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Il settore manifatturiero è l'architrave del made in Italy

Presentato ieri, a Roma, "Made in Italy 2030”, il libro bianco per una nuova strategia industriale elaborato dal Centro studi del ministero delle Imprese e del made in Italy
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Made in Italy 2030 è il libro bianco per una nuova strategia industriale elaborato dal Centro studi del ministero delle Imprese e del made in Italy Credits: Mimit
Scritto da Isabella Naef

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Il settore manifatturiero è il principale punto di forza del sistema economico italiano, producendo 1,2 trilioni di euro di fatturato e dando lavoro a quasi 4 milioni di persone nel 2023. Con 326 miliardi di euro di valore aggiunto, nel 2024 l’Italia si colloca all’ottavo posto mondiale e al secondo in Europa, dopo la Germania. La produttività della manifattura è superiore al comparto terziario ed è cresciuta in maniera consistente negli anni recenti, raggiungendo oggi un notevole differenziale di andamento rispetto ai servizi.

Adolfo Urso (Mimit): servono riforme coraggiose per restituire centralità a una vera politica industriale capace di sostenere la competitività delle imprese

Nel 2024, la produttività della manifattura italiana risultata superiore a quella di Francia, Spagna e Polonia, nonchè alla media europea. Questi alcuni dei dati contenuti nel "Made in Italy 2030”, il libro bianco per una nuova strategia industriale elaborato dal Centro studi del ministero delle Imprese e del made in Italy, presentato ieri, a Villa Lubin, a Roma, sede del Cnel, davanti a una platea di esperti, stakeholder, rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, nonché delle organizzazioni datoriali e sindacali.

L’evento è stato presieduto dal presidente del Cnel, Renato Brunetta, e dal ministro delle Imprese e del made in Italy, senatore Adolfo Urso.

“Una fotografia puntuale del sistema industriale italiano che certifica i risultati del lavoro svolto in questi tre anni dal Governo Meloni e indica con chiarezza le sfide che attendono il Paese in uno scenario internazionale profondamente mutato”, ha detto il ministro Urso nel corso della presentazione. “Ci troviamo di fronte a un contesto nuovo, che impone di governare con visione strategica e responsabilità le quattro grandi transizioni del nostro tempo: demografica, geopolitica, digitale e green. Da questa consapevolezza nasce anche la richiesta di una svolta nelle politiche europee, con l’Italia in prima linea nell’indicare la rotta: servono riforme coraggiose per restituire centralità a una vera politica industriale comune, capace di sostenere la competitività delle imprese e di confrontarsi con i grandi modelli internazionali, a partire da Stati Uniti e Cina”.

Tornando ai dati, nel periodo 2008-2022, inoltre, la manifattura ha registrato in media una migliore remunerazione oraria, pari a 18,2 euro per ora lavorata, rispetto ai 15,8 euro dei servizi.

Nell’ambito degli investimenti in ricerca e sviluppo, le imprese manifatturiere si posizionano in maniera migliore rispetto ai restanti comparti dell’economia, con un peso degli investimenti in ricerca e sviluppo nella manifattura pari al 73,8% del totale. La manifattura rappresenta anche la principale voce nelle esportazioni, con circa l’80% del totale.

La manifattura italiana dimostra una superiore capacità di assorbire shock negativi

Inoltre, la manifattura italiana dimostra inoltre una superiore capacità di assorbire shock negativi e di tornare rapidamente su un sentiero di crescita, come dimostrato durante gli shock della pandemia da Covid-19 e la successiva crisi energetica legata alla guerra in Ucraina.

Tra i punti di forza anche le esportazioni. L’Italia si colloca, infatti, tra i maggiori esportatori al mondo, dopo Cina, Stati Uniti e Germania, contendendosi negli ultimi anni il quarto posto con i due giganti industriali asiatici, Giappone e Corea del Sud. "Inoltre, nel 2023 il nostro Paese si colloca al terzo posto, tra i principali esportatori, per apertura commerciale, con una quota di export di beni sul Pil pari al 28,9%, dietro Germania (37,3%) e Corea del Sud (36,6%), ma davanti a Francia (22,8%), Cina (17,9%), Giappone (17,1%) e Stati Uniti (7,5%)", si legge nel volume.

Uno degli altri punti di forza del sistema produttivo italiano è la sua leadership nell’economia green e la sua capacità di riciclo. "L’Italia presenta un mix energetico dove le rinnovabili ricoprono un ruolo centrale nella produzione di elettricit , circa il 50,4%. Tale dato pone l’Italia tra le prime posizioni a livello europeo con una produzione da fonte rinnovabile trainata in particolare dall’energia solare e idroelettrica, ma anche da quella geotermica.

