Gucci vince in Cassazione una battaglia contro la contraffazione

Il marchio delle due G è "forte" e "rinomato" e ha vinto una delle sue battaglie contro la contraffazione. La Corte di Cassazione, infatti, con la sentenza 26000 ha accolto il ricorso della griffe di casa Kering, contro una ditta di pelletteria cinese che aveva registrato al posto delle due "G", contrapposte in senso convergente, due "C", contrapposte in senso divergente.

La battaglia di Gucci contro un'azienda cinese si è conclusa positivamente

Per la Corte di appello di Firenze ciò non era sufficiente a integrare la contraffazione poichè l'altro marchio "pur evocando sfacciatamente il simbolo della Gucci, ne richiamava le fattezze impiegando lettere diverse e con un'impronta generale non graficamente sovrapponibile, con varianti che non potevano sfuggire ai clienti della rinomata casa".

Secondo questo ragionamento la Corte di appello aveva stabilito che i prodotti dell'azienda cinese non erano comparabili per qualità e non erano intesi a proporsi come "Gucci", ma "tipo Gucci", sfruttando la celebrità altrui, in questo maniera esaltandola e non già svilendola".

La Cassazione, invece, ha stabilito che più che l'evocazione del marchio anteriore a opera del marchio posteriore è immediata e forte, più aumenta il rischio che l'uso attuale o futuro del marchio posteriore tragga un vantaggio indebito dal carattere distintivo o dalla notorietà del marchio anteriore o rechi loro pregiudizio".

Insomma, si tratta di una vittoria nella lotta alla contraffazione per il marchio fiorentino nell'orbita del gruppo francese che ha archiviato il primo semestre 2018 con ricavi consolidati a quota 6,432 miliardi di euro, in crescita del 26,8 percento (+33,9 percento a cambi comparabili).

L'azienda del lusso francese, guidata da François-Henri Pinault, ha registrato un utile operativo proveniente da operazioni ricorrenti pari a 1,77 miliardi (+53,1 percento), mentre l’utile netto si è attestato a 2,35 miliardi (+185,7 percento).

Foto: Gucci
 

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