Techtextil e Techprocess 2026: tra spinta innovativa e pressione sull'implementazione
Le due fiere Techtextil e Texprocess, tenutesi la scorsa settimana a Francoforte sul Meno, hanno dimostrato la grande forza innovativa del settore tessile. Circa 1700 espositori provenienti da oltre 100 Paesi hanno presentato nuove soluzioni per i tessuti performanti e la loro lavorazione. Allo stesso tempo, da molte conversazioni è emerso chiaramente che, sebbene le buone idee non manchino, la vera sfida risiede nella loro implementazione su scala industriale.
Oltre 36mila visitatori provenienti da 112 Paesi hanno approfittato delle fiere per informarsi sugli ultimi sviluppi e discutere della situazione del settore. Si è parlato anche delle notevoli pressioni derivanti dalle incertezze geopolitiche, dalle catene di approvvigionamento interrotte, dagli alti prezzi dell'energia e delle materie prime, nonché dai crescenti requisiti normativi. "Le evoluzioni volatili del mercato stanno cambiando i modelli di business in modo duraturo", afferma Detlef Braun, amministratore delegato di Messe Frankfurt. "In questo contesto, connettività, flessibilità e velocità sono fattori chiave per il successo. A Techtextil e Texprocess si incontrano gli attori più importanti per trasformare più rapidamente le idee in applicazioni".
Innovazioni nel riciclo e minore dipendenza dalle materie prime fossili
Se nella scorsa edizione di due anni fa il tema della sostenibilità era chiaramente al centro di molte innovazioni, anche quest'anno si è confermato come una questione centrale per il settore, sebbene con meno clamore e non più come unico motore.
Un esempio è il tema "Nature performance", nell'ambito del quale sono state presentate in fiera alternative naturali e a base biologica alle classiche fibre chimiche. L'attenzione si è concentrata su materiali che combinano sostenibilità e alte prestazioni, riducendo al contempo le emissioni di Co2 e garantendo la riciclabilità. Per esempio, lo specialista di filati per cucire Amann ha presentato il primo filato in cellulosa, senza anima in poliestere, mentre Oceansafe ha introdotto un polimero ad alte prestazioni a base di materie prime bio-based e riciclate, scalabile per l'uso industriale.
Anche l'azienda statunitense di fibre e tecnologie The Lycra Company punta sempre più su componenti di fibre a base biologica e, allo stesso tempo, lavora a soluzioni di riciclo. "In passato si pensava che i tessuti in Lycra non potessero essere riciclati, ma non è vero. È una questione di tecnologia", afferma Arnaud Ruffin, vice president brands & retail business di The Lycra Company. Oggi è possibile separare nuovamente le fibre miste con aggiunta di Lycra nei loro componenti, come poliammide e Lycra. Per sviluppare ulteriormente queste tecnologie, a dicembre è stata avviata una collaborazione tra RadiciGroup, attraverso la sua divisione di ricerca Radici InNova, il produttore di lingerie Triumph e The Lycra Company. L'obiettivo è riciclare gli scarti di produzione e testare i processi in condizioni reali. Parallelamente, si sta già lavorando a soluzioni per il riciclo dei rifiuti post-consumo, aggiunge Ruffin.
Anche nel campo dei finissaggi si sta andando verso materie prime a base biologica, come dimostra lo specialista tedesco di chimica tessile Rudolf. L'azienda ha sviluppato un finissaggio bio-based con proprietà termoregolanti che previene l'accumulo di calore. Anche i finissaggi idrorepellenti privi di composti alchilici per- e polifluorurati (Pfas) rimangono un tema importante per il settore. Solo a gennaio di quest'anno, Greenpeace Austria aveva fatto analizzare delle giacche di C&A, riscontrando la presenza di diverse "sostanze chimiche eterne" e rendendo pubblico il superamento dei limiti di legge. Oggi i test sono molto più frequenti, afferma Alexander Hanel di Rudolf, anche se il problema dei Pfas è che, a causa della contaminazione incrociata, queste sostanze sono ormai rilevabili ovunque. "Oggi è difficile non trovarle", afferma Hanel. Da alcuni anni si discute di un divieto generale dei Pfas nell'industria dell'abbigliamento. In Francia, Danimarca, Norvegia e in alcuni stati degli Stati Uniti esistono già ampie restrizioni. Rudolf offre finissaggi senza Pfas dal 2004.
La sostenibilità rimane, ma con nuove prospettive
Sebbene la sostenibilità rimanga un punto focale importante, si nota un sensibile cambio di prospettiva. Fino a pochi anni fa, con il Green Deal europeo, l'obiettivo principale era rendere l'industria tessile più sostenibile e rispettosa del clima. Questa visione persiste, ma è sempre più affiancata da una seconda domanda cruciale: come conciliare la trasformazione ecologica con la competitività industriale in Europa? Sullo sfondo di crisi globali, catene di approvvigionamento interrotte e crescenti tensioni geopolitiche, l'attenzione politica a Bruxelles si è notevolmente ampliata, spiega Dirk Vantyghem dell'associazione europea del tessile e dell'abbigliamento Euratex. Il Green Deal si è trasformato in un "Clean industrial deal", in cui competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e autonomia strategica assumono un ruolo centrale.
"Gli ultimi anni hanno messo a dura prova molte aziende", afferma Vantyghem. "Ci sono state troppe nuove regole, soprattutto per le piccole e medie imprese. Ora si intende rallentare il ritmo". Gli elevati standard e requisiti di conformità dell'Ue rimarranno in vigore, ma in futuro saranno applicati in modo più coerente anche alle aziende che vendono in Europa, non solo a quelle che producono qui. In questo modo, i grandi operatori internazionali del fast fashion entrano maggiormente nel mirino della regolamentazione.
