Inchiesta Report: Gucci si difende

Dopo l'eclatante caso di Moncler (vedi FashionUnited del 3 novembre) tocca ora a Gucci entrare in polemica con Report. Al centro del dibattito la puntata di ieri, domenica 21 dicembre, della trasmissione televisiva condotta da Milena Gabanelli, in cui un artigiano di Scandicci ha raccontato le condizioni di lavoro degli operai cinesi.

"Non c'è bisogno di fare Sherlock Holmes per vedere che alle 11 di sera a Scandicci ci sono fabbriche e laboratori tutti illuminati dove lavorano i cinesi. Io stesso li ho assunti a 4 ore ma loro ne lavorano almeno 16 al giorno. E' questo il gioco che ci sta ammazzando. I cinesi lavorano 150 ore di più di quelle segnate". "I cinesi lavorano dalle 9 di mattina alle 23 e le borse modello Bamboo da 1800 euro le assemblano loro", ha detto l'artigiano intervistato da Report.

Gucci: "la signora Gabanelli non ha mai posto a Gucci alcuna domanda pertinente su quanto da cinque mesi stava girando"

Immediata, questa mattina, la reazione del marchio di casa Kering. "Gucci si dissocia nel modo più assoluto dai contenuti e dalla forma del servizio mandato in onda domenica 21 dicembre nell'ambito della trasmissione Report. La signora Gabanelli non ha mai posto a Gucci alcuna domanda pertinente su quanto da cinque mesi stava girando. Telecamere nascoste o utilizzate in maniera inappropriata, solo in aziende selezionate ad arte da Report (3 laboratori su 576), non sono testimonianza della realtà Gucci", fa sapere l'etichetta in una nota.

"Il servizio ha accusato Gucci di consigliare l'utilizzo di "forza lavoro cinese a basso costo. Tutto ciò è falso e destituito di ogni fondamento e fortemente diffamatorio", recita il comunicato.

Gucci produce il 100 percento della pelletteria in Italia dando lavoro a oltre 7mila addetti tra fornitori di primo livello (1.981) e fornitori di secondo livello. Di questi addetti, circa il 90 percento sono di nazionalità italiana, mentre tutte le 576 aziende sono italiane. Tutti i fornitori di primo e di secondo livello vengono regolarmente controllati (circa 1.300 verifiche l'anno, anche notturne) sul rispetto delle regole e il corretto trattamento delle persone. Ricordiamo che il lavoro notturno, se svolto secondo la normativa, non è reato: si chiama straordinario o turnazione", spiega nella nota Gucci.

Inchiesta Report: Gucci si difende

Il signor Guidotti (l'artigiano intervistato da Report, ndr), "attraverso la sua società Mondo Libero, ha contribuito da metà 2013, attraverso Almax, al fatturato degli accessori Gucci per lo 0,19 percento dell'intera produzione", dice il marchio aggiungendo che, "negli ultimi mesi, Mondo Libero ha subìto diversi controlli, anche notturni, a seguito dei quali sono emerse irregolarità relative all’assunzione del personale. Gucci ha chiesto la regolarizzazione di tali situazioni e Mondo Libero ha fornito evidenza che tali irregolarità erano state affrontate e per la maggior parte risolte".

Inoltre, prosegue l'azienda del gruppo Kering, "Gucci è estranea a eventuali accordi tra fornitori di 1° e 2° livello, nel caso citato dal servizio tra Almax e Mondo Libero, non coerenti con le regole previste dal Protocollo sulla Filiera del 2009".

Per quanto concerne il prezzo del prodotto, infine, "Report compara in maniera errata il prezzo di una borsa al pubblico con il costo di una singola fase di lavorazione. I 24 euro citati dal servizio si riferiscono solo all’assemblaggio parziale e non considerano minimamente, ad esempio, il costo della pelle, il costo del taglio, quello degli accessori, il confezionamento, la spedizione e tutto quanto necessario a rendere la borsa disponibile in negozio, fattori che moltiplicano fino a 25 volte quel numero", conclude la nota.

Foto: Il modello Bamboo

 

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