La fashion week di Milano sa far parlare di sé

Sarebbe il caso di utilizzare il vecchio adagio “bene o male purché se ne parli” visto l’articolo pubblicato oltreoceano dal New York Times sulle presunte irregolarità nelle retribuzioni dei lavoratori del settore moda in Puglia. Accuse che ieri, Confindustria Moda, ha rigettato con fermezza (Le affermazioni del New York Times recano grave e ingiustificato danno reputazionale a una industria che dà lavoro a circa 600mila addetti, ha detto seccamente Claudio Marenzi, presidente di Confindustria moda, in una nota).

La fashion week di Milano sa far parlare di sé

Marenzi: le affermazioni del New York Times recano grave e ingiustificato danno reputazionale a una industria che dà lavoro a circa 600mila addetti

Sta di fatto che la settimana della moda milanese ha catalizzato l’attenzione dei media e dei buyer complice, soprattutto, la sfilata di Emporio Armani, andata in scena all’Aeroporto di Linate e la seconda edizione dei Green Carpet awards, serata che si è svolta alla Scala di Milano con personaggi internazionali della moda, del cinema e dello spettacolo.

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Gilberto Calzolari è il vincitore del secondo Programma di mentoring firmato The Bicester Village shopping collection by Value Retail, azienda specializzata nello sviluppo e nella gestione degli 11 villaggi dedicati allo shopping di lusso, in Europa e in Cina. A Calzolari, cui è andato il premio Franca Sozzani "for best emerging designer”, sarà offerta l’opportunità di sfilare durante la settimana della moda milanese, a febbraio 2019, e di beneficiare di un'esperienza di formazione professionale della durata di 12 mesi presso i Villaggi di The Bicester Village shopping collection.

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Gilberto Calzolari ha vinto il premio Franca Sozzani "for best emerging designer”

Tra gli altri premiati domenica sera, nel corso della seconda edizione dei Green carpet fashion awards, figurano Suzy Menkes che ha ricevuto il Visionary award. The Handprint award è andato Calabria Story; The Art of Craftmanship agli artigiani di Ferragamo. Il Technology and Innovation award a Frumat leather e The Wellness award alla ex modella e oggi imprenditrice Elle Macpherson.

L’evento, organizzato dall’inglese Eco Age, in collaborazione con Camera nazionale della moda, intende porre l’attenzione sulla sostenibilità e incoraggiare pratiche etiche e rispettose dell’ambiente da parte delle griffe e del sistema moda.

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Un obiettivo nobile che sembra stridere con la sovrabbondanza di collezioni, capsule collection e neonate linee che popolano fashion week e fiere, a Milano, così come nelle principali capitali della moda.

Tant’è che, soprattutto negli Stati Uniti, secondo un’indagine di Bloomberg, la gente perde interesse nei confronti del fashion, complice un'offerta sempre più vasta, sia del fast fashion, sia delle griffe e degli etailer. Una tendenza che ha spostato gli acquisti su viaggi, food e attività varie, raggruppate come "esperienze", che sono cresciute fino al 18 percento degli acquisti. Solo la tecnologia, compresi i contenuti multimediali, rappresenta il 3,4 percento della spesa ed è in cima a tutte le spese di abbigliamento e calzature.

Insomma, guardando al mercato italiano, le operazioni di marketing della moda, anche quelle più raffinate, potrebbero non bastare per risvegliare i consumi interni, già indeboliti dalla crisi. Numeri alla mano, secondo i dati del Centro studi di Confindustria moda, complessivamente l’industria italiana della moda femminile resta caratterizzata da una dinamica di segno positivo, riconducibile in via principale alle performance ottenute oltreconfine.

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Nel dettaglio, il turnover di settore mette a segno un aumento del +2,1 percento; in un anno il womenswear guadagna, pertanto, circa 280 milioni di euro, superando ampiamente i 13 miliardi. Il tasso di crescita settoriale registrato a consuntivo risulta, dunque, inferiore rispetto alle stime rilasciate lo scorso febbraio (+2,7 percento), a fronte di un andamento dell’export (e, pur in misura minore, dei consumi interni) rivelatosi meno favorevole di quanto prospettato. Nell’ambito della filiera tessile-moda nazionale il womenswear riveste un ruolo di primo piano, assicurando il 24,5 percento del fatturato complessivamente generato.

Per la moda donna italiana la domanda interna è rimasta riflessiva, mentre la domanda estera si è rivelata ancora una volta particolarmente favorevole, come del resto ininterrottamente dal 2010.

White e Super

A caldo, tornando alla fashion week si è chiusa ieri, i buyer stranieri che sono volati in Italia, sembrano aver diviso equamente la loro attenzione tra le 61 sfilate del calendario ufficiale di Milano moda donna e i due saloni di zona Tortona: White e Super.

Sono stati 562 i marchi che hanno partecipato a White, di questi 375 brand italiani. La kermesse, fondata da Massimiliano Bizzi, ha totalizzato oltre 27mila visitatori, con presenze estere a quota +13 percento, mentre gli italiani sono scesi del 2 percento.

Special guest della kermesse è stato il marchio Fiorucci che ha alle spalle una storia tutta italiana, iniziata a Milano nel 1967 con Elio Fiorucci definito il “paladino della moda democratica”.

