Torino ospita una retrospettiva dedicata al lavoro e alle muse di Roberto Capucci

Dal 6 novembre al Museo di Arti decorative Accorsi-Ometto apre la mostra “Roberto Capucci. Vestire Le muse”
Cultura
Abito da cocktail di Roberto Capucci, in chiffon di seta con rouges in taffetas di seta, 1980 1989, Collezione Maria Luisa Gaetani d’Aragona Credits: Courtesy “Roberto Capucci. Vestire Le muse”
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Il Museo di Arti decorative Accorsi-Ometto di Torino ospiterà, dal 6 novembre 2026 al 28 febbraio 2027, la mostra “Roberto Capucci. Vestire Le muse”, curata dalla storica dell'arte e del costume Silvia Mira.

Tra i pezzi esposti anche l’abito da sera indossato da Rita Levi Montalcini in occasione del Premio Nobel per la Medicina

L'esposizione raccoglie cinquanta abiti firmati dallo stilista e appartenuti a personalità del mondo della cultura, dell’arte, della scienza, dello spettacolo e dell’aristocrazia. “Roberto Capucci non è uno stilista, non è un sarto. È un artista. Le Muse di Capucci sono coloro in grado di abitare la meraviglia, all’altezza della meraviglia, perché hanno in sé la capacità di comprenderla e di farsi tramite del compimento di un anelito di infinito", ha sottolineato, attraverso una nota, la curatrice Silvia Mira.

Il percorso espositivo si articola attraverso una selezione di capi rappresentativi dell'evoluzione formale e strutturale della produzione di Capucci. Tra i pezzi esposti figurano l’abito da sera in velluto indossato da Rita Levi Montalcini in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Medicina nel 1986, le creazioni da giorno e da sera realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta per attrici come Silvana Pampanini, Catherine Spaak, Lucia Bosè e Valentina Cortese, oltre ai costumi di scena e da concerto ideati per le interpreti liriche Raina Kabaivanska e Katia Ricciarelli.

Abito da cocktail in taffeta di seta, 1982 Collezione privata Credits: Mostra “Roberto Capucci. Vestire Le muse”

In particolare, per le grandi interpreti della lirica, Capucci creò il costume di scena in taffetà nero e paillettes per La vedova allegra (Fondazione Roberto Capucci) indossato da Raina Kabaivanska (Trieste, 1991) e l’abito da concerto in georgette rosso con doppio volant in taffetà rosso e ciclamino di Katia Ricciarelli (Parigi, 1986).

"Io ho bisogno di vedere il bello, ma in tutte le sue manifestazioni, che sia in un quadro o in un brano di musica. Una musica equivale a un'opera d'arte, a un'architettura, a un'ombra, a una foglia, a una nuvola. lo sono molto curioso, osservo. E poi nascono cose completamente diverse”, amava sottolineare Roberto Capucci, stilista nato a Roma nel 1930. Capucci ha frequentato il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti.

La mostra è aperta fino al 28 febbraio 2027

Nel 1950 nasce la maison Roberto Capucci con il primo atelier in via Sistina, a Roma, e successivamente nel 1952 la prima sfilata alla sala Bianca di Palazzo Pitti, a Firenze. Nello stesso anno sfila anche a Roma. In questi anni nasce la linea a scatola che renderà lo stilista famoso a livello internazionale.

Abito da sera in sauvage di seta, 1985-1989 Collezione privata Credits: Mostra “Roberto Capucci. Vestire Le muse”

Completano l'itinerario espositivo venti creazioni degli anni Ottanta e Novanta, allestite in dialogo con gli arredi della collezione permanente del museo e provenienti da guardaroba privati, inclusi quelli della duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona e dei membri delle famiglie Nasi e Marini Clarelli. Una sezione specifica della mostra è dedicata a una selezione di quindici abiti appartenuti a Maria Luisa Gaetani d’Aragona, affiancata da materiale documentario relativo alle sue attività in ambito fotografico e filantropico.

Presenti anche i disegni relativi alla prima collezione autunno/inverno del 1951 di Roberto Capucci

La documentazione del processo progettuale del creatore è affidata a un corpus di bozzetti e illustrazioni stilistiche suddivisi per decenni, dagli anni Cinquanta al Duemila. Tra questi sono presentati i disegni relativi alla prima collezione autunno/inverno del 1951, la produzione del periodo parigino degli anni Sessanta caratterizzata dall'impiego di materiali sintetici, gli elaborati degli anni Settanta realizzati con fibre naturali e materie prime non convenzionali, fino ai bozzetti per i costumi del balletto Le creature di Prometeo, ideati per il Festival dei Due Mondi di Spoleto del 2020.

Abito da sera in raso di seta, 1985-1990 Collezione privata Credits: Roberto Capucci. Vestire Le muse

Il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, nel cuore di Torino, si trova nella storica “Domus Padi”, Casa di Po, in via Po 55, nel palazzo costruito nel 1616 dai Padri Antoniniani. Da oltre vent’anni racconta la storia della collezione di uno dei più importanti antiquari italiani del XX secolo, Pietro Accorsi (1891-1982), e di Giulio Ometto (1942-2019), presidente della Fondazione Accorsi-Ometto.

Il museo è aperto martedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 18, il giovedì dalle 10 alle 20 e sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19. Il biglietto unico intero (comprensivo di ingresso al museo) costa 14 euro.

Abito da cocktail in chiffon di seta con rouges in taffetas di seta, 1980 1989 Collezione Maria Luisa Gaetani d’Aragona Credits: Mostra “Roberto Capucci. Vestire Le muse”
Museo di Arti decorative Accorsi-Ometto
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