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Le sfilate della moda, dalla nascita agli effetti speciali dei grandi stilisti, in mostra al Vitra Design Museum

Durano quindici minuti, eppure le loro immagini fanno il giro del mondo: tutto sui fashion show dal Café de Flore alle sfilate di Karl Lagerfeld
Cultura
Chanel, Ss 2015 Credits: Launchmetrics/spotlight
Scritto da Isabella Naef

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Ancora qualche settimana per visitare una mostra dedicata al momento clou di ogni stagione della moda: la sfilata. Mentre vanno in scena i fashion show delle collezioni uomo a Parigi, e si è appena conclusa la settimana della moda di Milano, a Weil am Rhein, città tedesca situata lungo la sponda orientale del fiume Reno, vicino al punto d'incontro tra i confini territoriali tedesco, francese e svizzero, al prestigioso Vitra Design Museum, si può visitare la mostra Catwalk: the art of the fashion show.

Lo show di Versace in cui Cindy Crawford, Naomi Campbell, Linda Evangelista e Christy Turlington cantarono insieme Freedom è diventato l'emblema di un'era

In scena dal 18 ottobre 2025, l'esibizione si chiude il 15 febbraio 2026. Durano a malapena quindici minuti, eppure le loro immagini fanno il giro del mondo: le sfilate di moda sono spettacoli mediatici, rituali sociali capaci di definire uno stile. Con la mostra "Catwalk: the art of the fashion show", il Vitra Design Museum dedica una grande esposizione al fenomeno delle sfilate. Il percorso esplora la storia e il significato culturale della sfilata dalle sue prime forme intorno al 1900 fino ai giorni nostri, riunendo case di moda come Azzedine Alaïa, Balenciaga, Chanel, Dior, Gucci, Maison Martin Margiela, Prada, Viktor & Rolf, Louis Vuitton, Yohji Yamamoto e molte altre. Capi originali delle collezioni, materiale filmico e fotografico, oggetti di scena e inviti alle sfilate animano oltre 100 anni di storia della moda in passerella.

Key Visual CatwaIk: the art of the fashion show Credits: © Vitra Design Museum, graphic design: Haller Brun based on © Bureau Betak, photo Marie Laure Dutel, Yves Saint Laurent, autumn/winter 2020

L'esposizione si concentra sulla sfilata come Gesamtkunstwerk (opera d'arte totale). "Quello che era iniziato come una presentazione intima nei salotti parigini si è evoluto in un evento globale in cui architettura, scenografia, coreografia, luci, suoni e oggetti di scena si fondono in uno spazio narrativo multistrato. La mostra è articolata in quattro sale progettate per riflettere lo stile delle rispettive epoche, ripercorrendo le fasi centrali della sfilata: dal salone di alta moda d'élite ai format sperimentali del prêt-à-porter, dalla passerella classica alle performance digitali contemporanee", si legge in una nota.

Gabrielle Chanel faceva scendere scenograficamente le sue modelle lungo una scala di specchi

Gli inizi della sfilata di moda risalgono ai primi del Novecento, quando la moda veniva presentata a una clientela selezionata, per lo più nei saloni dei couturier. Documenti cinematografici d'epoca ed ephemera presentano i protagonisti di quest'era, come Charles Frederick Worth, che fu tra i primi a presentare abiti su donne vere anziché su manichini statici. Lucile e Paul Poiret legarono la presentazione della moda alla narrazione, mentre Gabrielle Chanel faceva scendere scenograficamente le sue modelle lungo una scala di specchi. Fotografie storiche documentano le prime sfilate nei grandi magazzini statunitensi, alle corse di cavalli e sui transatlantici, che hanno ispirato le cruise collections ancora oggi in voga. Un pezzo forte di quest'epoca è il Théâtre de la Mode, una mostra itinerante creata nel 1945 in risposta alla crisi della moda francese causata dalla guerra: oltre 40 sarti parigini presentarono collezioni in miniatura su elaborate bambole di filo metallico entro scenografie dettagliate. Alcuni manichini originali dell'archivio Balenciaga ricreano questo leggendario revival post-bellico, completati dai filmati del fotografo Tom Kublin sulle sfilate di Balenciaga degli anni '60.

La seconda parte della mostra ripercorre il periodo in cui le sfilate uscirono dai saloni per riversarsi nella città con l'ascesa del prêt-à-porter, connettendosi con le sottoculture. Nel 1958, Chloé invitò gli ospiti nel famoso ritrovo per artisti Café de Flore. Stilisti come Courrèges e Paco Rabanne sperimentarono con lo spazio e il movimento, mentre Kenzo trasformò le sue sfilate in vere feste. Leggendaria è la Battaglia di Versailles del 1973, un duello di stile tra stilisti francesi e americani dove questi ultimi sfidarono l'allora dominante haute couture parigina, segnando la svolta internazionale della moda USA. Modelle nere come Pat Cleveland rimodellarono l'immagine della passerella in questo periodo, e le sfilate divennero performance di cambiamento sociale.

Con l'ascesa delle supermodel negli anni '90, le sfilate hanno acquisito una visibilità globale. Lo show di Versace (autunno inverno 1991), in cui Cindy Crawford, Naomi Campbell, Linda Evangelista e Christy Turlington cantarono insieme Freedom di George Michael, è diventato l'emblema di quest'era.

Una sezione della mostra inizia intorno al nuovo millennio, quando le sfilate sono diventate enormi eventi mediatici sostenuti dai colossi Lvmh e Kering. Karl Lagerfeld ha stabilito nuovi standard con Chanel, trasformando il Grand Palais di Parigi in supermercati, basi di lancio per razzi o boulevard parigini. In mostra sono esposti oggetti di scena originali e modelli architettonici di queste sfilate opulente.

Contemporaneamente, altri designer abbracciavano la decostruzione radicale: nella sfilata No. 13 (1999), Alexander McQueen fece dipingere un abito dal vivo da due robot industriali, mentre Viktor & Rolf vestirono una modella con nove strati sovrapposti nello show Russian Doll. Martin Margiela scelse luoghi non convenzionali come ospedali vuoti o parcheggi; in mostra sarà presente un abito originale del 2006 che reca le tracce di colore di una collana di ghiaccio scioltasi durante la sfilata.

Le sfilate recenti usano spesso il corpo come palcoscenico per istanze politiche

L'ultima sala è dedicata al passato recente e all'impatto della pandemia, che ha accelerato i format ibridi e digitali (come la collaborazione tra Balenciaga e i Simpson). Le sfilate recenti usano spesso il corpo come palcoscenico per istanze politiche: Rick Owens ha fatto sfilare donne che trasportavano altre donne, mentre Alessandro Michele da Gucci ha citato il Manifesto Cyborg in una sala operatoria futuristica. La mostra illustra anche la collaborazione ultraventennale tra lo studio Oma di Rem Koolhaas e Prada.

Chanel Ss 2015 Credits: Launchmetrics/spotlight
Chanel
Gucci
Karl Lagerfeld
Linda Evangelista
Prada
Vitra Design Museum