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Fino al primo aprile, a Milano, "Daniele Tamagni Style is life"

Scritto da Isabella Naef

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Cultura

The Playboys of Bacongo, da Gentlemen of Bacongo, 2008 Credits: © Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni

Resterà aperta fino al primo aprile, a Milano, presso Palazzo Morando, Costume moda immagine, la mostra dedicata al genio creativo del fotografo Daniele Tamagni. La mostra, inaugurata il 9 febbraio, intitolata "Daniele Tamagni Style is life" è curata da Aïda Muluneh e Chiara Bardelli Nonino, promossa e organizzata dalla Daniele Tamagni Foundation in collaborazione con il Comune di Milano.

Si tratta della prima grande retrospettiva del fotografo milanese, prematuramente scomparso nel 2017, a 42 anni, vincitore di prestigiosi premi internazionali, come il Canon Young photographer award nel 2007, l'Icp Infinity award nel 2010 e il World press photo award nel 2011.

In mostra 90 fotografie, tra cui alcune inedite, di Daniele Tamagni

In mostra 90 fotografie, tra cui alcune del tutto inedite dove viene offerta una panoramica dei suoi lavori più importanti.

L'esposizione presenta una selezione di reportage realizzati in sette anni di produzione dell'artista. Nelle immagini che riprendono i Sapeurs (acronimo di La Societé des Ambianceurs et des Personnes élégantes), ossia i dandy di Bacongo, quartiere di Brazzaville nella Repubblica del Congo, che, ossessionati dall'eleganza e magari senza un tetto sulla testa spendono tutti i loro soldi per comprare abiti griffati e coloratissimi, c'è tutta la curiosità, la delicatezza e l'arte di Tamagni, fotografo di grande talento, persona semplice e gentile.

Tamagni ha miscelato fotogiornalismo, fotografia di strada e moda in uno stile diventato la sua cifra caratteristica. Documentando gli stili e le tendenze della moda di strada, ne ha testimoniato il valore politico, talvolta sovversivo. "Daniele si è deliberatamente concentrato su individui ai margini della società̀, su coloro che sfidano le norme, privilegiando l’affermazione di sé rispetto all’approvazione altrui, su coloro che aprono la strada ai loro viaggi unici. A mio parere, ha scelto narrazioni strettamente allineate al suo cuore e al suo percorso di vita", ha sottolineato la co-curatrice della mostra Aïda Muluneh.

"Daniele aveva scoperto come rendersi invisibile e allo stesso tempo determinato nel dirigere la performance dei Sapeurs e la loro attenzione verso l’obbiettivo della sua fotocamera, catturando quel momento sublime in cui vita e arte si combinano per creare immagini senza tempo", ha aggiunto Michael Hoppen, la cui galleria, a Londra, introdusse l’opera di Tamagni nel mondo del collezionismo. Lo stilista inglese Paul Smith, per disegnare la sua collezione primavera-estate del 2010 si ispirò proprio alle fotografie del libro Gentlemen of Bacongo (pubblicato nel 2009 da Trolley Books), ormai divenuto un best seller della fotografia, e che contribuì al riconoscimento dell’International Center of Photography di New York.

Willy Covary, da Gentlemen of Bacongo, 2008 Credits: © Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni

Il percorso espositivo presenta poi i metallari del Botswana, un progetto del 2012, nel momento in cui il movimento afrometal era al suo culmine. Ospite di un gruppo heavy metal, creato dai nipoti di uno psicologo italiano che aveva realizzato il principale ospedale per malattie mentali del paese, Tamagni immortala anche la vita quotidiana degli artisti. Attraverso il suo sguardo ne risalta lo stile, gli accessori e gli strumenti, con un sapiente gioco di luci e contrasti; conducendo lo spettatore verso un immaginario “dark africano”, facendogli dimenticare solo per un momento i colori sgargianti dei Sapeurs.

Interessanti anche le foto delle lottatrici boliviane, progetto premiato dal World press photo. Le cholitas boliviane con la pollera, la particolare gonna che indossano, sfidano la prospettiva tradizionale della divisione dei ruoli di genere portando avanti, anche attraverso il wrestling, forme concrete e positive di emancipazione femminile a livello sociale e politico.

Alcuni scatti riguardano le giovani crew urbane di Johannesburg originate in un contesto politico fortemente repressivo, laddove la moda, ancora una volta, offre una forma di riposizionamento identitario, di appartenenza in una società re-immaginata e libera.

Model at the Dakar Fashion Week, 2011 Credits: Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni

Segue la sezione dedicata alla settimana della moda di Dakar, dove Tamagni catturò l’intimità e la spontaneità nei backstage delle sfilate e nei laboratori in Senegal. Nel 2012 erano ancora pochi i fotografi internazionali presenti per documentare quello che oggi è l'evento di punta della moda africana.

Completa l'esposizione una sezione in cui sono esposti i lavori dei primi tre vincitori del Daniele Tamagni Grant istituto dalla fondazione che, oltre a valorizzare l’eredità artistica del fotografo, si propone di testimoniare il suo legame con l’Africa, sostenendo la formazione di fotografi emergenti, in partnership con il Market Photo workshop di Johannesburg (Sud Africa). Fondata da David Goldblatt nel 1989, prima della fine dell’apartheid, la scuola rappresenta la principale istituzione formativa africana nel campo della fotografia.

Dixy in London, da Gentlemen of Bacongo, 2009 Credits: © Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni
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