Nel 2015 il brand è stato acquisito da Janie e Stephen Schaffer, che lo hanno rilevato puntando sui suoi valori come ironia, heritage italiano, contaminazioni con l’arte e la musica, attraverso una strategia multicanale, iniziata con l’apertura del flagship store nel cuore di Londra, nel quartiere di Soho.

Fiorucci, è tornato protagonista a Milano con i suoi colori e con la sua ironia. Spazio anche alla creatività belga, con lo special project di White, il brand belga A.F. Vandevorst . Al numero 31 di via Tortona erano presenti alcuni temporary showroom come quelli di Ilaria Nistri, forte_forte e Fila, marchio reso famoso da diversi sportivi degli anni Settanta e Ottanta, oggi in fase di rilancio che ha anche sfilato nel calendario ufficiale.

Innovativi, e qualcuno anche neo-nato, come il brand made in Sicily di borse artigianali colorate, con pon pon, specchietti e le tipiche ceramiche di Caltagirone, Daniè, i marchi presenti a Super, il salone di Pitti Immagine a Milano.

Il salone, che ha accolto un centinaio di marchi, dovrebbe concludersi con un numero complessivo di quasi 5.900 presenze: +25 percento come numero di compratori intervenuti rispetto a un anno fa, sia per l’estero, sia per le presenze nazionali, che però è un incremento inferiore a quello dei punti vendita registrati, che si è attesta a oltre +35 percento.

I buyer esteri si dovrebbero attestare intorno alle 1.200 presenze (il 20 percento del totale), con più di 50 paesi esteri di provenienza dei compratori. Tra le performance migliori da segnalare: Giappone +14 percento, Russia +25 percento, Corea del Sud +45 percento, Cina 50 percento, il raddoppio dei loro compratori per Francia e Spagna, incrementi a doppia cifra anche per Germania, Svizzera e Grecia; stabili i numeri da Stati Uniti e Regno Unito.

In attesa di vedere quali saranno i numeri del turnover 2018 e, quindi, quanto consistenti siano stati gli ordini fatti a Milano dai buyer stranieri, Milano moda donna ha stupito, come anticipato prima, con le sfilate di Emporio Armani, che ha sfilato per la prima volta a Linate in versione "coed", ossia uomo e donna, imbarcando oltre 2mila ospiti.

Le sfilate

Sono state circa 160 le uscite: organza e paillettes per lei, nuovi gessati e giacche in maglia per lui. Cappotti colorati, vestiti in jersey drappeggiato e tulle, invece, per la donna Verasce (marchio che da ieri parla americano).

Enfatizza l’estetica futuristica tipica dell'etichetta, con una palette di colori primaverili nella tonalità del rosa Ricostru, etichetta fondata nel 2011 dalla stilista Manchit Au, seguendo la filosofia della “ricostruzione vista come il principio creativo, tradotto in capi essenziali e confortevoli, puliti nel disegno, lussuosi al tatto”.

La designer cinese, che ha studiato all’Istituto Marangoni a Milano, ha presentato la collezione primavera estate 2019, “Virtualmente innamorata". Punta sui classici, invece, la collezione primavera estate 2019 di Max Mara.

Dall’archivio dell'etichetta riemerge una silhouette dalle spalle importanti, drappeggi asimmetrici, bottoni automatici e dettagli funzionali. Il tutto reinterpretato per tessere la trama di un nuovo racconto contemporaneo. Impermeabili in tessuti cerati sono pronti ad affrontare il mare e sono disegnati per far fronte a qualsiasi intemperia meteorologica.

Les Copains ha presentato una reintepretazione della flag jacket, il classico minipoule, il coordinato in maglia e la riga sportiva, tutto completato da alamari oro, elementi simbolo delle divise militari. Il brand ha voluto proporre un tributo all’heritage ma con lo sguardo a un futuro tutto da raccontare, riassunto dalla speciale capsule collection creata dagli studenti dell’Istituto Marangoni che hanno reinterpretato il dna della maison in un connubio unico tra tradizione e innovazione.

Les Copains ha festeggiato i 60 anni con una sfilata-evento, sabato 22 settembre, nella cornice di Palazzo Reale, nel cuore di Milano. A festeggiato gli anni, ma "solamente" 40, anche Etro, che ha portato in passerella vestaglie di jeans, costumi in neoprene e tailleur ricamati.

Gli opening

Come sempre, infine, la fashion week è stato teatro di una serie di nuovi opening di monomarca. Antonelli Firenze ha aperto la sua nuova boutique in corso Venezia 12 con oltre 600 ospiti. A pochi passi, in corso Monforte, è stato inaugurato ufficialmente Suistudio, negozio dedicato all’abbigliamento donna dell’azienda con quartier generale ad Amsterdam, Suitsupply. Lo store del marchio, aperto a pochi passi dal negozio menswear, segue l’analoga strategia della linea uomo: vestiti di taglio classico, realizzati con tessuti esclusivamente italiani e con un prezzo competitivo.

Foto: Max Mara press office, Les Copains, The Bicester Village Shopping Collection by Value Retail, FashionUnited

 

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