Il mercato dell’usato si consolida come canale alternativo quando il reso è lento o costoso
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Il tema dei resi è sempre più importante quando si parla di ecommerce. Il post-acquisto, infatti, si sta imponendo come una variabile economica e operativa fondamentale per il retail. Non solo per l’impatto diretto dei resi sui costi di gestione, ma perché allo stesso tempo cresce anche un canale alternativo, la rivendita, già utilizzata dal 69% dei consumatori, che intercetta prodotti nuovi o poco utilizzati, entrando in competizione con i circuiti tradizionali di reso.
Questo quanto emerge dallo studio di Manhattan Associates, condotto da OpinionWay, che analizza il rapporto e le abitudini degli italiani verso i resi di prodotto. In media, gli italiani restituiscono 2,8 prodotti all’anno, per un valore complessivo di 149 euro. Pur trattandosi di un dato generalmente contenuto sul piano individuale, il fenomeno assume rilievo se osservato in chiave complessiva, perché la gestione dei rientri coinvolge customer care, logistica inversa, disponibilità dello stock e tempi di rimessa in vendita.
Il dato cresce nei periodi promozionali: il valore medio dei prodotti restituiti sale fino a 234 euro durante il Prime day e 227 euro nel Black friday, a conferma del fatto che i picchi di vendita generano anche picchi di rientro merce e richiedono una gestione operativa più intensa lungo la catena.
I resi riguardano soprattutto abbigliamento (54%), scarpe e accessori (32%)
La distribuzione dei resi non risulta omogenea tra le categorie. Tra chi ha restituito prodotti negli ultimi 12 mesi, i resi riguardano soprattutto abbigliamento (54%), scarpe e accessori (32%) ed elettronica di consumo (31%), ambiti in cui l’incertezza “pre‑acquisto” e le aspettative sul prodotto (ad esempio taglia e vestibilità, percezione e compatibilità) tendono a essere più elevate e in cui la gestione di resi e cambi può incidere su disponibilità a scaffale, gestione degli stock e livelli di servizio.
Lo studio indica che il 40% dichiara di non aver mai incontrato difficoltà, mentre tra gli altri emergono criticità ricorrenti legate a condizioni di reso considerate troppo restrittive (25%), costo del reso (23%) e tempi di rimborso (22%), elementi che possono orientare le scelte successive e innalzare le aspettative verso processi più semplici e rapidi.
La gestione del reso continua a premiare l’interazione umana
Sul fronte dei canali, la gestione del reso continua a premiare l’interazione umana: il 71% preferisce un venditore in negozio, mentre il 29% si dichiara pronto a utilizzare un assistente virtuale, con una propensione più alta tra i 35–44 anni, indicando un’evoluzione verso percorsi che combinano supporto umano e automazione.
“I resi sono ormai diventati parte integrante dell’esperienza d’acquisto, non un’eccezione. Nelle categorie dove la valutazione pre acquisto è più strutturata e impegnativa, la differenza la fa anche la capacità di gestire il reso come un processo unificato: la stessa visibilità su ordine e stock, le stesse regole e la stessa qualità di servizio, online e nel punto vendita fisico. Quando condizioni, costi percepiti e tempi di rimborso non sono chiari o coerenti, l’effetto non è solo operativo, ma si perde fiducia e il consumatore è costretto a ripensare alle sue abitudini”, ha commentato, attraverso una nota, Roberto Vismara, sales director Manhattan Associates Italia.
“Per i retailer la sfida è trasformare la reverse logistics in un touchpoint ad alto valore, combinando assistenza umana e automazione per rendere il percorso più semplice, rapido e trasparente, senza compromettere stock e disponibilità”, ha aggiunto il manager.
In parallelo, la rivendita si consolida come opzione alternativa nel post‑acquisto: nel report il 69% degli italiani dichiara di aver già rivenduto prodotti nuovi o poco utilizzati e, tra i canali citati, Vinted e Depop rappresentano il 41%; le motivazioni richiamano una logica di convenienza e riduzione dell’attrito, con la rivendita privilegiata per semplicità e rapidità (34%), impossibilità di restituire (30%), valore percepito dell’usato (25%) e costo del reso (24%).