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Vendite al dettaglio in picchiata a novembre mentre cresce il disagio sociale

Scritto da Isabella Naef

14 gen 2021

Novembre pessimo per le vendite al dettaglio e per i consumi; cresce anche il disagio sociale e il clima di incertezza legato alla pandemia da Covid-19 e alla gestione della stessa a livello governativo non lascia spazio all'ottimismo. Numeri alla mano, nel novembre scorso le vendite al dettaglio hanno registrato rispetto a ottobre un calo del 6,9 per cento in valore e del 7,4 per cento in volume. In confronto allo stesso mese dello scorso anno, la diminuzione è invece dell'8,1 per cento in valore e dell'8,4 per cento in volume. Queste sono le stime dell'Istat.

Ufficio studi Confcommercio: per le piccole imprese di abbigliamento e calzature i danni inflitti dalla pandemia si sono trasformati in disastri

“Un dato che conferma, e in alcuni casi peggiora, le indicazioni che erano emerse dall’Indicatore Consumi Confcommercio di dicembre. Le restrizioni messe in atto nel mese hanno, infatti, fortemente penalizzato la domanda di beni non alimentari, azzerando in molti casi le già deboli aspettative degli operatori di un possibile moderato contenimento delle pesanti perdite subite nei mesi primaverili. Solo i segmenti necessari ad affrontare il prolungato distanziamento, e cioè alimentazione domestica e tecnologia per le comunicazioni, sono riusciti a mantenere un andamento positivo”, ha commentato l’Ufficio studi di Confcommercio su i dati Istat sulle vendite al dettaglio.

“Il nuovo e profondo acuirsi della crisi rende più concreto il rischio di una depauperazione del sistema imprenditoriale, con molte aziende che, in presenza di un prolungato vuoto di domanda a cui non corrispondono sostegni adeguati, sono già uscite o usciranno dal mercato", ha aggiunto Confcommercio. "Per le piccole imprese di alcuni settori come l'abbigliamento e le calzature, i danni inflitti dalla pandemia si sono trasformati in disastri a causa dello spostamento della domanda verso il commercio elettronico che, a questo punto, rappresenta una strada obbligata per il completamento dell’offerta e delle strategie anche dei negozi di prossimità. A questo scopo una parte delle risorse europee dovrà essere utilmente impiegata per spingere innovazione e digitalizzazione anche delle micro e piccole imprese".

L'Istituto nazionale di statistica ha sottolineato che il calo "è determinato dal comparto dei beni non alimentari, settore fortemente colpito dall'applicazione delle nuove misure di chiusura legate all'emergenza sanitaria; la diminuzione in questo comparto ha investito sia la grande distribuzione (-25,7 per cento) sia, in misura inferiore, le imprese operanti su piccole superfici (-16,9 per cento)".

In crescita, su base mensile, le vendite dei beni alimentari (+1 per cento in valore e in volume) mentre le vendite dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume (rispettivamente del 13,2 per cento e del 13,5 per cento). Nel trimestre settembre-novembre 2020, le vendite al dettaglio hanno registrato un aumento congiunturale dello 0,5 per cento in valore e dell'1,5 per cento in volume. In crescita le vendite dei beni alimentari (+2 per cento in valore e in volume) mentre quelle dei beni non alimentari sono calate in valore (-0,6 per cento) e aumentate in volume(+1,1 per cento). A determinare il segno negativo, su base annua, sono state le vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1 per cento in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono risultate in aumento (+2,2 per cento in valore e +0,7 per cento in volume).

Le vendite al di fuori dei negozi sono calate del 14,3 per cento mentre il commercio elettronico è di nuovo in forte aumento (+50,2 per cento).

In questo panorama cresce anche il disagio sociale. A novembre l’indice di disagio sociale, il Mic, Misery index Confcommercio, è salito a 21,2 (+0,2 punti ottobre). La disoccupazione estesa si è attestata al 17 per cento, in aumento di tre decimi di punto sul mese.

Il Mic di novembre 2020 si è attestato su un valore stimato di 21,2, in aumento di due decimi di punto su ottobre. Il riacutizzarsi della pandemia e le restrizioni alla mobilità e alle attività produttive hanno prodotto un ulteriore ampliamento dell’area del disagio sociale. Ampliamento che per il momento rimane su valori ancora contenuti, in considerazione delle limitazioni ai licenziamenti e del permanere di una situazione di deflazione. L’acuirsi della crisi, con il rischio sempre più concreto per molte imprese di uscire dal mercato con la conseguente perdita di posti di lavoro, potrebbe portare in primavera ad un deciso peggioramento dell’indicatore.

A novembre il tasso di disoccupazione ufficiale si è attestato all’8,9 per cento, in diminuzione di sei decimi di punto su ottobre. Il dato riflette una crescita dei livelli occupazionali (+63mila unità), associata a una marcata riduzione del numero di persone in cerca di lavoro (-168mila unità in termini congiunturali). Il fenomeno sottintende, come già accaduto in primavera, la traslazione di parte dei disoccupati verso l’inattività, viste le difficoltà in questo momento di svolgere un’attività di ricerca.

A novembre 2020 le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono state oltre 257 milioni a cui si sommano altri 129 milioni di ore per assegni erogati da fondi di solidarietà. Del totale delle ore autorizzate a novembre il 96,4 per cento aveva causale Covid-19, dato in risalita su ottobre.

Il Misery index Confcommercio è calcolato in modo da leggere con maggiore precisione la dinamica del disagio sociale, misurato in una metrica macroeconomica. Le due componenti del Mic sono il tasso di disoccupazione esteso e la variazione dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati in alta frequenza: le dinamiche di prezzo di questo paniere influenzano in modo più diretto la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, correlandosi direttamente con le preoccupazioni (disagio) sul potere d’acquisto.

Foto: Pexels