In libreria da oggi "La mia strada" di Alessandro Squarzi

Scritto con Ilaria Spadaccini, il libro racconta la vita dell'imprenditore della moda e fondatore di Fortela
Cultura
Alessandro Squarzi è nato a Forlì nel 1965Credits: Alessandro Squarzi, La mia strada, ph. Lorenzo Sodi
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"Da ragazzino ero a metà tra il compagnone e il solitario. Stavo bene con gli altri, ma sapevo anche starmene da solo. E d’estate, quando tutti partivano e io restavo a casa, prendevo il motorino e andavo in giro per Forlì. Niente mete, solo io e la mia musica. Già allora quei momenti sacri mi aiutavano a mettere in ordine i miei pensieri": parla così di sè Alessandro Squarzi, un imprenditore della moda, un designer e un personaggio atipico in un mondo del fashion dove chiunque fa qualunque cosa per mettersi al centro dell'attenzione.

"Andavo a Bologna al mercatino del vintage, compravo vestiti usati e imparavo a coltivare gusto ed eleganza proprio lì"

Questa descrizione è contenuta nel libro "Alessandro Squarzi, La mia strada". Scritto con Ilaria Spadaccini, autrice, ghostwriter e copywriter con una solida esperienza nel campo dello storytelling strategico. Il volume è in libreria da oggi, 30 ottobre, Edizioni La Serra (pp. 176, 20 euro). Alessandro Squarzi, nato a Forlì nel 1965, racconta la sua storia come la vive: senza maschere, senza fronzoli, senza filtri: dai primi lavori in provincia fino ai marchi internazionali, passando per amori, cavalli, motori, amicizie perdute e conquiste personali. Ogni pagina è un ritratto sincero di un uomo che ha sempre scelto la sua strada, anche quando era la meno battuta.

Con uno stile diretto e schietto Squarzi, che nel 2015 ha fondato il marchio Fortela, porta il lettore dentro un mondo fatto di gusto, coerenza, libertà e autodisciplina.

Insomma, una biografia fuori dagli schemi, che è anche un manifesto di stile. Non a caso, infatti, Squarzi nel 2017 è stato votato "Best dressed man in the world" da Esquire Uk. Il suo profilo Instagram è seguito da una community di quasi 500mila follower che lo considerano un riferimento per lo stile, l’autenticità e il vintage. Quest'ultima è per Squarzi una passione da sempre.

"Andavo a Bologna al mercatino del vintage, compravo vestiti usati e imparavo a coltivare gusto ed eleganza proprio lì, tra quei banchi pieni di jeans e cappotti con storie tutte da ascoltare. E io ascoltavo, osservavo, assorbivo. La mia vera maestria stava nel saper trasformare il poco che avevo in qualcosa di unico. Già allora seguivo la mia strada e neppure lo sapevo", racconta, infatti, nel libro.

"Nella moda, come nella vita, ci sono due tipi di persone: quelle che hanno buongusto e quelle che pensano di comprarlo"

Sempre in fatto di stile nelle pagine del libro si legge: "nella moda, come nella vita, ci sono due tipi di persone: quelle che hanno buongusto e quelle che pensano di comprarlo. Il buongusto non si misura a colpi di logo o di conti in banca. Si misura con la naturalezza di un cappotto blu di cashmere, che sia fatto dal sarto o confezionato, ma ben tagliato. Se ti cade addosso con armo nia, se ti rappresenta, sei a posto. D’altra parte c’è chi si sente figo solo perché veste un marchio da quindicimila euro: magari ha anche fatto i debiti per comprarlo. Ecco la differenza tra carattere e status".

La copertina del libro Credits: Alessandro Squarzi, La mia strada

Non mancano i consigli per comprare capi belli e durevoli, una sorta di vademecum per uno shopping consapevole e di qualità. "Io tocco un tessuto e so subito se dentro c’è poliestere. Ma è esperienza: quarant’anni di mestiere. Per chi non ha quell’occhio, il primo passo è più semplice: guardare l’etichetta".

Se il capo è 100% lana, va bene, ma se è 30% lana e 70% poliestere, "già sai che non durerà. È come con le brioche: quelle surgelate le riconosci a un chilometro da quelle di pasticceria. Così vale per i vestiti: lo sguardo e il tatto già ti raccontano la verità", spiega Squarzi.

Quanto al prezzo, il fondatore di Fortela, scrive: "nessuno ti regala niente. Se costa poco, quasi sempre è fatto da poco. Ma attenzione: viceversa, se costa tanto, non vuol necessariamente dire che valga davvero. Un cappotto di cashmere confezionato dal sarto può costare anche cinquemila euro. Lo stesso cappotto, in un marchio di lusso, ne costa dieci o quindici: non paghi solo il tessuto e il lavoro, paghi la pubblicità, l’indotto, lo status".

Alessandro Squarzi con la figlia Allegra qualche anno fa a Rimini Credits: Alessandro Squarzi, La mia vita, ph. Hooncheol Ko

"La vera libertà non è comprare tutto quello che vuoi. È potertelo per mettere e decidere di non farlo. Spendere per un capo che ti può durare una vita ha senso. Buttare soldi in qualcosa che dopo due stagioni non vuoi più vedere addosso è da folli", osserva Squarzi, aggiungendo che un capo vero non urla.

"Quando ho deciso di creare Fortela, non volevo fare l’ennesimo, stiloso ma confondibile brand"

"Un capo vero non ha bisogno di gridare. Prendiamo il jeans: lo metti, lo vivi, invecchia con te. È come una seconda pelle. Al contrario, quei denim con scritte giganti sul sedere, come si usava un tempo, oggi li indosseresti? No. Perché un capo so brio dura una vita"

Sono queste le premesse con cui è stato fondato Fortela, brand che crea capi che non seguono le mode, ma che trascendono il tempo. È l’estensione naturale dello stile e della filosofia di vita di Alessandro Squarzi: un guardaroba fatto di icone, pensate per essere vissute, consumate e tramandate, si legge sul sito del marchio che a oggi ha un negozio a Milano, in via Sirtori, e un altro a Forte dei Marmi. Dal 2020, Alessia Giacobino, designer e imprenditrice di moda e lusso, ha affiancato Squarzi disegnando tutta la linea donna del brand, completando così l'offerta dell'etichetta.

"Quando ho deciso di creare Fortela, non volevo fare l’ennesimo, stiloso ma confondibile brand. In origine avevo pensato di chiamarlo “Tela Forte”, un’espressione semplice e diretta che esprimeva ciò in cui credo: materiali robusti, costruiti per durare. Ma ho scoperto presto che quella denominazione, di uso comune, non era registrabile. È stato così che mi è venuta l’idea di invertire le parole, “Fortela”, lo slang al contrario di “Tela Forte”, un nome unico, con il suono giusto e che restituiva la stessa energia: solidità e familiarità. Volevo fare qualcosa che mancava", spiega, nel libro, Squarzi.

Alessandro Squarzi
fortela