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A due anni dalla tragedia del Rana Plaza

Scritto da FashionUnited

24 apr 2015

Moda |APPROFONDIMENTO

Ricorre proprio oggi, 24 aprile, il secondo anniversario dalla tragedia del Rana Plaza, in Bangldesh. Una giornata in cui fare un bilancio di quanto è stato fatto e sarà fatto per evitare disastri del genere.

Il 24 aprile 2013 il complesso edilizio Rana Plaza a Savar, alla periferia di Dhaka, in Bangladesh, crollò. Il sito ospitava cinque fabbriche di abbigliamento che producevano capi per marchi e rivenditori internazionali, tra cui C & A, Walmart, Primark, Kik, Dress Barn, Benetton e Mango. Il mondo guardava con orrore il bilancio delle vittime: 1.133 lavoratori morti e 2.500 feriti. Fu chiaro da subito che si trattava non solo di uno dei peggiori disastri industriali per il Bangladesh, ma del più terribile incidente in fabbrica nella storia della moda.

Da allora sono state chiuse 175 fabbriche

Due anni dopo, sia "Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh", sia US Alliance for Bangladesh Worker Safety, hanno avuto la possibilità di pubblicare le relazioni sullo stato di avanzamento dei lavori di messa in sicurezza delle strutture e sui controlli nelle fabbriche. Per la prima volta questi rapporti sono disponibili anche online e mettono nero su bianco i progressi per ogni stabilimento ispezionato e dando trasparenza dove prima non c'era.

I report sono online: la trasparenza è la conquista più grande

La trasparenza è il passo più grande che è stato fatto visto che subito dopo la tragedia molti marchi hanno fatto fatica ad ammettere di produrre in Bangladesh.

Dal momento in cui le ispezioni sono cominciate sono state chiuse più di 175 fabbriche secondo la Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association (Bgmea).

La domanda che resta da fare è: cosa succede alle fabbriche che non sono coperte dall'Accordo e dall'Alleanza? Dato che "Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh" copre circa 1.600 fabbriche e che "Alliance for Bangladesh Worker Safety" ne copre 1.500, ci sono oltre 4.500- 5.000 fabbriche che probabilmente non sono state ispezionate.

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