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Decreto Rilancio: per Borghi (Federmoda) meglio sarebbe definirlo Decreto sussistenza

Scritto da Isabella Naef

21 mag 2020

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto "Rilancio", Federazione moda-Italia Confcommercio, come altre associazioni di categoria, esprime i primi commenti e suggerimenti affinchè le misure possano realmente aiutare le aziende e il sistema economico italiano, fortemente provato dal lockdown.

Borghi: "speriamo che sia accolto l'emendamento sulla svalutazione dei magazzini, con la concessione di un credito d'imposta del 60 per cento ai prodotti rimasti invenduti causa Covid-1"

“Eppur si muove", ha affermato, in una nota, Renato Borghi, presidente di Federazione moda Italia-Confcommercio, "a seguito della pubblicazione del Decreto ‘Rilancio'. È un dubbio che resiste a tutte le rassicurazioni che ci vengono date dal Governo in merito a questo provvedimento che fornisce sicuramente risposte alle nostre richieste, a partire dalla soppressione delle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto scattare l'aumento dell'Iva nel 2021; ma soprattutto per i contributi a fondo perduto per le imprese, come le nostre, con ricavi inferiori a 5 milioni di euro e, questa volta, speriamo senza burocrazia l'annullamento del versamento del saldo 2019 e della prima rata di acconto dell'Irap; l'estensione temporale e delle tipologie di immobili a uso non abitativo del credito d'imposta del 60 per cento sui canoni di locazione oltre che del 30 per cento all'affitto d'azienda; la proroga dei versamenti contributivi e fiscali al 16 settembre; l'estensione della cassa integrazione in deroga e anche l'attenzione che avevamo chiesto per i pagamenti degli avvisi bonari; per finire con la piccola concessione dell'indennizzo di 600 euro passato a 1000 per il mese di maggio", si legge in una nota di Federmoda.

"Mi pare che sia eccessivo il termine di rilancio", ha continuato Borghi, "perché, per rilanciare la nostra economia, serve una visione di medio-lungo periodo: necessita far ripartire lavori pubblici e occorrono innovazione, sburocratizzazione, infrastrutture e una vera riforma fiscale, come da tempo chiede il presidente Sangalli", ha aggiunto Borghi.

"Meglio sarebbe definirlo Decreto sussistenza'", ha sottolineato Borghi.

"Abbiamo aperto in sicurezza i nostri negozi ma sappiamo bene che lavoreremo a lungo con il freno a mano tirato e sarà impossibile recuperare le perdite dovute a due mesi e mezzo di stop. Serve, ora più che mai, un'attenzione delle Istituzioni al settore moda, dopo che si sono dimenticate di noi nell'elenco dell'art. 61 del Decreto ‘Cura Italia'", prosegue il presidente di Federmoda.

"Speriamo", ha concluso Borghi, "che le Camere diano finalmente un forte segnale, accogliendo il nostro emendamento sulla svalutazione dei magazzini, con la concessione di un credito d'imposta del 60 per cento ai prodotti rimasti invenduti causa Covid-19. Questo sì che sarebbe un importante segnale di attenzione ai 115mila punti vendita della moda che danno lavoro a 313 mila addetti e che, con resilienza, sacrificio e grande senso di responsabilità, hanno riaperto le attività non avendo perduto il desiderio di fare impresa”.

Foto: Renato Borghi, dall'ufficio stampa Federmoda