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La truffa nascosta nel settore della moda

Una stilista senior, seduta in un ufficio del centro, illuminato dal sole, sa che la sua intervista sta andando bene. Lei se lo sente. Il suo portafoglio di lavori è un richiamo per gli intervistatori che hanno esaminato i disegni. Lei ha parlato dei punti salienti del suo curriculum. La stilista sembra dire tutte le cose giuste, e i due dirigenti sul lato opposto del tavolo sono sorridenti e annuiscono, usando frasi come "Se vieni a bordo ..." e "Vorremmo farti conoscere il nostro ceo ... "Hanno anche parlato di benefit e dei venerdì estivi".

"Ma prima, ..." dice uno di loro, rivolgendo lo sguardo a entrambi. Il cuore della stilista batte forte e le parole temute arrivano:

"... ci piacerebbe farti fare un progetto ..."

Il talento nascosto

Raf Simons è solo l'ultimo di una lunga serie di stilisti di alto profilo della moda che sono stati assunti: un non addetto ai lavori potrebbe pensare che la richiesta di designer è in movimento e che si passi da una posizione ben pagata all'altra nel giro di poco tempo. Ma non è così per la maggioranza di talenti che non sono tra le mega star e che devono fare le bozze del prodotto, creare disegni tecnici, rispettare le scadenze e i rapporti con i fornitori per garantire che i campioni siano a disposizione del nuovo direttore creativo tanto lodato, in modo che possa mettere in piedi il fashion show.

Li chiameremo "jobbing designer", creativi di alto livello con dieci anni e oltre di esperienza che hanno costruito la loro carriera lavorando dietro le quinte per i grandi nomi. Non sono interessati ad avviare la propria linea, oppure almeno, non ancora. Ma tenere i piedi ben saldi nella carriera è diventato sempre più difficile. Questi si lamentano che, sebbene l'economia si stia riprendendo dalla recessione, le posizioni di design di alto livello sono meno, che le aziende tendono a prendere nuove leve dal basso dal battaglione di stagisti oppure con stilisti junior pagati molto meno.Negli ultimi anni molti hanno rimpiazzato il lavoro di due o tre persone con questo sistema.

La truffa nascosta nel settore della moda

L'aumento dei progetti

I progetti sono stati inizialmente inseriti come spunto per un colloquio con il candidato, per dimostrare se stilista avesse capito il dna della società. In teoria si tratta di una richietsa abbastanza ragionevole considerando che l'identità di marca può essere così finemente simile a un'altra. E' così che tra le richieste degli esaminatori molti stilisti si sono sentiti chidere: "Pensa Tommy, ma più moderno; pensa Ralph ma più incisivo; J Crew con meno colore; pensare alla tradizione ma in chiave contemporanea ".

Nel corso degli ultimi anni queste richieste hanno cominciato a rappresentare qualcosa altro. "Ti hanno chiesto di fare un progetto?" si chiedono gli stilisti tra di loro e scuotono la testa. Non perché non valutino l'opportunità di andare a lavorare per la concorrenza. Ma perché sono giunti a credere che questa pratica è un modo per le aziende di ottenere del lavoro, dei progetti senza pagarli. In questo modo in troppi sono rimasti in attesa dopo aver mandato il loro progetto "non chiamateci, saremo noi a contattarvi. "Molti hanno visto le loro idee concretizzarsi "misteriosamente" la stagione successiva sulle passerelle e c'è poco che si può fare al riguardo.

La storia di Natalie

La stilsita Natalie, che ha un solido background nel settore high-end e mercati contemporanei, ha recentemente partecipato a una serie di interviste con un marchio di abbigliamento "classico preppy" di lunga data. Alla quarta intervista ha ricevuto una breve progetto che comprendeva 6 disegni di vestiti, 5 camicette, 5 giacche sartoriali, 5 gonne, oltre a disegni tecnici per tutto (Photoshop o Illustrator), le stampe, il colore e campioni di tessuto. Insomma, un corpus significativo di lavoro simile a un'intera collezione. Sebbene nella richiesta scritta fossero indicate due settimane come tempo di consegna, l'intervistatore ha chiesto che il progetto fosse finito nel giro di una settimana. Preme ricordare che la società ha chiesto a Natalie di ridimensionare la sua richiesta salariale a 40.000 dollari. Non volendo fornire tutto questo lavoro gratis, dopo lunghe riflessioni, Natalie ha proposto ciò che riteneva un compromesso ragionevole: avrebbe lavorato freelance in prova per un mese, o anche due settimane se preferibile. A questo punto tutte le comunicazioni con la società si sono interrotte.

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La storia di Steven

Steven, stilista, ha fatto lunga ricerca di lavoro prima di approdare alla sua attuale occupazione e quindi ha ricevuto diverse richieste di progetti. Lui dice: "E' la prassi del settore moda di cui nessuno parla, il piccolo sporco segreto. Nessun altro settore che conosco svaluta e approfitta dei professionisti come questo. E se siete alla disperata ricerca di lavoro, rischiate di ottenere la porta sbattuta in faccia se rifiutate. Ho sentito storie di persone che hanno ottenuto posti di lavoro dopo aver fatto un progetto, ma io personalmente non li ho mai incontrati. Forse è una leggenda metropolitana! "

Steven ricorda l'entità del brief di progetto di un'azienda che lo ha coinvolto sia nella progettazione di una collezione primavera, sia di una collezione autunno, per un totale di 4 differenti consegne, con disegni, 4 tavolozze di colori diversi, e specifiche tecniche per tutti. "E' stata una società dove volevo davvero lavorare", spiega con un'alzata di spalle. "Ho lavorato duro a questi progetti". Quando ho chiesto cosa era successo in seguito, il capo delle risorse umane mi ha inviato una email di due righe per spiegare che stavano continuando la ricerca. "In effetti ho sentito dire che stanno ancora cercando".

