La moda vegana tra certificazioni, dati di mercato, guide allo shopping e al decluttering
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Di nicchia ma sempre più importante: il mercato della moda vegana, spinto dalla domanda di prodotti cruelty free. Stando ai dati della società di ricerche americana, Market.Us, le dimensioni del mercato globale della moda vegan raggiungeranno un valore di circa 1.281,2 miliardi di dollari entro il 2034, partendo dai 556,3 miliardi di dollari del 2024. Questo sviluppo corrisponde a un tasso di crescita annuale composto (Cagr) dell'8,7% durante il periodo di previsione dal 2025 al 2034.
La moda vegana rappresenta un settore che utilizza esclusivamente materiali privi di prodotti di origine animale
La moda vegana rappresenta un settore all'interno della più ampia industria dell'abbigliamento che utilizza esclusivamente materiali privi di prodotti di origine animale. Questo approccio si allinea con i valori dei consumatori attenti all'etica, all'ambiente e alla salute, privilegiando l'uso di alternative a pelle, lana, seta e altre risorse derivate dagli animali.
I processi di progettazione e produzione sono guidati dai principi dell'approvvigionamento cruelty-free e della sostenibilità, rispondendo a una fascia demografica in crescita che dà priorità al benessere degli animali e all'impatto ambientale nelle proprie decisioni d'acquisto.
Il mercato della moda vegana comprende la produzione, la distribuzione e la vendita di abbigliamento, calzature e accessori che aderiscono rigorosamente ai principi vegani. Questo segmento di mercato sta vivendo una fase di espansione man mano che un numero sempre maggiore di consumatori opta per prodotti sostenibili e di provenienza etica.
L'ascesa del consumismo etico ha spinto la moda vegana alla ribalta
L'ascesa del consumismo etico ha spinto la moda vegana alla ribalta, rendendola una nicchia significativa all'interno dell'industria globale della moda. Le aziende che operano in questo spazio stanno innovando sempre più con materiali sintetici e di origine vegetale per offrire alternative durevoli, eleganti e accessibili ai tradizionali prodotti di origine animale. Stando al Rapporto Eurispes 2025, inoltre, il 9,5% degli italiani adulti si dichiara vegetariano o vegano, un dato stabile rispetto all'anno precedente. Di questi, il 2,9% è vegano, un numero che, secondo la serie storica 2014-2025, è quasi quintuplicato rispetto al 2014.
Non è un caso, quindi, che cresca il numero di aziende che ottengono certificazioni e rating animal free. Tra queste, per esempio, Animal free fashion è il rating di Lav, Lega anti vivisezione, nato per promuovere una moda etica, sostenibile, rispettosa degli animali e dell'ambiente.
L'associazione animalista Peta, acronimo di People for the ethical treatment of animals, ha recentemente annunciato che sono oltre mille le aziende che utilizzano il logo “Peta-Approved Vegan” per dare risalto a capi di abbigliamento, accessori, mobili e articoli di arredamento realizzati con alternative vegane a materiali di origine animale, come pelle, pelliccia, seta, piume o osso".
Bonprix, Ecoalf, H&M, Harvest & Mill, Hugo Boss, Hunter sono solamente alcune delle aziende che utilizzano il logo; tra le italiane Gamberini Italia, Italian Converter, azienda che produce tessuti innovativi e tessuti sostenibili destinati ai settori della calzatura, pelletteria, abbigliamento e arredamento, il marchio di scarpe Marzeri Milano, Save the Duck.
Peta ha messo a punto anche una guida allo shopping di abbigliamento vegano, per aiutare i consumatori a identificare i materiali "crudeli" nel guardaroba e acquistare abbigliamento e accessori vegani e animal-free in caso di shopping.
Pelle e pelli esotiche
Cosa sono? La pelle è l'epidermide di animali come mucche, maiali, capre, canguri, struzzi, gatti e cani. Spesso gli articoli in pelle non sono etichettati accuratamente, quindi non si sa mai davvero da dove (o da chi) provengano. Serpenti, alligatori, coccodrilli e altri rettili sono considerati "esotici" nell'industria della moda: vengono uccisi e le loro pelli trasformate in borse, scarpe e altri articoli.
Cosa c'è di sbagliato per Peta? La maggior parte della pelle proviene da mucche uccise per la carne e il latte, quindi è un sottoprodotto delle industrie della carne e dei latticini. La pelle è anche il materiale peggiore per l'ambiente: non solo condivide la responsabilità della distruzione ambientale causata dall'industria della carne, ma inquina la Terra con le tossine usate nel processo di concia. "Che provenga da mucche, gatti o serpenti, nessun animale deve morire perché gli esseri umani possano indossare la sua pelle", sottolinea Peta.
