Giornata del made in Italy: raggiunti i 1000 marchi storici, per un fatturato di 93,6 miliardi di euro
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E' stato presentato oggi, in occasione della giornata del made in Italy, a Roma, presso la sede del Mimt, il rapporto "L’Italia dei 1000 marchi storici di interesse nazionale. Numeri, territori e prospettive di un patrimonio industriale del made in Italy".
Il registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale ha raggiunto il traguardo dei 1000 marchi storici iscritti: un ecosistema composto da 780 imprese titolari che generano un volume d’affari complessivo di 93,6 miliardi di euro e garantiscono l’occupazione di 363.201 addetti.
"Celebriamo oggi il lavoro di generazioni di imprenditori che hanno contribuito a costruire l’identità economica e manifatturiera del nostro Paese. Un traguardo significativo aver raggiunto i mille marchi storici di interesse nazionale. Un risultato che, peraltro, giunge a ridosso della giornata nazionale del made in Italy 2026 e ne rafforza il valore", ha sottolineato, attraverso una nota, il senatore Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy.
Agroalimentare, automazione, abbigliamento, arredo da sole valgono 76,1 miliardi di euro
"Parliamo, dunque, di un traguardo che va oltre il valore simbolico e conferma la vitalità del nostro patrimonio industriale e manifatturiero, capace di coniugare tradizione, qualità, innovazione e competitività, dimostrando come la storia produttiva italiana non sia un retaggio del passato, ma una leva strategica per affrontare le sfide di un contesto globale sempre più complesso”, ha aggiunto Urso.
“Il traguardo dei 1000 marchi storici di interesse nazionale rappresenta un risultato di grande valore per il sistema produttivo italiano. Non è solo un numero, ma il riconoscimento concreto di un patrimonio industriale che continua a generare occupazione, competitività e identità per il Paese”, ha commentato Massimo Caputi, presidente dell’Associazione Marchi storici d’Italia.
“In un contesto di tensioni protezionistiche e nuovi accordi internazionali come il Mercosur, i marchi storici sono tra gli asset più esposti: senza adeguate clausole di salvaguardia nei trattati europei che ne certifichino l’autenticità, rischiamo un’erosione della nostra identità e del valore del made in Italy. In questa direzione, la nascita del nuovo strumento finanziario che favorisce la crescita dei marchi storici segna un cambio di paradigma, trasformandosi da strumento difensivo in leva di sviluppo industriale. Grazie alla possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera, favoriamo la nascita di poli di marchi storici solidi e competitivi, capaci di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio".
Il cuore pulsante di questo sistema è rappresentato dalle "4 a" del made in Italy, ossia agroalimentare, automazione, abbigliamento, arredo, che da sole valgono 76,1 miliardi di euro (l'81,3% del totale economico rilevato), con una netta prevalenza della filiera agroalimentare (53,7 miliardi di euro).
La distribuzione regionale conferma la forza dei poli manifatturieri del Nord: la Lombardia guida la classifica per fatturato (49,1%) e numero di marchi (28,3%), seguita da Veneto (14,2%) e Piemonte (12,9%). Emerge tuttavia un radicamento profondo in tutto Italia, con sistemi regionali come l'Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana che mostrano un'incidenza delle "4 A" vicina o superiore all'80%. Sotto il profilo settoriale, il registro ha una natura strutturalmente industriale: l’88% delle imprese opera nel manifatturiero, dove l'agroalimentare (44% del totale) e l'automazione-meccanica (25%) mantengono il ruolo di pilastri economici e numerici.
L’80% delle imprese assegna al marchio storico un valore strategico elevatissimo, spiega la nota. Il 70% lo integra nei materiali istituzionali e il 46% direttamente sul packaging. Nonostante l’uso della versione internazionale "Italian historical trademark" sia ancora limitato al 25%, quasi la metà delle imprese (46%) ne prevede un utilizzo futuro.
“Guardiamo al futuro dei marchi storici nel mondo: dobbiamo preservare una tradizione e allo stesso tempo renderla attuale”, ha commentato, attraverso la nota, Armando De Nigris, vicepresidente vicario dell’Associazione Marchi storici d’Italia e presidente Gruppo giovani dei marchi storici. “Siamo fiduciosi sull’adozione sempre più diffusa dell’Italian Historical Trademark così come auspichiamo un sempre maggior ricambio generazionale che valorizzi l’heritage. I giovani imprenditori e manager hanno oggi la responsabilità di trasformare il patrimonio industriale italiano in una leva di sviluppo, con nuove competenze, nuovi linguaggi e una maggiore apertura internazionale. È così che i marchi storici possono continuare a essere protagonisti anche nei prossimi decenni”.