Questo risultato il frutto di numerosi investimenti nel comparto, che hanno permesso all’Italia di sviluppare un tessuto di imprese valido nel settore delle tecnologie green e di rendere il mercato italiano del fotovoltaico tra i primi dieci al mondo", spiega il libro.

Per quanto riguarda l’economia circolare, si legge nel "Made in Italy 2030”, il libro bianco per una nuova strategia industriale elaborato dal Centro studi del ministero delle Imprese e del made in Italy, l’Italia risulta leader nell’Unione Europea, dimostrando una grande capacità di riciclo di rifiuti e riutilizzo dei materiali, che nel futuro acquisir sempre maggiore rilevanza sia per motivi economici che di sostenibilità ambientale.

Le criticità responsabili di una bassa crescita della produttività

Accanto ai punti di forza, il sistema industriale italiano presenta alcune criticità che sono responsabili di una bassa crescita della produttività del sistema economico italiano, inferiore a quella dei principali Paesi dell’Unione europea. I principali punti di debolezza sono il basso livello di innovazione, la ridotta dimensione delle imprese italiane e la scarsa presenza di grandi imprese, il costo dell’energia e la scarsità delle materie prime, la disponibilità di capitale umano qualificato e di capitale finanziario e la complessità burocratico-amministrativa.

La spesa in ricerca e sviluppo delle imprese italiane è molto più bassa della media europea e di quella dei principali Paesi europei. In Italia nel 2024 la spesa totale in ricerca e sviluppo stata pari allo 1,4% del Pil, rispetto a una media Ue pari a 2,2%, al 3,1% della Germania e il 2,2% della Francia. Dal 2015 al 2024 la crescita degli investimenti italiani, pari al +3,2%, stata inferiore alla media Ue, con un valore pari a +4,5%.

Un fattore di debolezza è dovuto alle imprese piccole e frammentate

Un ulteriore fattore di debolezza è legato alla dimensione limitata delle imprese italiane e alla scarsa presenza di grandi imprese. In Italia nel 2023 la quota di imprese manifatturiere micro e piccole, con un numero di dipendenti compreso tra 0 e 49, stata pari al 96,9%, mentre quelle con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 249 hanno rappresentato una quota del 2,7% e quelle con pi di 250 dipendenti hanno avuto un peso soltanto pari allo 0,4%. Si tratta di dati in linea con la media Ue e la Francia, mentre la Germania presenta una quota minore di imprese con un numero di dipendenti compreso tra 0 e 49 (90%) e quote maggiori di imprese con un numero di dipendenti compreso tra 49 e 250 (7,6%) e con pi di 250 dipendenti (2,4%).

Guardando al fatturato, nel caso dell’Italia le micro e piccole imprese del manifatturiero hanno un peso molto maggiore nel fatturato netto del manifatturiero. La quota del fatturato netto delle imprese tra 0 e 49 dipendenti pari al 26,5% in Italia, al 9,7% in Francia, al 6,7% in Germania mentre la media Ue del 13%.

Il mercato del lavoro è caratterizzato da uno strutturale disallineamento tra la domanda e l’offerta di capitale umano

Ulteriori criticità riguardano il mercato del lavoro, caratterizzato da uno strutturale disallineamento tra la domanda e l’offerta di capitale umano, in crescita a causa della diffusione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche, che richiedono nuove competenze emergenti.

Il calo demografico rappresenta sicuramente la causa principale della carenza di capitale umano, ma ci sono anche altri fattori. In primo luogo, la formazione scolastica e accademica in molti casi non adeguata e allineata rispetto alle esigenze delle imprese, risultando spesso troppo teorica e meno orientata agli aspetti più professionali.

Inoltre, si legge nel libro bianco, i centri per l’impiego dovrebbero rivestire un ruolo determinante nel ricollocare i disoccupati, mediante percorsi di formazione e riqualificazione, ma non sono in grado di adempiere questo compito a causa di una carenza strutturale di risorse e di competenze. Una grave problematica strutturale del mercato del lavoro riguarda anche la mancata crescita dei salari. Infatti, nel periodo 1993-2024, l’Italia presenta una riduzione dei salari a prezzi costanti dello 0,8%, mentre in Francia sono cresciuti del 29%, in Germania del 24,4% e in Spagna del 3,8%.

La burocrazia rappresenta uno dei fattori pi critici per quanto concerne la competitività delle imprese. Il quadro normativo dell’Unione Europea è spesso caratterizzato da un eccesso regolatorio e normativo che rallenta le attività delle imprese, ostacolando lo sviluppo industriale, l’innovazione tecnologica e gli investimenti. In Europa, l’eccesso di regolazione e la lunghezza dei processi

Adolfo Urso
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