L'84% delle persone ha provato almeno una volta la sensazione di "non avere niente da indossare"
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L'84% delle persone dice di aver provato almeno una volta la sensazione di "non avere niente da indossare", che raggiunge il 94% per la Generazione Z. Per il 90% degli intervistati, questa sensazione si traduce in un nuovo acquisto, contribuendo ad alimentare il fenomeno del sovraconsumo.
Queste alcune delle evidenze di uno studio di Vestiaire Collective, piattaforma globale per la moda di lusso pre-loved.
Condotta in collaborazione con Wrad, agenzia creativa e di consulenza italiana, la ricerca esplora l'insoddisfazione nei confronti del proprio guardaroba, rivelando percorsi per rompere questo ciclo di frustrazione.
Tra gli acquirenti di Vestiaire Collective, la quota di chi dichiara di provare settimanalmente il sentimento “non ho niente da indossare” diminuisce del 23%, mentre aumenta del 50% la percentuale di coloro che affermano di non provarlo mai.
Lo studio mostra che gli intervistati sottostimano i loro armadi del 40%, pur possedendo in media oltre 100 capi e percependo una scarsità nonostante ci sia invece effettiva abbondanza. Solo il 15% indossa la maggior parte di ciò che possiede, mentre un quarto ammette di dimenticare l'esistenza di alcuni capi nei propri armadi. Questa frustrazione ha le sue radici nella connessione emotiva con l'abbigliamento, non nella quantità, poiché 7 intervistati su 10 affermano che i momenti di "nulla da indossare" sembrano essere di tipo emotivo.
La sensazione del non avere “niente da indossare” si prova quando gli abiti non riflettono l'identità attuale e sono emotivamente disconnessi da ciò che le persone sono in quel momento. Le emozioni sono alla base dei momenti “niente da indossare”, poiché l'86,5% degli intervistati riporta fattori scatenanti emotivi o legati all'identità e, nello specifico, il 39% cita preoccupazioni legate all'immagine corporea, il 22% esprime dubbi su di sé e il 22% prova insicurezza. Il concetto è chiaro: i guardaroba non sono vuoti, ma emotivamente disconnessi.
La ricerca, sottolinea il management di Vestiaire Collective attraverso un comunicato, rivela un modello ricorrente: man mano che gli episodi di “niente da indossare” aumentano, l'attaccamento emotivo al proprio guardaroba personale diminuisce mentre il comportamento di acquisto impulsivo si intensifica. L'obsolescenza emotiva è il principale contributo al sovraconsumo. Gli articoli inutilizzati nel guardaroba si accumulano mentre le persone, in modo controintuitivo, sentono di avere meno da indossare. Nel 90% dei casi, i consumatori cercano un sollievo immediato acquistando qualcosa di nuovo, accumulando capi nel proprio guardaroba, ma riportando una soddisfazione inferiore.
"Gli acquirenti e i venditori di Vestiaire Collective dimostrano una soddisfazione superiore del 25% nei confronti del proprio guardaroba, indicando una connessione emotiva più forte con ciò che possiedono. Acquistando in modo più consapevole e scegliendo pezzi di lunga durata, gli acquirenti di Vestiaire Collective vivono il 23% in meno di momenti settimanali di nulla da indossare, mentre la percentuale di coloro che non provano mai questa frustrazione aumenta del 50%. Questo dimostra che riconnettere le persone con ciò che già possiedono, combinato con l'incoraggiamento a un acquisto più consapevole, è la chiave per rompere il ciclo di frustrazione e ridurre il sovraconsumo", si legge, ancora, nella nota.