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Pitti Uomo chiude a quota 6mila visitatori, erano 30mila a giugno 2019

Scritto da Isabella Naef

5 lug 2021

Fiere

La kermesse fiorentina è passata dai 30mila visitatori e 18.500 i buyer del giugno 2019 ai 6mila, di cui oltre 4.000 buyer (con una percentuale complessiva di compratori esteri di poco inferiore al 30 per cento) del giugno 2021. Anche se i dati non sono omogenei in quanto la 100esima edizione della kermesse dedicata all’uomo, appena conclusa a Firenze, è andata in scena insieme a Pitti Bimbo, qualche riflessione va sicuramente fatta, anche al di la della pandemia da Covid-19 che, sicuramente, ha inciso fortemente sull'affluenza alla kermesse a causa delle misure che ancora limitano gli spostamenti in alcuni Paesi.

Forse, i numeri di una volta non saranno più pensabili in ragione di presentazioni e piattaforme digitali che fanno della presenza fisica un valore aggiunto importante ma non determinante. Forse, l’attenzione alla sostenibilità e al pianeta muterà i ritmi della collezioni, forse ci sarà bisogno di un ripensamento dei saloni e dei calendari a livello di sistema moda internazionale, forse, invece, tutto tornerà come prima, basterà aspettare ancora qualche mese. Il banco di prova, quindi, potrebbe essere l'edizione di gennaio 2022 di Pitti Uomo.

Pitti Uomo assieme a Pitti Bimbo ha registrato 6mila visitatori, di cui 4mila buyer

“In genere non indulgo a sentimentalismi, ma se c’è stata una cifra speciale per i giorni di fiera che si concludono oggi (venerdì 2 luglio, ndr), è la combinazione di voglia, determinazione, piacere di tornare a confrontarsi di persona, di misurare nuovamente se stessi e gli altri, clienti e colleghi, di scambiare idee e commenti, persino di condividere le difficoltà vissute e che ancora si fanno e si faranno sentire, insieme alla riaffermazione di un amore intatto per il lavoro attraverso la presentazione delle nuove collezioni. I dati sulla partecipazione dei compratori vanno letti in questo contesto, dove qualità, motivazione e concentrazione sono stati gli elementi più sottolineati dagli stessi espositori”, ha sottolineato Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine.

La kermesse fiorentina mette al centro sostenibilità e giovani talenti

Per Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine, “l’atmosfera era un misto di sollievo, entusiasmo e volontà di reagire: gli espositori hanno trovato clienti vogliosi e disposti ad approfondire la conoscenza dei prodotti, i compratori hanno avuto il tempo e la disposizione per esplorare e scoprire nuovi brand”.

La kermesse, dopo diverse edizioni saltate a causa delle misure di contenimento legate alla pandemia da Covid-19, ha raggruppato 362 i brand in totale, di questi 101 provenivano dall’estero e 47 i marchi che partecipano al salone solo sulla piattaforma digitale Pitti Connect.

Il salone estivo di Pitti Immagine ha puntato sul più iconico dei numeri “Pitti 100”: idea nata e sviluppata intorno a Pitti Uomo, giunto alla sua 100esima edizione. “Il 100 è un numero forte, significativo, tondo e promettente. È sicuramente un traguardo, ma se letto al contrario, 001, diviene il simbolo di un nuovo inizio", ha ribadito Poletto.

Il percorso all'interno delle collezioni era articolato in tre macro aree, tre percorsi speciali che raccontano le diverse anime del menswear: Fantastic Classic, l'evoluzione del classico nelle sue versioni più innovative e contemporanee, Dynamic Attitude, la passione per outdoor come punto di incontro tra sport e streetwear, Superstyling, la ricerca di nuovi canoni stilistici che anticipano le tendenze.

Atmosfera alla Fortezza da Basso di Firenze era buona anche se meno internazionale del solito e nonostante i dati diffusi da Pitti Immagine che indicano, oltre alla presenza di buyer dai paesi europei (Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Austria, Olanda, Belgio, Russia, Polonia, Grecia e Portogallo in testa), anche di compratori dagli Stati Uniti (trainati dai grandi department store come Bergdorf Goodman e Neiman Marcus), da Canada e Turchia. “I dati sui media presenti: oltre 700 giornalisti, di cui circa 300 dall’estero”, hanno sottolineato gli organizzatori, in una nota.

