Euipo: l’Ue eccelle nella ricerca ma è in ritardo nella commercializzazione delle idee
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Le domande di registrazione di diritti di proprietà intellettuale rispecchiano la capacità innovativa delle imprese. Esiste un potenziale inesplorato dell’utilizzo della proprietà intellettuale come risorsa strategica per migliorare la competitività delle imprese dell’Ue e ridurre il divario in termini di innovazione rispetto ai concorrenti globali. Questo quanto emerge dal report pubblicato ieri, lunedì 13 aprile, dall'Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. “Finanziamenti garantiti dalla proprietà intellettuale in Europa: stato di avanzamento e prospettive future, Verso un mercato europeo funzionale del finanziamento della proprietà intellettuale”.
In rapporto al Pil, l’Italia si colloca al 20esimo posto per quanto riguarda il deposito di marchi Ue
Il report affronta in modo esaustivo lo scarso utilizzo dei diritti di proprietà intellettuale delle imprese innovative in Europa nell’ottenere finanziamenti. L'analisi contiene anche uno studio approfondito sull'Italia. Nel 2024, l’Italia ha investito l’1,38 % del Pil in ricerca e sviluppo, 0,86 punti percentuali in meno rispetto alla media dell’Ue (2,24 %).
Una quota più elevata del settore privato nella spesa per la ricerca e sviluppo indica una maggiore capacità di innovazione guidata dal mercato. In Italia il settore delle imprese rappresenta il 57,2 % della spesa totale in ricerca e sviluppo, 9,3 punti percentuali in meno rispetto alla media dell’Ue (66,5 %). Il grafico confronta l’intensità dell’utilizzo della ricerca e sviluppo nel settore privato in tutti gli Stati membri dell’Ue e nei principali concorrenti mondiali.
L’Italia si colloca al 28esimo posto a livello mondiale nell’indice mondiale dell’innovazione
Le domande di registrazione di diritti di proprietà intellettuale rispecchiano la capacità innovativa e il coinvolgimento delle imprese di un Paese nel sistema della proprietà intellettuale. Nel 2025, l’Italia ha depositato 13 502 marchi Ue (al secondo posto tra gli Stati membri dell’Ue-27) e 12 655 disegni e modelli dell’Ue (secondo posto). Nel 2024, i richiedenti italiani hanno depositato 4 853 domande di brevetto europeo (al quinto posto nell’Ue-27).
In rapporto al Pil, l’Italia si colloca al 20esimo posto per quanto riguarda il deposito di marchi Ue, al terzo posto per il deposito di disegni e modelli dell’Ue e al 12esimo posto per le domande di brevetto europeo. Tale dato riflette l’intensità dei depositi di domande di diritti di proprietà intellettuale in relazione alle dimensioni economiche del paese.
L’Italia si colloca al 28esimo posto a livello mondiale nell’indice mondiale dell’innovazione (Global innovation index) del 2025, con un punteggio di 44,9, posizionandosi al 14esimo posto tra i 27 Stati membri dell’Ue. Il suo punteggio è pari a quello della media dell’Ue-27 (44,9).
Tra il 2021 e il 2024, gli investimenti in venture capital in Italia hanno raggiunto un totale di circa 3,78 miliardi di euro. In base alla fase, i finanziamenti di avviamento hanno rappresentato il 26,2 %, quelli in fase iniziale (serie A-B) il 48,5% e quelli in fase avanzata (serie C+) il 25,3% del totale dei finanziamenti in venture capital.
In rapporto al Pil, l’Italia ha ricevuto in media 0,43 milioni di euro di finanziamenti in venture capital all’anno per miliardo di euro di Pil nel periodo 2021-2024, collocandosi al 19esimo posto tra gli Stati membri dell’Ue 27. Tale dato riflette l’intensità media annua di venture capital rispetto alla dimensione economica.
Tornando all'Europa, il report evidenzia la sua forza in termini di innovazione e idee, ma lo scarso utilizzo della proprietà intellettuale (Pi) come base per il finanziamento allarga il divario con le altre economie globali. I vincoli finanziari e di mercato spingono molte imprese innovative a trasferirsi al di fuori dell’Ue.
Per promuovere un’Europa più competitiva, figurano tra le proposte dell’Euipo: portafogli di proprietà intellettuale più solidi
Per promuovere un’Europa più competitiva, figurano tra le proposte dell’Euipo: portafogli di proprietà intellettuale più solidi e nuove metodologie di finanziamento che integrino la valutazione della proprietà intellettuale.
Il rapporto sottolinea che, mentre l’Ue eccelle nella ricerca, nel talento imprenditoriale e nel generare idee innovative, è in ritardo nella loro commercializzazione rispetto ai suoi concorrenti globali. In particolare, i diritti di proprietà intellettuale come marchi, brevetti, diritti d’autore e disegni e modelli sono diventati fondamentali per il valore delle imprese innovative, ma rimangono scarsamente utilizzati come fonte di finanziamento.