Marchi e materiali da indossare. "Oggi la maggior parte dei grandi marchi offre pelle sintetica, dalle opzioni accessibili di negozi come Topshop e Zara ai designer di alta moda come Stella McCartney e Bebe. Cerca la dicitura "vegan leather" sulle etichette di vestiti, scarpe e accessori. La pelle sintetica di alta qualità è realizzata con molti materiali diversi, tra cui microfibre non animali, nylon riciclato, poliuretano (Pu) e persino piante, inclusi funghi e frutta. E presto arriverà nei negozi anche la pelle bio-fabbricata coltivata in laboratorio", assicura Peta.
Lana, shearling (montone), cashmere e angora
Cosa sono? La lana è il pelo di un agnello o di una pecora, mentre lo shearling è la pelle di un agnello con il vello ancora attaccato. L'angora è la lana di un coniglio e il cashmere è il pelo della capra Cashmere.
Cosa c'è di sbagliato per Peta? "Le pecore producono solo la lana necessaria per proteggersi dalle temperature estreme e non hanno bisogno che gli umani le tosino. Eppure, nell'industria della lana, le loro orecchie vengono forate, le code tagliate e i maschi castrati, il tutto senza alcun antidolorifico. La lana danneggia anche l'ambiente degradando il suolo, inquinando l'acqua e contribuendo al cambiamento climatico. Anche agnelli, capre e conigli vengono maltrattati e uccisi per lo shearling, il cashmere e l'angora", si legge nella guida.
Marchi e materiali alternativi. Oggi si possono trovare facilmente shearling vegano e caldi maglioni cruelty-free. L'associazione ambinetalista suggerisce che grandi marchi come H&M, Nasty Gal e Zara offrono cappotti senza lana e altri capi rispettosi degli animali. Designer di alta moda, tra cui Joshua Katcher di Brave GentleMan e Leanne Mai-ly Hilgart di Vaute, collaborano con i produttori per creare materiali innovativi e di alta qualità. "Cerca tessuti vegani in twill, cotone e poliestere riciclato: materiali efficienti che respingono l'acqua, asciugano più velocemente e sono migliori per l'ambiente rispetto alla lana", specifica la guida.
Pelliccia
Cos'è la pelliccia? La pelliccia è letteralmente il mantello di un animale ancora attaccato alla sua pelle. Gli animali uccisi per la pelliccia includono orsi, castori, gatti, cincillà, cani, volpi, visoni, conigli, procioni, foche.
"Che provenga da un animale in un allevamento di animali da pelliccia o da uno catturato in natura, ogni pelliccia o inserto è il risultato di una sofferenza tremenda e del sacrificio di una vita. Negli allevamenti, gli animali passano l'intera esistenza confinati in gabbie metalliche strette e sporche prima di essere soffocati, fulminati, gassati o avvelenati. Indipendentemente dalla specie, questi animali provano dolore, paura e solitudine: non meritano di essere torturati e uccisi per una giacca con bordo in pelliccia", sottolinea Peta. Tra le alternative l'associazione aggiunge che Gap Inc., H&M e Inditex sono tre dei più grandi marchi di una lunga lista di rivenditori che hanno abbandonato completamente la pelliccia. Anche Gucci e Michael Kors l'hanno bandita di recente, e la Norvegia ha emesso un divieto totale sugli allevamenti di animali da pelliccia, seguendo l'esempio di molti altri Paesi.
Seta e piumino
La seta è la fibra che i bachi da seta tessono per creare i loro bozzoli; a volte è usata per camicie e abiti. Il piumino è lo strato soffice di piume più vicino alla pelle degli uccelli; il piumino rubato a oche e anatre si nasconde in giacche a vento, cuscini e biancheria da letto. Anche altre piume vengono usate per decorare abiti e accessori, sottolinea Peta.
Cosa c'è di sbagliato per l'associazione animalista? Per ottenere la seta, i distributori bollono i bachi vivi all'interno dei loro bozzoli. "Chiunque abbia visto dei vermi sussultare quando la loro casa viene scoperta deve riconoscere che questi animali sono senzienti. La seta è anche considerata il secondo peggior materiale per l'ambiente nell'industria della moda, subito dopo la pelle. Il piumino è spesso ottenuto spiumando dolorosamente i volatili vivi ed è anche un sottoprodotto dell'industria del foie gras e della carne. La seta e le piume appartengono agli animali che le hanno create", si legge nella guida.
Brand come Express, Gap Inc. e Nasty Gal offrono articoli satinati e setosi non derivati dagli animali, spiegano gli esperti di Peta. Nylon, fibre di baccello di asclepiade, filamenti di albero del cotone (kapok), poliestere e rayon sono materiali vegani, facili da trovare e solitamente meno costosi della seta. Per l'intimo senza seta, Wama Underwear utilizza la canapa come alternativa. Per gli affezionati dei piumini Peta ha messo a pnto una lista di capi cruelty free.