Numeri a parte, la voglia di ripartire da parte dei marchi c’era e anche il sollievo da parte di alcune etichette di nicchia e di lusso che si sono accaparrate maggiore attenzione da parte di stampa e buyer. “C’è meno confusione, ci sono meno eventi e io ho il tempo di raccontare e spiegare il lavoro artigianale e creativo che c’è dietro al mio marchio”, ha raccontato a FashionUnited, Maurizio Miri, dell’omonimo marchio menswear bresciano.

Soddisfatto dell’affluenza di buyer italiani anche Ronan Collin, cofondatore del marchio di sneaker N’go, azienda certificata B Corp che propone una collezione di scarpe da ginnastica unisex, realizzate in maniera eco e socio sostenibile in Vietnam. L'azienda lavora con 44 artigiane vietnamite su disegni etnici interamente tessuti a mano e privilegia l'uso di materiale locale e riciclato. Il marchio propone collezioni di scarpe di cuoio senza cromo e in tela, oltre a zaini realizzati con bottiglie di plastica riciclate. "Stiamo puntando sul mercato italiano, cerchiamo dei distributori sul territorio e sono passati in stand diversi compratori italiani", ha detto a FashionUnited, Collin.

Edizione sicuramente più sobria rispetto all’era “pre pandemia” anche per Nicolas Bargi, ceo di Save the Duck, il brand italiano specializzato nell’outerwear totalmente animal-free “ma sono certo che a gennaio 2021 Pitti Uomo registrerà un’affluenza eccezionale”. Per quella data il marchio si prepara a festeggiare i 10 anni della fondazione con un grande evento. Per la primavera estate 2022, l’etichetta fondata da Bargi, che ha chiuso il 2020 con un fatturato a quota 35,5 milioni di euro e nel 2021 prevede di raggiungere i 48 milioni di euro, ha presentato una collaborazione con Mackintosh, azienda iconica per l’inconfondibile raincoat londinese. L’unione di expertise e know-how delle due realtà ha portato così alla seconda e coloratissima capsule collection della stagione, commistione degli stili e design delle due aziende.

Restando in tema di sostenibilità e attenzione al pianeta, la kermesse organizzata da Pitti Immagine, ha dato spazio anche a marchi giovani ma promettenti come Federico Cina, brand creato dall’omonimo romagnolo. “Artigianalità, sostenibilità e umanità sono i tre valori centrali del mio brand”, ha spiegato a Cina, presente con il suo stand al padiglione Centrale, nella sezione Sustainable style.

“Essere sostenibili, per noi, significa supportare l’ecosistema romagnolo creando benessere e opportunità per le imprese, gli artigiani e le persone della nostra terra”, ha raccontato lo stilista. Non lontano dal suo stand, gli abiti e gli accessori dei giovani talenti di Polimoda. La scuola, il 29 giugno in piazza Santa Maria Novella, a Firenze, ha proposto anche un evento-installazione dedicato ai migliori talenti creativi della scuola. “È il mio primo fashion show come direttore di Polimoda”, ha raccontato Massimiliano Giornetti, “ma sono ormai già due anni che lavoro accanto agli studenti. Ho avuto il privilegio di vivere la loro esplosiva energia creativa e anche i momenti di fragilità di questo periodo incerto. Con un percorso di maturazione personale e professionale che è stato probabilmente il più difficile di questi ultimi anni, oggi, sono finalmente pronti a spiccare il volo, ognuno con la propria identità creativa e unicità di pensiero”.

Allo stand di Pitti, tra le altre, le creazioni sartoriali di Ugo Federico Ianaro e gli stivali e le borse di Annagiulia Giannetti.

Compie 36 anni, invece, il marchio Cuoio di Toscana, brand creato per diffondere la cultura e le caratteristiche di stile e qualità del cuoio made in Italy che è stato protagonista della nuova edizione di Pitti Uomo con un’iniziative per rilanciare il ruolo dell’italian style a livello globale. Il progetto ha coinvolto l'evento di Thebe Magugu, giovane astro nascente della moda sudafricana premiato da Lvmh nel 2019 e special guest di Pitti Uomo 100. La sua nuova collezione di menswear per la primavera-estate 2022 è stata presentata con calzature concepite come audaci camperos oltre a morbide borse sviluppate in una palette di cromie vibranti e rifinite grazie ai materiali naturalmente green e di indiscutibile qualità, forniti dallo storico Consorzio conciario di eccellenza.

