La fashion week di Milano punta sull'essenzialità artigiana, sulla creatività e materiali di qualità
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La carne al fuoco era molta: non solo i debutti "eccellenti" alla direzione creativa di griffe come Gucci e Fendi e le griffe di casa Armani che, scomparso il fondatore, sono ora gestite a livello creativo da Pantaleo Dell'Orco e da Silvana Armani, ma anche il banco di prova di una fashion week di rilancio, spinta dai Giochi Olimpici e in staffetta con il palco di Sanremo che, a conti fatti, è stata un'altra bella passerella per i marchi, soprattutto italiani. Insomma, si va avanti navigando sempre più a vista, perchè alla crisi dei consumi, alla disaffezione verso la griffe intesa come logo, ai conflitti in atto, si è aggiunta la guerra in Iran. Se la situazione era complicata ora è divenuta altamente complessa e difficile e, in questo scenario, la creatività e la moda è tornata a fare sognare, almeno in alcuni casi.
La fashion week in scena dal 24 febbraio fino al 2 marzo, ha movimento Milano con 186 appuntamenti totali: 54 sfilate fisiche e 6 digitali, 89 presentazioni di cui 9 presentazioni su appuntamento e 37 eventi.
Durante la kermesse, l’indotto complessivo della spesa turistica era atteso superare i 217 milioni di euro (217,4), in crescita del 17,7% rispetto allo scorso anno, indicano le stime del Centro studi di Confcommercio Milano. In crescita anche numero atteso di visitatori: oltre 132mila e 200 (+17,4%): il 55,3% italiani, il 44,7% stranieri. 100 milioni saranno destinati allo shopping; 84,8 milioni a ricettività e ristorazione; 32,6 milioni ai trasporti. La spesa turistica procapite è di 1.644 euro (+0,2% rispetto al 2025).
La stima del Centro Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza (elaborazione su dati Istat, Questura di Milano, Banca d’Italia, Banca Ifis), ha evidenziato che sul totale dell’indotto ammonta a 120,5 milioni di euro la spesa dai visitatori italiani; e a 96, 9 milioni di euro dai visitatori stranieri.
Emporio Armani punta su gilet, trench, cappotti avvolgenti, giacche, completi, cardigan
Ma torniamo alle sfilate. Il fashion show di Emporio Armani, che si è consumato durante una fashion week lontana dai fasti degli anni passati ma ricca di buone intenzioni e di buyer attenti, ha superato l'esame a pieni voti. L'attesa per il duo creativo Silvana Armani, responsabile della donna, e Leo Dell'Orco, a capo dell'uomo, era tanta e menswear e womenswear sono andati a braccetto appassionatamente. "Ci siamo divertiti. Il risultato, speriamo, rispetti lo stile del signor Armani. Penso sia più rilassato, con qualche elemento che magari non avrebbe approvato. Ma va bene così", ha spiegato Silvana Armani dopo la sfilata.
In passerella via libera a gilet, trench, cappotti avvolgenti, giacche, completi, cardigan. La collezione prevede anche bermuda con pence e qualche capo in denim. Belle le camicie ampie indossate su pantaloni corti in una nuova idea di abito. Piccoli stemmi rimandano al mondo dei club, come alla storia del marchio, mentre ricami di cristalli ricordano gocce di pioggia. Restando in casa Armani, anche la collezione Giorgio Armani, che ha sfilato domenica con il ready to wear donna autunno inverno 2026-27 disegnata da Silvana Armani, che ha assunto la direzione creativa dopo la scomparsa del fondatore della maison, ha sorpreso con grazia, look dopo look.
Nessuno stravolgimento ma una direzione creativa precisa, che lascia il segno anche nella continuità. Un'impronta che parla di una libertà maggiore di vestirsi, che lascia intravedere il desiderio di coccolare le donne, regalando un'eleganza scivolata, fluida, avvolgente, misurata ma comoda, assertiva ma delicata.
Nuovi Orizzonti, così è stata battezzata la sfilata, si è chiusa sulle note del brano inedito "A costo di morire", cantato da Mina in onore di Giorgio Armani.
Il brano, cantato da Mina per la prima volta in omaggio a Giorgio Armani è una canzone di Fausto Leali, pubblicata nel 1967. Si tratta di una cover che Mina ha voluto dedicare allo stilista scomparso lo scorso settembre.
