Milano Unica rende omaggio al fotografo Gian Paolo Barbieri con una mostra
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In collaborazione con la Fondazione Gian Paolo Barbieri Ets, Milano Unica, kermesse che si svolgerà dal 7 al 9 luglio a Fiera Milano (Rho), rende omaggio, con una mostra, a Gian Paolo Barbieri, il fotografo, scomparso nel 2024, che ha trasformato la moda italiana in un linguaggio universale
La mostra intitoata "Gian Paolo Barbieri. The Radical Elegance", realizzata in collaborazione con la Fondazione Gian Paolo Barbieri Ets e allestita all'interno della 43esima edizione della manifestazione, è in programma dal 7 al 9 luglio 2026 a Fiera Milano Rho, dalle 9 alle 18.
Curata da Stefano Fadda e Antonella Matarrese, l'esposizione propone un percorso che attraversa oltre tre decenni di creatività, restituendo al pubblico la visione di un autore che ha contribuito a definire l'immaginario della moda internazionale dagli anni sessanta in avanti.
La mostra si sviluppa in due sezioni
"Milano Unica sceglie di rendere omaggio a Gian Paolo Barbieri perché la sua opera rappresenta una delle più compiute espressioni di quella cultura dell'eccellenza che caratterizza il tessile e gli accessori made in Italy. Nelle sue immagini convivono disciplina e libertà creativa, innovazione e memoria, rigore compositivo e capacità di anticipare il futuro: gli stessi valori che guidano la ricerca delle aziende protagoniste della manifestazione", spiega una nota.
Barbieri ha saputo costruire un linguaggio visivo unico, riconoscibile per la sua eleganza formale, la raffinatezza compositiva e la capacità di trasformare ogni immagine in un racconto sospeso tra realtà e immaginazione. "Le sue fotografie hanno accompagnato l'affermazione del made in Italy nel mondo, collaborando con i più grandi protagonisti della moda internazionale e contribuendo a costruire l'identità visiva di maison e designer entrati nella storia", si legge nella nota.
L'obiettivo di Barbieri ha immortalato Valentino Garavani a Giorgio Armani, Krizia, Dolce & Gabbana, accanto a personalità del cinema, della cultura e dello spettacolo come Claudia Cardinale, Rudolf Nureyev, Christopher Lambert ed Ewan McGregor.
La mostra si sviluppa in due sezioni. La prima è dedicata ai ritratti realizzati tra gli anni sessanta e i primi anni novanta. La seconda mette in dialogo una selezione delle immagini più iconiche del fotografo con i tavoli delle Collezioni Autunno-Inverno 2027-2028 di Milano Unica, creando un confronto diretto tra ricerca tessile, innovazione creativa e visione artistica.
L'iniziativa si inserisce nel percorso culturale che Milano Unica sviluppa attorno alle proprie Tendenze, valorizzando il dialogo tra manifattura, creatività e patrimonio culturale. Con "Gian Paolo Barbieri. The Radical Elegance", Milano Unica offre al suo pubblico internazionale, un'occasione unica per riscoprire l'eredità di un autore che ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più significative della cultura visiva contemporanea e che continua ancora oggi a ispirare nuove generazioni di creativi.
Chi era Gian Paolo Barbieri
Barbieri nasce nel 1935 in via Mazzini, nel centro di Milano, da una famiglia di grossisti di tessuti dove, proprio nel grande magazzino del padre, acquisisce le prime competenze utili per la fotografia di moda. Muove subito i primi passi nell’ambito teatrale diventando attore, operatore e costumista insieme al “Il Trio” , gruppo teatrale formato con due suoi amici, nel rifacimento di alcune parti di famosi film come La via del Tabacco, La Vita di Toulouse Lautrec e Viale del Tramonto. In seguito, gli viene affidata una piccola parte non parlata in ”Medea” di Luchino Visconti, con Sara Ferrati e Memo Benassi.
Il cinema noir americano costituisce una base importante per lui, cercando di capire come le attrici potessero risultare così belle illuminate da una luce tutta particolare che le rendeva ancora più affascinanti. Innumerevoli gli esperimenti con lampadine infilate nei tubi della stufa della cantina, da autodidatta, non avendo frequentato nessuna scuola di fotografia. Il cinema gli diede il senso del movimento e l’occasione di portare la moda italiana, nata su fondo bianco in pedana, in esterno, dandole un’anima diversa.
Con l’occasione di trasferirsi a Roma, e grazie alle prime fotografie scattate in puro clima “Dolce vita”, Barbieri accetta l’offerta di lavorare a Parigi poiché definito talentuoso nella fotografia di moda. Inizia così la sua carriera come assistente al fotografo di “Harper’s Bazar”, Tom Kublin, per un periodo breve ma intenso.
Nel 1962 apre a Milano il suo primo studio fotografico
Nel 1962 torna a Milano aprendo il suo primo studio fotografico, dove comincia a lavorare nella moda scattando semplici campionari e pubblicando servizi fotografici su Novità, la rivista che in seguito, nel 1966, diventerà Vogue Italia.
Da quel momento inizia la sua collaborazione con Condè Nast, pubblicando anche su riviste internazionali come Vogue America, Vogue Paris e Vogue Germania.
Personaggi della scena come Diana Vreeland, Yves Saint Laurent e Richard Avedon, fanno parte della sua storia tanto importante quanto le collaborazioni con le attrici più iconiche di tutti i tempi da Audrey Hepburn a Veruschka e Jerry Hall.
Fondamentale tappa del suo percorso è l’esperienza con Vogue Italia insieme alla realizzazione delle più grandi campagne pubblicitarie per marchi internazionali come Valentino, Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Armani, Bulgari, Chanel, Yves Saint Laurent, Dolce & Gabbana, Vivienne Westwood e tanti altri con il quale ha interpretato le famose creazioni degli anni ’80, in concomitanza con la conquista del Made in Italy e del prêt-à–porter italiano.
Gli anni Novanta portano Barbieri a compiere diversi viaggi alla scoperta della cultura senza limiti, uniti alla curiosità per paesi lontani e gruppi etnici, per la natura e per gli oggetti più disparati secondo le sue ispirazioni, dando vita poi, a meravigliosi libri fotografici in cui luoghi e realtà lontane vengono raccontati attraverso il suo impeccabile gusto.
Nonostante le foto siano in esterno e spesso immediate o fugaci, risultano talmente “perfette” da sembrare scattate in studio, unite alla spontaneità della popolazione e dei luoghi con un’eleganza ed uno stile che lo contraddistinguono sempre, riuscendo ad intrecciare la spontaneità della fotografia etnografica al glamour della fotografia di moda.
Le sue opere sono state esposte presso Palazzo Reale a Milano, all’Erarta Museum of Contemporary Art di San Pietroburgo, allo Shanghai Museum, per menzionarne solo alcuni.
I suoi lavori fanno anche parte delle collezioni del Victoria & Albert Museum e della National Portrait Gallery di Londra, del Kunstforum di Vienna, del Musée du Quai Branly di Parigi.
Nel 2017 Barbieri ha dato vita alla sua fondazione, che ha come scopo principale la conservazione, la tutela, la gestione, la protezione, l’acquisizione, l’archiviazione, la catalogazione, l’autenticazione e la promozione dell’archivio e delle opere del suo fondatore, con l’intento di divulgare la cultura fotografica in Italia e nel resto del mondo.