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Bizzi (White): la creatività non è strafare

Scritto da Isabella Naef

28 apr 2020

Moda |INTERVISTA-SERIE "LO SCOUTING DEI BRAND"

Quali sono i fattori fondamentali che distinguono un marchio in grado di raccogliere consensi sui mercati, da uno che ha poche chance di emergere, quali sono le piattaforme web oppure le fiere dove scovare le etichette giuste e quali i passi falsi da evitare per potersi presentare con le carte giuste?. FashionUnited ha cercato di dare risposte concrete a queste domande che in molti si stanno facendo proprio ora, in un periodo di grandi riflessioni a causa della pandemia che ha messo sotto scacco tutto il sistema della moda e in vista della ripartenza. Le interviste di questa serie, che saranno pubblicate tutti i martedì a partire da oggi, comincia con una chiacchierata con Massimiliano Bizzi, fondatore di White Milano, fiera che, quest'anno, si svolgerà in zona Tortona, dal 24 al 27 settembre.

Quali sono i fattori fondamentali che distinguono un marchio in grado di raccogliere consensi da uno che ha poche chance di emergere?

La moda richiede due grandi qualità: creatività e una preparazione al mercato. Con creatività intendo anche la capacità di essere visionari, una dote che è istintiva, naturale. Dall'altro lato non può mancare una comprensione profonda del mercato e di quello che desiderano le persone. Ecco se c'è solo una di queste due variabili ma manca l'altra non ci sono le condizioni per poter approdare sul mercato con successo.

Ma cosa intende esattamente quando parla di creatività e come si capisce concretamente se un marchio oppure una collezione può funzionare?

Per me la creatività non è moda estrema o stravaganza, non è strafare, ma saper dare a una collezione, a un abito, qualcosa di se stessi, saper cogliere la tendenza del momento, essere attuali. Basta guardare una collezione anni '80: è sicuramente interessante e bella ma oggi nessuno la comprerebbe. Oggi, magari, acquisti dei capi ispirati a quel periodo ma sono diversi, sono stati resi attuali, contemporanei proprio grazie alla capacità degli stilisti. Quando un designer sa essere creativo, attuale ed è in grado di realizzare un capo bello ed elegante è un fuoriclasse.

C'è differenza nei criteri di selezione dei marchi rispetto al mercato in cui questi ultimi devono essere venduti?

La differenza tra un mercato e l'altro si è molto assottigliata. Viviamo in tempi in cui un designer può arrivare da qualunque parte del mondo e avere successo in Europa o negli Usa. L'ospite speciale della edizione di White, dello scorso febbraio, per esempio, era un designer marocchino: Maison Artc. Lo stilista è stato protagonista di un doppio evento focalizzato su sostenibilità e inclusione delle culture. Si tratta di una evoluzione della moda che oggi ci insegna come la creatività e la capacità possa appartenere a stilisti di qualsiasi Paese nel mondo. La cosa che fa la differenza e decreta la durata e la longevità di un'etichetta e la sua potenzialità di sfondare su mercati come quello di Milano, per esempio, è la capacità di fare impresa, di trasformare quell'essere un fuoriclasse in una serie di collezioni da presentare ai migliori buyer e alla miglior stampa presente alla fashion week della capitale della moda italiana.

Quali sono i posti giusti dove scovare i marchi che possono proporre abbigliamento e accessori interessanti?

Io giro molto per fiere e devo dire che un marchio, se vuole provarci, va a una fiera. Per me è importante viaggiare e vedere quello che c'è in giro, Mi capita di andare in Paesi dove vedo 100 collezioni che non sono all'altezza ma, poi, ecco: trovo un designer che è straordinario. Ci sono anche molti negozi fondamentali per la ricerca.

Come è cambiato il modo di fare scouting e ricerca nell'era digitale?

Sicuramente molti ci contattano attraverso il web, ci mostrano i loro lavori, altri li contattiamo noi, magari dopo aver visto le foto su Internet, su Instagram magari. Io ho due persone in azienda che fanno ricerca tutto il giorno sul web. Devo dire, però, che Internet è anche pericoloso: è facile farsi catturare da un'immagine, le foto possono essere bellissime ma c'è il rischio che, invece, la collezione vista dal vivo non dica nulla. Ecco perchè io voglio sempre vedere i capi dal vivo.

Può dare qualche suggerimento ai marchi giovani desiderosi di farsi strada nella moda?

Innanzitutto non si può prescindere dal fatto che ci sia più domanda che offerta e, quindi per riuscire è necessario essere un fuoriclasse e capita una volta all'anno di scovarne uno. Viaggiare tanto, approfondire, essere attuale, capace e saper interpretare quello che vogliono le persone sono caratteristiche che emergono immediatamente analizzando i marchi che ce l'hanno fatta ma tutto ciò si deve sommare al talento naturale. Penso anche che queste settimane di pandemia da Covid-19 e le misure restrittive a cui siamo sottoposti non potranno non avere un'influenza sulla moda che è, in prima istanza, socialità.

*La prossima intervista della serie dedicata allo scouting sarà pubblicata martedì prossimo, 5 maggio.*

Foto: Massimiliano Bizzi, by Julien Boudet, dall'ufficio stampa White