Ventisette anni, nato a Kimberly, in Sudafrica, Magugu ha presentato a Firenze una collezione la cui ispirazione proviene dal libro "The Wistleblowers" di Mandy Wiener. "I whistleblower non sono celebrati o presentati come personaggi eroici. Invece, sono in gran parte trattati come insubordinati, emarginati o piantagrane, indossando la lettera scarlatta W e incapaci di trovare un lavoro proprio. Ho scelto di far luce sulla situazione degli informatori in Sudafrica, nella speranza di sollecitare un cambiamento nella legislazione, nel supporto organizzativo e nell'atteggiamento sociale".

Il guardaroba maschile di questo giovane talento si compone di silhouette sartoriali con dettagli che evocano influenze all'uniforme da cowboy.

Ridotti gli eventi in città per l'edizione di giugno: tra questi, però, Gucci che ha presentato, nell'anno del suo centenario, la nuova sede dell'Archivio a Palazzo Settimanni, sede storica del marchio.

Tra gli eventi anche quello di Borsalino che ha svelato la nuova collezione di soft accessories dedicati alla primavera-estate 2022. Gli accessori sono realizzati in collaborazione con l'azienda italiana Isa spa.

La collezione comprende anche sciarpe e scialli leggerissimi, cravatte e pochette realizzati in cotone e seta, fibre tessili naturali. Protagonista è l’iconico carattere calligrafico Borsalino, simbolo della maison introdotto per la prima volta nel 1907, che diventa pattern e si sovrappone a suggestioni arts and crafts in un'esplosione di colori e fantasie.

I numeri dalla moda maschile italiana nel 2020

In apertura del salone gli organizzatori hanno presentato i dati economici della moda maschile italiana a cura del Centro studi di Confindustria moda. Il bilancio 2020 della moda maschile italiana (aggregato che comprende l’abbigliamento in tessuto, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) risente inevitabilmente degli effetti che la pandemia Covid-19 ha prodotto sui mercati mondiali. Le misure di contenimento del contagio adottate sia a livello nazionale sia a livello internazionale hanno influito pesantemente sul settore. E’ così che, dopo diversi anni ininterrotti di crescita, il bilancio settoriale - archivia una flessione del turnover pari al -19,5 per cento; il giro d’affari cala a 8.169 milioni di euro, perdendo quasi due miliardi nei dodici mesi.

Con riferimento all’interscambio con l’estero, nonostante l’emergenza sanitaria, l’export ha mantenuto il suo ruolo strategico per la moda maschile italiana, concorrendo al 71,7 per cento del fatturato. Su base annua, tuttavia, le esportazioni di settore cedono il -16,7 per cento, passando a 5,8 miliardi di euro (1.171 milioni in meno in un anno).

La moda maschile nel 2021

Mentre l’import, pur in miglioramento rispetto al dato di gennaio-dicembre 2020, resta interessato da una flessione a due cifre pari al -15,2 per cento, l’export, pur restando negativo, assiste a un miglioramento del tasso, facendo registrare una dinamica del -3,9 per cento rispetto al primo trimestre 2020, ovvero a un totale di 1.616 milioni di euro. Rispetto ai primi tre mesi del 2019, invece, le vendite estere risultano ancora inferiori del -9,7% (quindi 173,5 milioni in meno).

Focalizzandosi sulle prime battute del 2021, nel gennaio-febbraio le vendite estere avevano registrato ancora una variazione del -19,5 per cento, ma è stato il mese di marzo a segnare il rimbalzo: rispetto al marzo dello scorso anno (in cui si ricorda si era però avviato il primo lockdown a partire dal giorno 9), l’export cresce del +45,4 per cento (+183,7 milioni in valore assoluto).

In termini di macro-aree di sbocco, nel primo quarter 2021, l’export destinato alla Ue evidenzia un aumento del +4,3 per cento, mentre quello extra-Ue (52,0 per cento del totale) perde il -10,4 per cento, dato questo su cui pesano in particolare le perdite accusate dal Regno Unito.

Scritto da Isabella Naef

Foto: dall'ufficio stampa Pitti Immagine; FashionUnited; Save the Duck; Borsalino; Magugu