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H&M: democratizzare la moda vuol dire renderla sostenibile

Scritto da Isabella Naef

2 apr 2019

Moda

H&M fa progressi sul fronte della sostenibilità. L'azienda svedese, infatti, ha sottolineato nel suo Rapporto annuale sulla sostenibilità, di aver realizzato "forti progressi" verso il suo obiettivo di utilizzare solo materiali sostenibili, in quanto, oggi, il 57 per cento di tutti i materiali utilizzati da H&M Group sono stati creati utilizzando fibre riciclate o altre fibre di provenienza sostenibile.

Oggi il 57 per cento dei materiali utilizzati da H&M è sostenibile

"Fin dall'inizio il nostro ruolo è stato quello di democratizzare la moda. Oggi, questo significa renderla sostenibile: si tratta dell'unico modo per continuare a rendere moda e design disponibili oggi, domani e per le generazioni future", ha sottolineato, in una nota. Anna Gedda, responsabile della sostenibilità del colosso svedese.

L'azienda svedese punta sulla massima trasparenze relativa a luogo di produzione dei capi e composizione

Certo, la strada da fare è ancora lunga ma, ha assicurato la manager, "continueremo il nostro lavoro per guidare il cambiamento verso un'industria della moda sostenibile".

Numeri alla mano, il rapporto evidenzia che il gruppo di moda sta progredendo verso il suo obiettivo, ossia quello di divenire un marchio circolare e rinnovabile. Come detto, nel 2018 il 57 per cento di tutti i materiali utilizzati è stato riciclato oppure ottenuto da altre fibre di provenienza sostenibile, con un aumento del 35% rispetto al 2017.

Per il cotone il dato è del 95 per cento, ossia vicino all'obiettivo dell'azienda di raggiungere il 100 per cento entro il 2020. "I materiali riciclati sono davvero vantaggiosi per tutti: impediscono che il materiale di scarto vada in discarica e riducono l'uso di materie prime vergini", ha aggiunto Cecilia Brännsten, responsabile della sostenibilità ambientale di H&M Group.

Dal Rapporto sulla sostenibilità dell'azienda svedese, è emerso anche che esiste una "maggiore trasparenza dei prodotti" ottenuta anche grazie alla condivisione di informazioni ai suoi prodotti sul suo sito web sia per H&M, sia per H&M Home.

In questo modo i clienti possono sapere in quale fabbrica sono stati prodotti i capi e ottenere ulteriori informazioni sulla composizione dei materiali e sulle soluzioni per il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti usurati.

Altri punti salienti del Rapporto 2018 indicano la riduzione di un ulteriore 11 per cento delle emissioni di Co2 prodotte dal gruppo. L'obiettivo che si prefigge l'azienda è di portare avanti un nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni assolute di gas serra nelle attività dell'azienda di un altro 40 per cento entro il 2030.

Inoltre, il colosso svedese ha esteso il progetto di "Take care", che mira a educare i consumatori su come prendersi cura dei loro capi di abbigliamento. Dal progetto pilota iniziale ad Amburgo, in Germania, nell'aprile 2018, "Take Care" è stato esteso ad altri quattro mercati.

Il progetto offre ai clienti assistenza, servizi di riparazione e prodotti per la cura dei loro capi di abbigliamento in modo che possano vivere più a lungo

Tra gli altri obiettivi dell'azienda in materia di sostenibilità, figura quello del packaging che, entro il 2030, dovrebbe essere tutto realizzato al 100 per cento con materiali riciclati o di provenienza sostenibile.

In quanto all'acqua, invece, l'obiettivo è di ridurre del 25 per cento il consumo idrico nella produzione e di riciclare il 15 per cento delle acque reflue nei processi produttivi entro il 2022.

Un altro punto riguarda l'equità dei salari. L'azienda sta lavorando alla promozione di salari equi all'interno del settore in collaborazione con 22 marchi e IndustriAll, un sindacato globale che rappresenta i lavoratori del settore tessile, e la piattaforma Act che ha l'obiettivo di trasformare l'industria tessile promuovere accordi collettivi di contrattazione.

A oggi tutti i marchi della piattaforma Act hanno firmato un Memorandum di intesa che li impegna a garantire che le loro commesse di acquisto facilitino il pagamento del salario di sussistenza. "Il fatto che 22 marchi globali si sono riuniti per affrontare la questione dei salari nel settore tessile fa di Act una coalizione davvero innovativa. Si tratta di una vera e propria svolta per il settore, che apre la strada ai contratti collettivi e consente di trovare soluzioni a livello industriale che resistano alla prova del tempo", ha aggiunto Jenny Fagerlin, global social sustainability manager di H&M Group.

Foto: H&M Conscious Collection per gentile concessione di H&M