Per Prada la sovrapposizione dei capi rappresenta al tempo stesso strati di storie, personali e collettive
La collezione di Prada autunno inverno 2026-27 promette di lasciare il segno nelle abitudini di abbigliarsi delle persone. La collezione di Miuccia Prada e Raf Simons, infatti, invita a non preoccuparsi della trasformazione che avviene attraverso gli abiti nel corso di una giornata, in cui ogni look racchiude moltitudini.
Tra gli ospiti che hanno attirato l'attenzione al fashion show, anche Maude Apatow, Nina Kraviz e il ceo di Meta Mark Zuckerberg.
Tornando alla passerella, simbolicamente la sovrapposizione dei capi rappresenta al tempo stesso strati di storie, personali e collettive, di ricordi ed esperienze.
Un cast di 15 donne ha indossato questi abiti in continua evoluzione, focalizzando l'attenzione su ciascuna di loro, consentendo al pubblico di esplorare le infinite e mutevoli sfaccettature del loro carattere. Un’apparente semplificazione che può servire, paradossalmente, a trasmettere complessità.
Creatività allo stato puro, ma indossabile, si è vista con la nuova collezione di Cavia
Creatività allo stato puro, ma indossabile, si è vista con la nuova collezione di Cavia, marchio fondato dalla talentuosa stilista Martina Boero. Un’idea nata durante il primo lockdown, poiché non poteva uscire, la stilista ha cercato di esprimere la sua creatività con ciò che poteva trovare a casa.
Da qui l’input di realizzare un progetto del tutto sostenibile, utilizzando solo materiali già esistenti o riciclati, riducendo così l’impatto ambientale legato alla produzione di nuovi materiali.
Le Chant des formes è una collezione invernale concepita come un canto visivo e materico. Caratterizzati da linee irregolari, contrasti cromatici e texture vibranti i capi sono un inno alle lavorazioni manuali e imperfezioni intenzionali.
Al cuore della collezione c’è la maglieria multicolore realizzata a mano, lavorata in mohair e filati caldi, capace di creare superfici morbide, tridimensionali, quasi pittoriche. Ogni punto porta un ritmo diverso; ogni variazione di colore diventa un accento emotivo.
Ancora una bella prova, in passerella, per Daniela Gregis, griffe bergamasca che per l'autunno inverno 2026-27 ha disegnato completi destrutturati, eleganti culotte in tessuti di lana con risvolto sul fondo, portate con croccanti short in seta, look di tre pezzi in velluto, sia per l'uomo, sia per la donna. E ancora, giochi di sovrapposizioni tra strati di lana, velluto, seta, cotone. Ai piedi scarpe basse in velluto, oppure zoccoli neri o marroni in pelle portati con calze corte in lana sopra i collant. I pantaloni sinuosi, così come le gonne lunghe danno ritmo ai pullover in lana, che accarezzano gli occhiali tenuti dalla catenella, quasi fossero una collana. Marta Bortolotti, figlia della fondatrice Daniela Gregis, ha saputo interpretare la qualità dei tessuti con creatività, declinando la collezione in pezzi portabili, eleganti e caldi.
In passerella, presso l'Oratorio della Passione, accanto alla storica basilica di Sant'Ambrogio, come sempre, anche Benedetta Barzini, modella acclamata negli anni '70, volto interessante nella maturità dei suoi anni.
Tra gli altri debutti "eccellenti" anche quello di Demna per Gucci
"Questa mia prima sfilata per Gucci introduce un universo di persone, archetipi, consumatori e dress code destinati a ispirare il mio linguaggio creativo per il futuro. E' un inizio, ma già maturo e carico di intenzione", ha scritto Demna in una lettera, ma si sa che quel che conta sono i numeri. In questo complicato momento, per usare un eufemismo, contano i dati di vendita e la storia di Gucci degli ultimi anni, dopo una crescita incredibile, registrata stagione su stagione, ha subito una battuta di arresto. Nel 2025, con circa il 40% delle vendite, Gucci rimane la principale chiave di lettura dell'andamento del gruppo Kering. Nel 2025, la maison ha registrato un calo del 19% a dati comparabili.