Oggi, la maggior parte del valore delle imprese innovative è costituita da beni immateriali, compresa la proprietà intellettuale. Ciononostante, le imprese incontrano spesso difficoltà nell’utilizzare il proprio portafoglio di proprietà intellettuale per accedere a finanziamenti, in gran parte a causa della frammentazione dei mercati dei capitali, dei vincoli all’interno del mercato unico e delle barriere strutturali che ostacolano l’uso della proprietà intellettuale come garanzia.
I settori interamente dedicati alla proprietà intellettuale in Europa generano circa il 48% del Pil dell'Ue e circa il 31% dell'occupazione. Tuttavia, solo il 13% delle imprese titolari di diritti di proprietà intellettuale ha cercato di ottenere finanziamenti attraverso i propri beni di proprietà intellettuale e la grande maggioranza non ha mai effettuato una valutazione professionale. Ciò riflette la scarsa consapevolezza tra le imprese su come capitalizzare i propri diritti di proprietà intellettuale, ma anche il fatto che gli investitori e le banche spesso non dispongono delle conoscenze necessarie per valutare tali beni.
"I marchi e gli altri diritti di proprietà intellettuale non sono fini a se stessi. Essi collegano le idee ai mercati, aiutando le imprese a portare l’innovazione su tali mercati. Dato che i beni di proprietà intellettuale rappresentano ormai una quota crescente del valore aziendale, è fondamentale garantire un contesto finanziario adeguato al settore imprenditoriale, in particolare alle Pmi innovative, alle start-up e alle scale-up, affinché possano portare le loro idee e i loro beni di proprietà intellettuale sul mercato. Troppe aziende promettenti stanno lasciando l’Europa, non per mancanza di talenti o di idee di valore, ma perché il nostro sistema finanziario non riconosce appieno il valore dei beni immateriali quando si tratta di garantire loro il finanziamento necessario per crescere», ha osservato il direttore esecutivo dell’Euipo, João Negrão.
“L’Europa vanta di università a livello mondiale, ricercatori di alto livello e una solida base scientifica, eppure rimane troppo lenta nel trasformare l’innovazione in successo di mercato. Di conseguenza, molte imprese innovative con alto potenziale in Europa, dotate di una preziosa proprietà intellettuale, se ne vanno alla ricerca di migliori opportunità di crescita. Si sta ora creando uno slancio politico: iniziative come la Bussola della Competitività, l’agenda post-Draghi e il futuro Fondo Europeo per la Competitività sono volte a sbloccare capitali a favore delle imprese tecnologiche", ha aggiunto Nathalie Berger, direttrice per il coordinamento della competitività presso la direzione Generale del mercato Interno, dell’Industria, dell’Imprenditoria e delle pmi della Commissione Europea.
L'Europa ha vissuto una debole crescita nella produttività e un divario economico in aumento con gli Stati Uniti
Negli ultimi anni, l’Europa ha vissuto una debole crescita nella produttività e un divario economico in aumento con gli Stati Uniti, con il divario del Pil pro capite tra Ue e Usa che è passato dal 17% nel 2002 al 30% nel 2023. Sebbene l’Ue sia forte nella ricerca e nell’innovazione, troppo spesso queste idee tardano a raggiungere le imprese e il mercato.
Secondo il rapporto Draghi del 2024 sul futuro della competitività europea, tra il 2008 e il 2021 quasi il 30% degli “unicorni” sovvenzionati dall’Ue (startup con una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari) ha trasferito la propria sede all’estero.
Secondo le stime del rapporto, i finanziamenti garantiti dalla proprietà intellettuale potrebbero mobilitare tra i 30 e i 120 miliardi di euro ogni anno. In un periodo di dieci anni, ciò si traduce in finanziamenti aggiuntivi compresi tra 150 e 580 miliardi di euro, con un potenziale impatto cumulativo sul Pil dell’Ue compreso tra 70 e 750 miliardi di euro (pari a una quota compresa tra lo 0,4% e il 4,2% del Pil dell’Ue).
Affrontare il ciclo del finanziamento garantito dalla proprietà intellettuale richiede un'azione coordinata in cinque aree prioritarie: rendere visibile la proprietà intellettuale, attribuirle un valore credibile, sfruttarne il valore per l'erogazione di prestiti, costruire una base di dati e rafforzare il coordinamento tra i vari attori. Insieme, queste azioni sosterranno la crescita, mobiliteranno il capitale privato e rafforzeranno la sovranità dell'Europa in materia di innovazione.
La relazione propone una serie di possibili misure per migliorare l’accesso al finanziamento bancario, rafforzare la valutazione della proprietà intellettuale ed espandere le opzioni di finanziamento oltre il credito bancario tradizionale, compresi il sostegno pubblico e il capitale di rischio. In particolare le imprese dovrebbero sviluppare un solido portafoglio di proprietà intellettuale e migliorare le loro capacità di gestione della proprietà intellettuale e di pianificazione aziendale prima di cercare finanziamenti.
Inoltre, la valutazione della proprietà intellettuale deve essere rafforzata in modo che le istituzioni finanziarie possano valutare la proprietà intellettuale in modo più accurato e con maggiore fiducia.
Infine, occorre tenere conto dell’intero percorso di finanziamento della proprietà intellettuale, al fine di costruire un ecosistema di finanziamento più coerente, efficace e scalabile.