Allo stesso tempo, l'Ue prevede un controllo più stretto e centralizzato attraverso un'autorità doganale comune per migliorare l'applicazione delle norme. Anche gli appalti pubblici saranno utilizzati maggiormente per rafforzare le aziende europee e promuovere gli investimenti nell'industria nazionale. Inoltre, l'Ue punta sempre più su nuove partnership internazionali per ridurre le dipendenze esistenti, ad esempio dalla Cina o dagli Stati Uniti.
Automazione e intelligenza artificiale: grandi promesse, difficile realtà
Da anni, l'automazione e lo sviluppo della produzione giocano un ruolo centrale nell'industria tessile, un aspetto che è diventato particolarmente tangibile in fiera. Produttori di macchine per cucire come Dürkopp Adler hanno mostrato i loro ultimi automi, mentre i costruttori di macchinari hanno presentato concept con cui è già possibile produrre in modo completamente automatizzato articoli semplici, come portachiavi o prodotti standard simili. Anche un sistema di ispezione dei tessuti basato sull'intelligenza artificiale (Ia) del Laboratory for Artificial Intelligence in Design di Hong Kong riconosce i difetti sulle superfici tessili in modo più affidabile e rapido dell'occhio umano.
In generale, intelligenza artificiale, robotica e sensoristica sono considerati i principali motori della prossima fase produttiva, anche se l'implementazione presenta ancora delle difficoltà. "I robot sono già in grado di comprendere i tessuti, ma l'industria non ancora", ha affermato Massoud Sattari Torki dell'Ita Group, riferendosi non tanto ai singoli passaggi che i robot possono eseguire, quanto alla digitalizzazione e all'automazione di interi processi. I tessuti sono estremamente variabili, motivo per cui l'automazione tradizionale raggiunge i suoi limiti. Sono quindi necessari circuiti di controllo chiusi in cui sensoristica e movimento interagiscono strettamente. Allo stesso tempo, dati frammentati, mancanza di integrazione e costi elevati frenano la scalabilità. "Troppe soluzioni rimangono bloccate nella fase pilota", ha aggiunto Torki, chiedendo un maggior numero di implementazioni nel mondo reale. Non si tratta di sostituire i lavoratori, ma di affiancarli, anche a causa della crescente carenza di manodopera qualificata.
Anche lo sviluppo del prodotto può essere digitalizzato e reso più efficiente grazie alla simulazione 3D e all'intelligenza artificiale. "L'intelligenza artificiale è il tema più importante della fiera", ritiene Hans-Peter Hiemer, specialista di software 3D di Assyst. "In Europa, le aziende stanno appena iniziando a occuparsi di Ia. L'Asia è avanti di due anni rispetto a noi in questo campo". Assyst ha quindi iniziato ad addestrare un'intelligenza artificiale sul linguaggio della moda. Questo non solo risolverà i problemi di comunicazione, ma un'Ia che comprende i termini della moda potrà analizzare più rapidamente le collezioni, strutturare le tendenze o generare idee di design, senza che tutto debba essere tradotto in parametri tecnici. Ciò accelera processi come la prototipazione o lo sviluppo di varianti.
Altre innovazioni nei settori della robotica e dell'automazione includono sistemi robotizzati in grado di afferrare e impilare strati di tessuto tramite un getto d'aria o un congelamento mirato. La soluzione a getto d'aria di Robotextile è già in uso presso C&A e Vaude, afferma il co-amministratore delegato Michael Müller. "Il calo dei prezzi dei robot, la carenza di manodopera e il nearshoring stanno spingendo l'automazione", è convinto.
Il settore militare come mercato in crescita: aumenta la domanda di protezione e tracciabilità dell'origine
Una tendenza chiara emersa a Techtextil e Texprocess è stata la crescente importanza del segmento militare e della sicurezza per l'industria tessile. Il fatto che in questo settore si stia investendo maggiormente era percepibile in molti stand. Allo stesso tempo, i confini tra il workwear classico, l'outdoor e le applicazioni militari si stanno facendo sempre più sfumati.
"Il workwear e, sempre di più, il settore militare stanno registrando una crescita eccezionale", afferma Michael Pümpel del produttore di tessuti austriaco Getzner Textil, che sviluppa, tra le altre cose, materiali per giubbotti antiproiettile e mimetizzazione a infrarossi. In questo contesto, anche il luogo di produzione sta acquisendo maggiore importanza: "Le forze armate, naturalmente, prestano attenzione prima di tutto all'aspetto della sicurezza, ma sta diventando sempre più importante sapere dove vengono realizzati i prodotti e se le catene di approvvigionamento sono affidabili". Molti committenti stanno rinunciando sempre più agli acquisti in Cina e cercano specificamente fornitori europei.
Questo si riflette anche tra i fornitori: persino il produttore di bottoni Prym si rivolge ora specificamente al settore militare come gruppo di clienti, presentandosi in fiera con un look militare.
In questo contesto, il "Made in Eu" assume una nuova dimensione. Se per molto tempo questo marchio è stato sinonimo soprattutto di sostenibilità, oggi aspetti come sicurezza, affidabilità e indipendenza strategica passano sempre più in primo piano. La domanda di strutture produttive regionali è in crescita, e ora anche il quadro normativo dell'Ue intende reagire rapidamente.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente sulle altre edizioni di FashionUnited e tradotto in italiano usando un tool di intelligenza artificiale.
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