Federazione moda: cala lo shopping e aumentano gli affitti dei negozi

Lo shopping non riparte in Italia, nel 2014 sono state chiuse quasi 3400 aziende. A fronte di un aumento degli affitti dei negozi nelle grandi città, diminuiscono le vendite tax free (a Milano e a Firenze del 6 percento, a Venezia de 9 percento).

Il 2014 si è chiuso con un ulteriore saldo negativo di 3.378 imprese del dettaglio moda

La denuncia arriva dalla Federazione moda Italia, che rappresenta realtà del dettaglio e dell'ingrosso dei settori abbigliamento, tessile per arredamento, tessuti per abbigliamento, pelletterie, accessori, articoli sportivi. Fanno parte dell'Associazione, che aderisce a Confcommercio Imprese per l'Italia, oltre 35.000 imprese commerciali piccole e medie.

L'associazione ha appena pubblicato Fashion & high street report 2015, in collaborazione con World Capital Group, con Osservatorio Acquisti CartaSi e Global Blue.

Oggi affittare un negozio in via Monte Napoleone a Milano costa il 4,5 percento in più con picchi fino a 7100 euro al metro quadrato

"Il 2014 si è chiuso con un ulteriore saldo negativo di 3.378 imprese del dettaglio moda. È come se ogni giorno sparissero dalla nostra vista 9 negozi che siamo soliti vedere nelle nostre città", ha sottolineato presentando il report, il presidente di Federazione moda Italia, Renato Borghi. "Un dato spesso oscurato dalle cifre che girano nelle cosiddette high street italiane, una volta ad appannaggio di qualificati negozi multibrand e oggi sempre più oggetto del desiderio e di vetrina di catene e monomarca. Nonostante i piccoli segnali di ripresa degli ultimi giorni che vengono dai dati di pil, occupazione, produzione industriale, l'economia reale del dettaglio moda non ha ancora registrato in questi primi 6 mesi una percettibile inversione di tendenza che, però, auspichiamo possa arrivare con l'estate e magari anche consolidarsi con Expo 2015 e il Giubileo", ha aggiunto Borghi.

Nel dettaglio, dall'indagine, infatti, è emerso che aumentano gli affitti nelle strade della moda, ma cala lo shopping. "Oggi affittare un negozio in via Monte Napoleone a Milano costa 4,5 percento in più con picchi fino a 7100 euro al metro quadrato", si legge nel rapporto.

In via dei Condotti per un negozio di 100 metri quadrati si arrivano a pagare canoni annui di affitto fino a 670.000 euro

Nella capitale, però, non va meglio: in via dei Condotti per un negozio di 100 metri quadrati si arrivano a pagare canoni annui di affitto fino a 670.000 euro, poco meno del 2 percento in più. A Venezia, invece, aprire un negozio nella famosa Calle Mazzini quest'anno costa un 7 percento in più.

Risultano in calo gli affitti nelle strade della moda di città come Genova, Verona, Palermo e Bari tengono in media Firenze, Napoli e Bologna. In calo, però, anche gli acquisti: il settore moda registra nel 2014 un calo di quasi il 2 percento rispetto al 2013, con il fashion (abbigliamento, calzature, pelletteria ed accessori) che rappresenta il 76 percento dei settori di business che attirano turisti stranieri di ogni nazionalità.

Secondo quanto emerge dal Rapporto, i cinesi (25 percento) superano i russi (24 percento) negli acquisti. Dalla Cina è partito nel 2014 l'assalto alle vie della moda di tutte le città italiane, con un incremento degli acquisti del 13 per cento a scapito dei russi che registrano un calo del 16 percento.

Per quanto riguarda Milano, la capitale della moda, le le vendite tax free degli stranieri sono calate del 6 percento, stessa cosa a Firenze e a Venezia dove la flessione è pari al 9 percento. Roma tiene le perdite ferme a un -4 percento.

"Nelle altre città il segno è fortunatamente positivo (+2 perecnto) e complessivamente la perdita di vendite agli stranieri è stata nel 2014 di tre punti percentuali" , spiega nel Fashion & high street report 2015, Federazione moda Italia.

Dal monitoraggio della Federazione sull'andamento delle vendite nel 2014 nel settore moda, emerge un calo dei fatturati rispetto al 2013 (-1,95 percento). Dato confermato dall'Osservatorio Acquisti CartaSi per Federazione Moda Italia che rileva un calo del 1,6 perecnto delle spese effettuate dagli italiani con carte di credito nei negozi di abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile per la casa e articoli sportivi, pari a una spesa di oltre 10,5 miliardi di euro (10.614.877). Solo gli accessori moda hanno avuto un incremento del 10,9 percento rispetto al 2013. Segno più anche per gli articoli sportivi (+1,9 percento). Stabili gli acquisti di calzature, mentre è in calo l'abbigliamento (-1,9 percento).

"Dalle rilevazioni dell'Osservatorio Acquisti CartaSi, il settore abbigliamento e calzature sta mostrando un lento recupero dopo diversi anni di contrazione. I primi quattro mesi del 2015 hanno evidenziato una inedita serie positiva che ci lascia prevedere crescite fra il 2,5 e il 3 percento per l'anno in corso e il prossimo, i primi in sviluppo dopo tanto tempo", ha detto Francesco Pallavicino, responsabile analisi di mercato e posizionamento Carta Si.

Stando ai dati del report, inoltre, a fronte del calo complessivo degli acquisti tax free (-3 percento), l'analisi annuale effettuata da Global Blue, società specializzata nel fornire servizi connessi allo shopping dei turisti stranieri, mostra, a fine 2014, un aumento dello scontrino medio dei globe shopper, che ammonta a 733 euro (+2 percento sul 2013). I globe shopper scelgono l'Italia soprattutto per acquistare abbigliamento e pelletteria (76 percento del totale tax free, con uno scontrino medio di 694 euro). Top spender in Italia si confermano i Cinesi (25 percento del mercato tax free e uno scontrino medio di 895 euro), seguiti dai Russi (24 percento di acquisti, con uno scontrino che tocca i 654 euro), che risentono dell'indebolimento del rublo e della delicata situazione politica che il Paese sta attraversando. La terza nazionalità per acquisti tax free in Italia è quella americana (6 percento, con una spesa media di 810 euro).

"Sono le vie del lusso delle principali città italiane ad attrarre la maggior parte della spesa tax free dei globe shopper, che sempre più spesso scelgono di trascorrere parte del loro viaggio facendo acquisti nelle boutique del made in Italy, oltre che visitando le bellezze del nostro Paese", ha spiegato Antonella Bertossi, marketing sales manager di Global Blue Italia.
 

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