Il logo, la storia del marchio, pur importanti e significativi, da soli non bastano. La direzione creativa, così come il linguaggio dell'etichetta devono imparare a parlare di nuovo a una clientela "vecchia" e a una nuova sempre meno sensibile alla griffe e sempre più distratta da mille altri richiami. Serve una identità forte, chiara. Quel che emrge da analisi e rapporti sul lusso è che chi compra non fa sconti a nessuno, soprattutto a chi con il proprio nome, storia e logo crede di poter vincere facile.
Certo, una Kate Moss che torna in passerella, a 52 anni, e chiude la sfilata dell'atteso debutto di Demna da Gucci, indossando un abito nero scintIllante con una profonda scollatura sulla schiena, fa scena. Ancora di più se la scollatura rivela un perizoma con la doppia G in oro bianco, tempestato di dieci carati di diamanti. Certo, anche la sensualità del minidress seamless in candido tessuto da calzetteria, indossato con un’attitudine da femme fatale, aiuta. Il tutto si somma all'apertura della griffe a molteplici modalità di vestire: sicuramente politically correct e strada giusta per non scontentare nessuno. Le stesse giacche si alternano tra gonne, leggings-pantalone e pantaloni, "attraversando con disinvoltura l’ufficio, il bar e tutto ciò che sta nel mezzo", come si legge nella nota stampa. "Questa collezione, e più in generale la mia visione per Gucci, si fonda su un principio di pragmatismo: creare oggetti desiderabili e autentici, capaci di accompagnare persone diverse, arricchirne la quotidianità e farle sentire bene. Prodotti che esistono e si affermano per ciò che sono, senza bisogno di giustificazioni pseudo-intellettuali", spiega il direttore creativo della griffe.
Fra qualche mese il colosso del lusso Kering farà i conti con la desiderabilità di questi oggetti e capirà se la griffe "ammiraglia" è tornata a correre. Intanto, una selezione dalla collezione Gucci Primavera è ora disponibile in alcune boutique selezionate e online, prima del lancio ufficiale a partire da luglio 2026. Per la donna decolletè con morsetto a 950 euro, anello con cristalli Gucci trademark a 350 euro, giacca biker con dettaglio Web a 6900 euro, t-shirt oversize in seta leggera a 820 euro, borsa Bamboo tote grande 3600 euro, tanto per avere un'idea.
La stilista Maria Grazia Chiuri ha fatto il suo ritorno da Fendi presentando a Milano una collezione sensuale e delicata, tra pellicce e pelli lavorate come pizzo. Designer affermata con un passato in Dior e Valentino, Maria Grazia Chiuri è tornata da Fendi 35 anni dopo il suo debutto nella maison romana. Questa prima collezione autunno-inverno, co-ed, ha visto in primo piano pellicce nere, bianche, verdi e ha attirato l'attenzione delle associazioni animaliste. La settimana della moda, infatti, è stata anche teatro delle proteste anti-pelliccia della Coalition to abolish the fur trade (Caft), che chiede alla Camera nazionale della moda italiana (Cnmi) di adottare una politica fur-free. Le proteste fanno parte di una campagna globale in crescita lanciata l’8 gennaio dalla Coalition to abolish the fur trade (Caft), che chiede alla Camera nazionale della moda italiana (Cnmi) di adottare una politica fur-free", ha spiegato, attraverso una nota, Caft.
L'aristopunk di Redemption
Dalla sensualità di Chiuri, alla collezione aristopunk di Redemption: il lavoro del direttore creativo Gabriele Bebe Moratti ha espresso un equilibrio tra sartorialità meticolosa ed elegante e influenze punk-rock di fine anni Settanta. Moratti ha utilizzato materiali delicati come georgette lurex, velluti devorati e rasi martellati, accostandoli a tessuti più corposi e intensamente lavorati come broccati, paillettes, tweed ricamati ed ecopelle. La palette cromatica gioca con un mix di viola e rosso, accanto al classico bianco e nero, illuminati da accenti metallici.
Protagonisti della collezione gli abiti lunghi che corti. Fluidi, sensuali, caratterizzati da profonde scollature sia davanti che dietro.
Punta tutta sull'artigianalità la collezione Tod’s donna autunno–inverno 26/27 e rende omaggio alle sue eccellenze attraverso una performance corale in cui il gesto è protagonista. Insieme agli artigiani Tod’s, maestri di diverse arti lavorano dal vivo, dando una dimostrazione del saper fare che definisce l’eccellenza del made in Italy.
