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Pitti Bimbo 96: Turchia e Gran Bretagna in cima alla lista dei visitatori esteri

Scritto da Isabella Naef

23 gen 2023

Fiere

Pitti Bimbo Monnalisa backstage, courtesy of Pitti Immagine

La 96esima edizione di Pitti Immagine Bimbo, che si è svolta a Firenze, dal 18 al 20 gennaio 2023, ha registrato oltre 2mila compratori (stando ai dati raccolti a metà dell'ultimo giorno), di cui 600 provenienti dall'estero. “I dati sui compratori, così come il numero degli espositori, entrambi in deciso aumento rispetto allo scorso gennaio, ci dicono che il salone ha ripreso la sua leadership internazionale", ha sottolineato Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, "ma rappresentano soltanto un elemento della nostra soddisfazione per come sono andate le cose, perché dietro la dimensione quantitativa c’è grande qualità, un lavoro accurato, una costante capacità di innovazione".

Numeri alla mano sono stati 1460 i compratori italiani e 600 quelli esteri, provenienti da quasi 70 paesi. Complessivamente, i visitatori in totale dovrebbero superare le 3.000 presenze.

Va segnalata anche l’ampia partecipazione del Medio Oriente e dell’Africa mediterranea

Lo scorso anno c'era un'unica registrazione per i compratori di Pitti Uomo e Bimbo, svolti in contemporanea, entrambi in Fortezza da Basso e l’edizione di gennaio 2022 aveva registrato circa 4.900 compratori, di cui il 30 per cento da una sessantina di paesi esteri.

Ai primi posti per presenze ci sono Turchia, Gran Bretagna, Spagna, Russia, Germania, Francia, Grecia, Arabia Saudita, Corea del Sud e Serbia.

Ragionando per grandi aree va segnalata anche l’ampia partecipazione del Medio Oriente e dell’Africa mediterranea, dell’Europa dell’Est, dell’Heartland euroasiatico, il ritorno del Giappone e la conferma dei grandi buyer americani.

"Da parte di noi organizzatori non c’è stata soltanto la consueta (ma non scontata) opera di selezione e curatela nei padiglioni, ma anche un promettente allargamento delle merceologie esposte: dal mondo della scuola allo sport, dai giocattoli agli arredi per le camerette, dall’oggettistica di design all’editoria. Pensiamo che questo, sempre più, debba essere il Pitti Bimbo del futuro”, ha aggiunto Napoleone.

Per quanto concerne l'andamento del settore, dopo un 2020 segnato dall’emergenza pandemica, il 2021 per il comparto della moda junior (accezione questa che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi e ragazze di età tra 0-14 anni, intimo ed accessori inclusi) aveva evidenziato un recupero a doppia cifra, pari al +15,5 per cento. Secondo le stime preliminari effettuate dal Centro studi di Confindustria Moda, la moda junior italiana è attesa chiudere, invece, il 2022 nuovamente in frenata. Più in particolare, per il turnover settoriale si prospetta una flessione del -3,8 per cento, che lo riporterebbe sui 2,9 miliardi di euro.

A fronte di una vivace crescita dei flussi di importazione dall’estero l’anno è stato caratterizzato da un calo non trascurabile delle esportazioni; per il valore della produzione (variabile che, si ricorda, prova a quantificare l’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati) si prevede pertanto un ritorno in territorio negativo, stimato nell’ordine del -11,1 per cento.

Guardando alle performance oltreconfine, per la moda junior è stimata una flessione media annua delle vendite estere corrispondente al -8,8 per cento; il valore delle esportazioni di comparto dovrebbe, quindi, scendere sui 1.190 milioni di euro, concorrendo al 40,6 per cento del turnover settoriale. Contrariamente, con riferimento all’import, è prevista una variazione positiva nella misura del +20,0 per cento, per un valore complessivo di quasi 2,4 miliardi.

La dinamica prevista per i flussi commerciali in entrata e in uscita dall’Italia determinerebbe un aggravamento del deficit commerciale di comparto, che si avvicinerebbe a -1,2 miliardi di euro. Secondo le previsioni del Centro studi di Confindustria moda, i consumi nazionali (in tale accezione comprensivi dei consumi delle famiglie, dei consumi extra-familiari e delle scorte) archivieranno il 2022 in territorio positivo, evidenziando una crescita nell’ordine del +4 per cento rispetto al risultato raggiunto nel 2021. Il gap rispetto al consuntivo di mercato 2019 si attesterebbe sul -2,4 per cento.

Relativamente ai mercati esteri, è possibile circoscrivere l’analisi al solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi commerciali con l’estero per nazione). Secondo quanto rilevato da Istat, con riferimento ai primi 9 mesi 2022, l’export di moda bébé, che nel medesimo periodo del 2021 aveva registrato una crescita del +23,1 per cento, ha accusato una perdita del -8,8 per cento, portandosi a 121,9 milioni di euro.

Più in dettaglio, da gennaio a settembre 2022 la Spagna, come negli ultimi tre anni, si conferma il primo sbocco per la moda bébé, pur restando interessata da una contrazione pari al -2,7 per cento; resta al secondo posto la Svizzera, tradizione hub logistico/distributivo del fashion, che flette del -11,2 per cento. Una dinamica negativa caratterizza anche l’export destinato alla Francia, interessato da un decremento del -11,9 per cento, come pure quello verso il Regno Unito, che risulta nuovamente in calo (-2,6 per cento).

Invece, è stata rilevata favorevole la performance di due mercati strategici: la Germania, in aumento del +6,6 per cento, e gli Stati Uniti che presentano anch’essi una variazione positiva (+13,1 per cento). Crescono, inoltre, nonostante il conflitto in atto, le vendite di moda bébé destinate al mercato russo (+7,8 per cento). Di contro gli Emirati Arabi Uniti, dopo il vivace aumento registrato nei 9 mesi del 2021 (+159,5 per cento), presentano ora un ridimensionamento, nella misura del -43,3 per cento.

La Corea del Sud torna, invece, a palesare una crescita del +10,5 per cento nel periodo in esame, superando i 3 milioni di euro. Sempre con riferimento al solo abbigliamento bébé, le importazioni dall’estero in Italia, che da gennaio a settembre 2021 avevano rilevato un aumento del +8,2 per cento, nei primi nove mesi del 2022 si mantengono in territorio positivo con una variazione del +32,2 per cento.

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