Its 2019: vince il cinese Daoyuan Ding

E' cinese, classe 1991 e si chiama Daoyuan Ding il vincitore dell'edizione 2019 di Its, International talent support, il concorso internazionale creato da Barbara Franchin 18 anni fa.

Lo stilista ha sfilato, insieme agli altri 14 finalisti, ieri sera, a Trieste, negli spazi spazi del Magazzino 42 sulle rive della città.

La collezione, interamente realizzata in Cina, "ci è piaciuta per la sua coerenza estetica tra un outfit e l'altro, per la capacità del designer scegliere i tessuti", ha spiegato a FashionUnited, Luca Rizzi, Pitti Immagine tutoring e consulting director, divisione di Pitti Immagine che nasce per aiutare giovani o piccole e medie label a crescere sul mercato. "Ding, che vive a Shanghai, è stato molto bravo nel raccontare la collezione e nel sapersi soffermare sui dettagli. Devo dire che i talenti stranieri sono molto bravi nel sapersi porre, nel raccontare il brand, nella cura dei particolari e nello story telling", ha aggiunto Rizzi.

Barbara Franchin: "il fashion system, secondo comparto fra i più inquinanti, si trova davanti alla necessaria ricerca di soluzioni per trasformarsi di fronte all'emergenza globale

Ding riceve il premio in denaro di 15mila euro offerto da Allianz e un anno di mentorship offerta da Pitti oltre alla possibilità di presentare la collezione all'edizione di gennaio 2020 di Pitti Uomo, come è accaduto per la vincitrice di Its dello scorso anno, la britannica Eleanor McDonald. Il giovane e talentuoso designer cinese ha vinto anche il Tomorrow entrepreneurial creativity award.

Altra vincitrice dell'edizione è l'americana Corinna Goutus, anche lei classe 1991, alla quale è andata la menzione speciale di Vogue Talents, e il premio di Ist dedicato alla sostenibilità. "I ragazzi stanno cominciando a ragionare sulla sostenibilità", ha spiegato Barbara Franchin, "certo la strada da percorrere è ancora lunga anche perchè non ci si può aspettare che le loro collezioni abbiano capi totalmente tracciabili oppure realizzati con tessuti riciclabili. Le risorse che hanno a disposizione sono limitate, mentre le grandi griffe hanno stuoli di consulenti, risorse cospicue e possono impegnarsi in maniera molto più attiva e concreta sul fronte della sostenibilità ma non sempre lo fanno". Il fashion system, secondo comparto fra i più inquinanti, si trova davanti alla necessaria ricerca di soluzioni per trasformarsi di fronte a questa emergenza globale. Sta di fatto che, in passerella a Trieste, il messaggio delle collezioni è stato chiaro: l'ambiente va salvaguardato. "Nei progetti dei ragazzi di quest'anno ho trovato molta poesia, soprattutto per quanto riguarda gli accessori", ha aggiunto Franchin.

Franchin: "Le scuole italiane della moda che non sono sempre all'altezza, bisogna distinguere tra macchine per fare soldi e scuole che funzionano

Gli stilisti provengono da 15 nazioni, a confermare la vocazione globale del contest: Australia, Belgio, Cina, Estonia, Finlandia, Germania, Israele, Giappone, Perù, Corea del Sud, Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti, Taiwan e Thailandia. "Nessun italiano quest'anno, ma in passato ce ne sono stati", ha sottolineato Franchin, aggiungendo che il motivo è da ricondursi alle scuole italiane della moda che non sono all'altezza. "Ci sono le macchine per fare soldi e poi ci sono anche le scuole che funzionano. Il problema è che non sempre i docenti sono pagati adeguatamente e, quindi, i professionisti lavorano in azienda ", ha spiegato la fondatrice di Its. In passerella, tra i finalisti, però, è salita anche Cecilia Del Carmen Juarez Balta, una studentessa peruviana dello Ied, Istitituto europeo di design di Milano.

Its 2019: vince il cinese Daoyuan Ding

E proprio dalla Central Saint Martins di Londra arriva Moon Hussain, britannica, classe 1990, che si è aggiudicata il premio di 5mila euro di Camera nazionale della moda italiana e la gift card da 3mila euro di Coin Excelsior. "So che è molto difficile creare e portare avanti la propria etichetta", ha raccontato a FashionUnited, la stilista alla sua prima collezione, "se penso al mio futuro tra qualche anno mi vedo stilista di un'azienda".

L'Arcademy di Trieste ospiterà l'archivio di circa 18mila portfolio Its e darà vita ad attività didattiche

Ed è in un'azienda come Otb che l'australiana Annaliese Griffith-Jones, classe 1992, potrà fare esperienza. La giovane, infatti, ha vinto l'Otb award che consiste in un premio di 10mila euro e nella opportunità di una collaborazione con uno dei marchi del gruppo fondato da Renzo Rosso.

Il Diesel award, invece, è andato allo svizzero Rafael Kouto, classe 1990. Il premio consiste in un riconoscimento in denaro di 10mila euro e in una intership di sei mesi nel quartier generale di Diesel, "sempre che resisterai fino alla fine visto che dovrai scontrati tutti i giorni con me", ha scherzato con lo stilista, ieri sera, Renzo Rosso, mentre gli consegnava il premio. Al designer svizzero è andato anche il Lotto sport award che prevede 3 mesi di internship presso Lotto Sport Italia e lo sviluppo di una mini capsule collection.

Durante la serata di venerdì sera oltre alle collezioni è stato ufficialmente presentato il progetto dell'Arcademy di Trieste. "E' l'espressione visionaria e appassionata di chi crede che la creatività sia uno strumento di crescita, di chi crede nel potere di nutrire il talento oltre qualunque confine, nell’importanza dei ricordi e della loro condivisione", ha spiegato Barbara Franchin, che da venti anni lavora per dare uno spazio ai talenti creativi di tutto il mondo e per sostenerli.

"E' un progetto estremante ambizioso che si concretizzerà nei 2mila metri quadrati messi a disposizione dalla Fondazione CrTrieste, e nelle attività che svolgeremo presso questa nuova struttura che ospiterà anche l'archivio dei progetti presentati dai ragazzi in tutti questi anni", ha detto Franchin. L'archivio è una collezione in continua crescita, che raccoglie quasi 18.000 portfolio, oltre 220 abiti, oltre 200 tra accessori e gioielli, più di 700 fotografie e 100.000 immagini.

Oltre all'area espositiva l'Arcademy metterà a punto una serie di attività didattiche. "Penso per esempio agli stilisti che verranno e metteranno a disposizione dei giovani talenti tutta la loro esperienza e che, generosamente, racconteranno i successi e i problemi incontrati nella loro carriera, in una sorta di economia circolare della conoscenza".

Nel dettaglio, la parte didattica punterà a due diverse tipologie di pubblico: uno popolare, con corsi per le scuole elementari, medie e superiori di tutta Italia, per i turisti e per tutto il territorio; e uno professionale per gli addetti ai lavori, in cui, appunto, ex-finalisti di Its torneranno a Trieste per trasmettere le loro conoscenze, e dove le aziende avranno modo di strutturare workshop e progetti speciali.

Foto: Daoyuan Ding, Moon Hussain, da Its press office

 

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