Anche nel beauty la sostenibilità guida le aziende
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I consumatori dei prodotti di bellezza, così come di abbigliamento, si dimostrano sempre più esigenti e desiderosi di compiere scelte migliori, nella direzione della sostenibilità, imponendo pertanto all’industria cosmetica di accompagnarli nel percorso di comprensione dei green claim.
Questa una delle evidenze di Make up the future, second edition 2026, il nuovo report di Quantis, società attiva nella consulenza ambientale, che analizza l’evoluzione del settore beauty a sei anni dalla prima edizione.
“Sostenibilità e innovazione sono ormai inseparabili, costituendo oggi lo spazio di manovra più concreto per le aziende italiane nel mondo della cosmetica. Il nostro tessuto di piccole e medie imprese pur senza i capitali dei grandi gruppi, può fare leva su quell’inventiva e agilità di sperimentazione che hanno reso il beauty italiano un punto di riferimento, trasformandole in vantaggio competitivo in un mercato di consumatori e regolamentazioni sempre più esigenti", ha affermato Marco Occhipinti, head of cosmetics e personal care in Quantis Italia, tra gli autori del report.
Basato sull’approccio scientifico e data-driven di Quantis, il report è strutturato attorno a tre piani di azione interconnessi: a livello di Industry, aziendale e di prodotto.
A livello di industry, l’analisi mostra come le crescenti aspettative in materia di regolamentazione e trasparenza stiano accelerando la collaborazione.
A livello corporate il report evidenzia la necessità di integrare la sostenibilità in tutte le funzioni aziendali, e lungo la catena del valore. Circa il 95% dell'impatto climatico dell'industria risiede infatti nelle emissioni Scope 3, principalmente legate all’approvvigionamento di materie prime e produzione di packaging. Ciò rende di fondamentale importanza le scelte di approvvigionamento, di Ricerca e sviluppo, di marketing e di investimento al fine di prendere decisioni strategiche che vedano nella sostenibilità un veicolo di valore e gestione del rischio.
Oltre la metà della Gen Z (52%) cerca attivamente claim che evidenzino la "naturalità" nel beauty
A livello di prodotto, Make up the future sottolinea quanto l’impatto ambientale dei prodotti sia fortemente influenzato dall'uso quotidiano. La fase d’uso continua a rappresentare la quota maggiore degli impatti: la routine di bellezza mattutina media di un europeo genera circa 700 g di Co2e, paragonabile a un ciclo completo di lavatrice, e circa il 70% dell'impatto ambientale totale, in larga parte legata al risciacquo. Ciò pone l’accento sul ruolo che produttori e rivenditori dovrebbero svolgere nell'influenzare il modo in cui i prodotti vengono utilizzati e non solo come vengono realizzati e venduti.
I consumatori si dimostrano sempre più esigenti e desiderosi di compiere scelte migliori, nella direzione della sostenibilità, imponendo pertanto all’industria cosmetica di accompagnarli nel percorso di comprensione dei green claim. Oltre la metà della Gen Z (52%) cerca attivamente claim che evidenzino la "naturalità" nel beauty e, in Italia, il 54% degli adulti è interessato a usare strumenti di Ia per farsi suggerire nuovi prodotti cosmetici con connotazione naturale o biologica. In tal senso, il report evidenzia anche come l’intelligenza artificiale stia già ridisegnando lo sviluppo dei prodotti, la formulazione, la personalizzazione e la gestione dei dati, anche al fine di renderli più trasparenti e accessibili al pubblico.