Differenza con altri settori

Non è pratica comune per gli architetti consegnare progetti per il loro nuovo lavoro o sviluppare grattacieli. Uno chef non viene assunto dopo aver cucinato il pranzo per l'ufficio, non gli viene chiesto di inviare le ricette per email. Il sito online NoSpec.com, supporta i designer per lo più nel settore della progettazione grafica che possono incontrare richieste di lavoro gratuite. "Lavorare gratis ha un impatto negativo sulla qualità del design, influenzando negativamente sia il designer, sia il cliente". Ma è difficile trovare online altre menzioni della insidiosa "pratica" dei progetti gratis. Mi sono imbattuto in un articolo di The Harvard Business Review dal titolo "I progetti sono le nuove interviste di lavoro" e un altro di The New York Times che descrive il lavoro a progetto come "test drive" che hanno dimostrato di avere successo in qualche azienda. Ma entrambi gli articoli chiariscono che i progetti sono nel settore "tech" e sono su base contrattuale per un periodo limitato e prevedono una remunarazione. Questo non è la pratica che vige nel mondo della moda.

La truffa nascosta nel settore della moda

Questa richiesta immorale di lavoro gratis che si è diffusa negli anni è molto frequente nella moda tra le aziende grandi e piccole, dai grandi nomi ai nuovi brand. Le aziende tendono mettere una manciata di candidati uno contro l'altro, chiedendo progettti a scadenza e ottenendo un fruttuso vantaggio.

Esperienza personale

Come ex stilista ho sperimentato la frustrazione di fare progetti. Ma ho anche ottenuto un lavoro attraverso questo sistema. Tuttavia questo è accaduto quasi un decennio fa e la società aveva davvero voglia di vedere se avevao capito il loro marchio e mi ha fornito un tema su cui potevo spaziare disegnando quello che volevo per qualsiasi stagione, senza specificare la quantità di gonne e abiti (cosa che trasforma il progetto in una collezione). Forse quello che è iniziato allora come una tattica legittima per le aziende al fine di garantirsi i migliori talenti è diventato un abuso?

Un altro problema comune tra i designer con cui ho parlato sembra essere il fatto che molte aziende non forniscono alcuna direzione creativa per il lavoro, dicendo solo che "vogliono vedere che cosa si arriva a creare". Ricordo una società di New York il cui rappresentante, entusiasta per il mio background europeo, aveva descritto la loro estetica come "da qualche parte tra Dries Van Noten, Isabel Marant e Vanessa Bruno, ma, ovviamente, con un prezzo più conveniente, per un cliente americano". Dovevo "realizzare il mio progetto secondo quella direttiva". Ho presentato il lavoro entro il termine concordato. Quando ho inviato via email una richiesta di follow-up qualche giorno dopo, mi è stato detto il lavoro era stato scartato. Questa è stata la fine del progetto.

"Sono strutturati per il fallimento", ha detto Steven "perché di solito non sanno quello che vogliono e si aspettano che tu sia un chiaroveggente".

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Portafoglio e Copyright

Mentre il bozzetto può diventare parte del portafoglio di un designer, i file in digitale sono in possesso della società che li ha ottenuti gratuitamente, pronti a passare da desktop a un altro desktop e possono prendere strade di cui il designer non sa nulla. Gli stilisti hanno notoriamente poca protezione dal copyright perché un articolo di abbigliamento è considerato un articolo utilitaristico, e quindi non coperto da copyright. Questo è anche il caso di tatuaggi, mobili, auto e ricette. In Johanna Blakley, del popolare Ted Talk "Lezioni dalla cultura libera della moda", la moda è la "Cultura della copia": "A differenza di scultori, pittori e musicisti, gli stilisti di moda possono prendere a campione disegni di altri stilisti, possono prendere qualsiasi elemento da qualsiasi indumento e incorporarlo nel loro disegno".

Le aziende come Yves Saint Laurent e Burberry hanno intentato cause legali da 100 milioni di dollari contro altre marche che hanno violato il loro diritto d'autore. Ma non conosco stilisti qualunque disposti a impegnarsi con un team di legali per colpire chi ha copiato i loro disegni.

E anche se gli schizzi dei progettisti potessero qualificarsi come opere d'arte, e quindi eventualmente essere soggetti alla stessa protezione del copyright come, per esempio, la pittura, la questione della proprietà rimane ancora un lusso per uno stilista che sta cercando lavoro in una città costosa come New York e non si può permettere di aspettare a lungo. "E' lo sfruttamento di questi stilisti da parte di società conosciute che merita di essere esaminato".

Trascinando questa pratica nascosta alla luce del sole, si comincia a far capire ai colpevoli che l'attenzione si sta posando su di loro. Un compenso pattuito per i servizi resi è la norma in qualsiasi altra industria e la moda non deve essere esonerata. Follow-up riguardanti la posizione e feedback significativi sul progetto sono il meno che lo stilista debba pretendere. Questa industria multi miliardaria si appoggia su tante figure nascoste che tutti i giorni fanno delle magie ma non hanno alcuna aspettativa di consensi o rassegne stampa. Ma dovrebbe essere garantito almeno il rispetto professionale.

Come conclude Steven, "Sì, ci si sente derubati, non solo del lavoro che che hai fatto al meglio delle tue capacità, nonostante l'incertezza dell'assunzione, ma anche dei tuoi materiali, degli inchiostri e delle stampe".

Contributo del guest editor Jackie Mallon, che insegna presso diverse facoltà della moda a New York ed è l'autore di "Silk for the Feed Dogs", un romanzo ambientato nel settore della moda internazionale.

Tutte le immagini di Jackie Mallon per FashionUnited