Il direttore creativo di Tod’s, Matteo Tamburini, immagina un guardaroba dove il know-how artigianale e la qualità dei materiali, frutto di una meticolosa ricerca e selezione, sono centrali. La pelle è la protagonista assoluta, e riflette la sintesi tra tradizione e contemporaneità: lavorazioni selleria, impunture precise e finiture a mano incontrano leggerezza e profondità materica.
Nel ready-to-wear, volumi ampi e avvolgenti si contrappongono a capi più aderenti, con maniche accorciate e vita segnata. I capi iconici come il trench e il peacoat vengono reinterpretati con tailoring sartoriale. Il bomber trapuntato in morbido vitello anticato completa il guardaroba. Chiudono il racconto gli abiti foulard, declinati in patchwork grafici. La palette attraversa toni naturali intensi, caramello bruciato, ginger e cioccolato, accostati ad accenti grafici bianchi e neri.
Interessante anche la collezione di Marco Rambaldi, dove i codici sartoriali vengono sabotati con interventi minimi ma radicali, come rivelare la costruzione interna del pantalone, della gonna e della giacca, costruendo così un nuovo classico.
Le tradizionali stampe animalier vengono reimmaginate come una fauna multiforme ed eterogenea mascherata da dalmata, il più antico degli animali da compagnia. Nella maglieria l’idea del completo perbene viene profanata e reinventata in due direzioni: il twinset matrioska, in cui sotto il cardigan con motivo a cuore si nasconde un secondo twinset trompe-l’oeil, e la tuta sportiva, il meno classico dei completi. La collezione si fonda così sull’idea di stratificazione e ritorno.
L’uncinetto torna all’elemento base, il centrino. Ingrandito fino a mettere in mostra i dettagli che lo compongono oppure velato come la più scandalosa delle nozioni. Anche questa stagione Lineapelle accompagna la collezione come fil rouge, integrandosi naturalmente nel nostro universo attraverso la pelle: scamosciata e avvolgente, oppure vissuta e protettiva. Le calzature, realizzate in collaborazione con Hispanitas, uniscono visione italiana e artigianalità spagnola in un’eleganza emotiva fatta di linee pulite, dettagli materici e femminilità plurale.
Restando in tema di calzature, Santoni ha presentato nel corso della Milano fashion week, Aurora, la collezione donna autunno-inverno 2026 ispirata a quella luce sottile che precede l’alba, affiora lentamente e svela l’essenza delle cose. In questo chiarore lento e prezioso che incornicia il paesaggio invernale delle Marche, terra d’origine del brand, nasce un incontro armonioso tra essenzialità e lusso. Protagonista della collezione la Velatura, tecnica di colorazione a mano che incarna la quintessenza del marchio. Il colore viene applicato strato dopo strato, fino a ottenere profondità inattese, vibrazioni sottili e una ricchezza tonale che valorizza il carattere naturale della pelle. Tra i modelli proposti per la prossima stagione fredda, spiccano la décolleté Sibille e la nuova Ira Double Buckle, rilettura sofisticata di una delle icone maschili della griffe.
Ancora made in Italy protagonista per la collaborazione tra Springa e Gaia Segattini Knotwear. Il progetto nasce dall’incontro di due brand che condividono una stessa visione: lavorazione d’eccellenza made in Italy, recupero consapevole delle risorse e approccio creativo al prodotto. Springa, brand italiano specializzato in sneaker vulcanizzate in autoclave, fonda il proprio Dna su sperimentazione, upcycling e collaborazioni in edizione limitata. Gaia Segattini Knotwear, brand di maglieria pop con produzione nelle Marche, lavora esclusivamente con filati di giacenza produttiva, rendendo ogni creazione per natura unica e non replicabile. Da questa affinità nasce un progetto inedito: una sneaker vulcanizzata in maglieria, prima nel suo genere, che unisce competenza manifatturiera, sostenibilità e forte personalità espressiva.
Il fondo è costruito a mano in gomma naturale e vulcanizzato in autoclave in Puglia attraverso il processo esclusivo di Springa, mentre la tomaia è realizzata con teli smacchinati in cotone rigenerato provenienti dagli scarti produttivi della filiera marchigiana.
A completare il progetto, il pompon laterale staccabile introduce una nota ludica che richiama lo spirito giocoso del brand di maglieria. Recupero, lavorazione d’eccellenza Made in Italy ed espressività pop convergono così in un prodotto che ridefinisce il concetto di sneaker contemporanea.