media, anche le vendite del lusso, in genere più resilienti alle fluttuazioni economiche. L’export è così tornato sui livelli dei primi 7 mesi 2017, “bruciando” repentinamente gran parte del marcato incremento conseguito nel triennio 2016-2019 (+58 per cento in valore).

La situazione emergenziale ancora in corso in tutti i principali mercati di sbocco (in alcuni casi in peggioramento con nuovi focolai) non facilita certo la ripartenza degli scambi internazionali. Tutte le principali tipologie merceologiche presentano flessioni rilevanti. Le borse (di gran lunga la voce più esportata, con un’incidenza del 65 per cento sul fatturato estero) mostrano cali del -24,6 per cento in valore; le valigie attorno al -27 per cento; ancor più insoddisfacenti i trend di cinture (-41 per cento) e piccola pelletteria (-38 per cento), vale a dire portafogli, borsellini, portachiavi e oggetti da tasca o borsetta. Andamenti ugualmente sfavorevoli (cali a doppia cifra) si registrano anche in quantità.

Quanto all’Unione Europea (da ora considerata a 27 Paesi, post Brexit) segna globalmente un decremento del -17,3 per cento in valore e del -21 per cento nei chili: perde l’8 per cento in valore la Francia, altra tradizionale destinazione di produzioni conto terzi eseguite per le griffe; riduzioni attorno al -16 per cento per Belgio e Olanda (quest’ultima con un +0,7 per cento in volume) e del -23 per cento per la Germania, che si conferma comunque il primo mercato in quantità per gli operatori italiani (con 4,1 milioni di chili, in calo del -16,8 per cento); ancora più marcate le perdite in Spagna (-38 per cento in valore) e Austria (-42,5 per cento).

L’import di articoli di pelletteria, pari tra gennaio e luglio a 1,6 miliardi di euro, ha registrato una frenata prossima al -21 per cento in valore, con trend simile (-23,9 per cento) nei chili. La Cina, primo fornitore per volumi con una quota di poco inferiore al 55 per cento sul totale, mostra un arretramento del -30,7 per cento in valore (-35,3 per cento nei chili).

Forte, avverte l'associazione, è la preoccupazione per la tenuta del tessuto produttivo: quella rete di imprese, per lo più di piccola dimensione (il 70 per cento non ha più di 5 addetti) che costituisce la struttura portante della pelletteria made in Italy. L’ampio utilizzo degli strumenti di integrazione salariale, abbinato al blocco dei licenziamenti, ha sinora mitigato l’impatto della crisi sulla forza lavoro.

Nel dettaglio, i dati diffusi da Inps relativi alle ore di Cassa integrazione guadagni autorizzate nei primi 9 mesi (riferite all’intera filiera pelle) confermano un incremento senza precedenti: sono state autorizzate ben 56 milioni di ore (erano 5,7 milioni nei primi tre trimestri dello scorso anno), pari al +885 per cento. All’impennata del secondo trimestre (+1757 per cento, con un +2871 per cento ad aprile e un +1633 per cento a maggio) sono seguiti aumenti un po’ meno rilevanti, ma altrettanto eccezionali, nei mesi successivi: nel terzo trimestre sono state infatti autorizzate 17 milioni di ore, dieci volte (+899 per cento) i livelli dell’analogo periodo 2019.

In riferimento ai dati del primo semestre, i prodotti della pelletteria e della concia hanno registrato nel primo semestre 2020 un calo dell’export del -30,6 per cento in valore (4,55 miliardi di euro contro i 6,55 miliardi di gennaio-giugno 2019). Pressoché di pari gravità, in termini percentuali, le flessioni subìte sia dalla pelletteria (che pesa per oltre il 70 per cento sull’aggregato complessivo) che dalle pelli conciate.

L’inattività dei mesi di marzo e aprile, indotta dai provvedimenti restrittivi adottati in Italia, e il rallentamento generalizzato della domanda mondiale in seguito alla pandemia hanno pesantemente condizionato le vendite dei due settori. Riduzioni a due cifre si segnalano per tutte le maggiori regioni esportatrici. Venendo alle altre principali regioni, la Toscana ha evidenziato una flessione del -38 per cento sul primo semestre 2019, con un -40,6 per cento per Firenze e un -32 per cento per Pisa. Tra le principali destinazioni dell’export toscano, spicca il ridimensionamento dei flussi verso la Svizzera (praticamente dimezzati, -51,3 per cento); male anche Usa (-37,8 per cento) e Germania (-28,2 per cento); un po’ meno rilevante il calo in Francia (-11,3 per cento). In controtendenza, invece, le vendite verso il Regno Unito, cresciute del +5,4 per cento.

Analogo a quello toscano, l’arretramento dell’export evidenziato dai distretti marchigiani (-38,6 per cento): dinamiche molto penalizzanti a Fermo (-35,4 per cento), Ascoli Piceno (-36,2 per cento) e soprattutto Macerata (-47 per cento).

Lombardia ed Emilia Romagna mostrano un calo nell’ordine del -27 per cento. Per la prima (-27,7 per cento, con Milano -30,3 per cento e Brescia -29 per cento), la diminuzione è stata attenuata dalle performance confortanti ottenute sul mercato sudcoreano, cresciuto del +5,3 per cento; per la seconda, cali generalizzati hanno interessato i primi 5 mercati e tutte le province (con Piacenza e Bologna, quinta e sesta della classifica a livello nazionale, scese rispettivamente del -12 per cento e -37,4 per cento).

Foto: dall'ufficio stampa Assopellettieri