L'alta moda guidata dall'Intelligenza artificiale: la dimostrazione di fattibilità dell'esperto Desmond A. Brown
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Le settimane della moda, come la fashion week parigina dedicata alla haute couture che è iniziata oggi, possono essere anche dei momenti di riflessione e di orientamento per trovare nuovi ed efficienti modi di fare moda utilizzando strumenti come l'intelligenza artificiale. In questo frangente la moda si sta spostando dal bozzetto d'archivio al design generato dall'Ia fino alla prototipazione fisica, comprimendo i tempi, riducendo i costi e consentendo ai designer di testare e rinnovare le idee in giorni anziché mesi. FashionUnited ha parlato di questo e delle possibilità imprenditoriali offerte ai marchi della moda dalla tecnologia con Desmond A. Brown, autore di Million Dollar Ai Prompts (Morgan James Publishing, 234 pagine, 21,77 euro), pubblicato a ottobre 2025.
Secondo l'autore non è l'intelligenza artificiale a essere cambiata improvvisamente, ma è cambiato è il modo in cui viene giudicata. Nel 2026, la creatività senza esecuzione non sopravvive: i sistemi sì. I sistemi trasformano le idee in prodotti, i prodotti in ricavi e la sperimentazione in qualcosa di sostenibile.
Brown evidenzia come l'Ia stia abbattendo la distanza tra idea, prototipo e asset pronto per il mercato; la velocità di iterazione e il tempo di commercializzazione emergono come vantaggi competitivi piuttosto che come semplici esperimenti. Il libro avverte anche che la produzione creativa senza una strategia di monetizzazione crea esposizione, non ricchezza, una preoccupazione che sta alimentando dibattiti urgenti su licenze, diritti di proprietà intellettuale e titolarità dei contenuti generati dall'Ia. Inoltre, mentre le organizzazioni consolidano le piattaforme, chiudono i progetti pilota privi di focus e misurano il ritorno dell'investimento, il libro di Brown sottolinea come la sistematicità e l'esecuzione ripetibile siano sempre più riflesse nel comportamento del mercato. Insomma, mentre l'Ia supera la fase sperimentale, il valore duraturo apparterrà a coloro che sapranno unire la creatività alla proprietà, alla disciplina e all'esecuzione.
"Per gran parte degli ultimi anni, l'Ia è stata trattata come un acceleratore creativo", ha detto Brown. "La fase in cui stiamo entrando ora è quella in cui l'Ia inizia a essere valutata come un sistema economico. Le domande non riguardano più cosa l'Ia possa generare, ma chi ne sia il proprietario, come venga monetizzata e se regga quando sono richiesti velocità, scala e responsabilità".
Lei ha messo a punto una serie di prototipi di haute couture generati dall'Ia. Si tratta di capi già in produzione o che verranno realizzati su ordinazione?
Al momento, il progetto risiede dove l'alta moda ha sempre manifestato il suo pensiero più autentico: pezzi su ordinazione e prototipi fisici, non produzione di massa. Non mi interessa correre verso la produzione su scala industriale prima che il linguaggio sia chiaro. Ciò su cui mi concentro è comprendere se un'idea possa sopravvivere al "viaggio" dal bozzetto al capo finito senza perdere il suo intento originario. Questa è la vera prova. Attualmente sto lavorando con un modellista per tradurre design selezionati dai miei schizzi originali, attraverso uno sviluppo assistito dall'intelligenza artificiale, in forma fisica. Ogni pezzo è trattato come uno studio: costruzione, proporzioni, comportamento dei materiali e ripetibilità vengono esaminati prima ancora che si parli di produzione. Questo rispecchia il modo in cui il design sperimentale e la couture hanno tradizionalmente operato: definire prima il mondo, lasciare che gli oggetti emergano da esso, e solo allora considerare la produzione in scala. Per me, questa fase non riguarda l'output, ma il dimostrare che il sistema regge.
Ma questi capi, questi disegni, vengono presentati ai clienti durante la settimana della moda?
La settimana della moda non è un momento di vendita, è un momento di orientamento. La presentazione è pensata per mostrare come un'idea si espande: lo schizzo originale, la traduzione assistita dall'Ia e, dove possibile, la prima forma fisica. Ogni passaggio è visibile, perché il processo stesso è parte dell'opera. Piuttosto che una sfilata costruita per il consumo, si tratta di invitare le persone nella logica del design. Voglio che i professionisti del settore capiscano come vengono prese le decisioni, come l'esecuzione venga compressa e come la paternità creativa venga preservata lungo il percorso. La fashion week diventa così uno spazio di conversazione invece che di transazione, un luogo dove confrontarsi su temi come autorialità, proprietà e su come la moda possa operare quando le tempistiche collassano ma l'intento conta ancora.
Quando ha iniziato a lavorare in questo modo e in cosa differisce dal suo lavoro più tradizionale come designer? Quali sono i vantaggi?
Disegno da quando ero adolescente negli anni '80: seduto al tavolo della cucina dei miei genitori con una matita e un blocco, con le dita callose per aver abbozzato la stessa idea più e più volte finché non sembrava finalmente giusta. Ridisegnavo un singolo schizzo centinaia di volte, studiando proporzioni, equilibrio e attitudine. Molto di quello che disegnavo allora erano pezzi di designer che non potevo permettermi, imparavo il linguaggio traducendolo attraverso la mia mano. Quella disciplina ha plasmato il mio modo di pensare il design. Molto prima che la tecnologia entrasse in scena, il lavoro riguardava l'intento, la ripetizione e il controllo. Ho iniziato a lavorare in questo modo più recentemente, quando ho capito che molti processi creativi sono ancora costruiti per un'epoca diversa, un'epoca in cui tempo, distanza e costi fungevano da filtri naturali. Nei flussi di lavoro tradizionali, c'è spesso un lungo divario tra lo schizzo e il campione. Quel divario può proteggere un'idea, ma può anche ritardare la chiarezza su ciò che l'idea è effettivamente.
Introdurre l'Ia nel processo mi permette di attraversare quel divario deliberatamente, non alla cieca. Posso esplorare struttura, proporzioni e tensioni molto prima. Posso testare variazioni senza perdere l'intento originale scaturito dal bozzetto. L'Ia non sostituisce l'intuizione: estende la disciplina che pratico fin da bambino a quel tavolo, perfezionando le decisioni invece di affrettarle.
Il vero vantaggio non è solo la velocità. È il controllo. Meno supposizioni. Chiarezza anticipata. La capacità di costruire un mondo coerente in cui ogni pezzo sembri appartenervi, non una collezione di esperimenti scollegati, ma un sistema plasmato dall'intento.
Pensa che il pubblico sia pronto per abiti disegnati in questo modo?
Penso che il pubblico viva in mondi plasmati da questo tipo di processo già da molto tempo, nella musica, nei media, nell'architettura e nella cultura. La moda sta semplicemente diventando più trasparente al riguardo. Ciò che sta cambiando non è la prontezza, ma l'aspettativa. Le persone vogliono sapere come sono fatte le cose, chi le ha fatte e quali valori hanno plasmato il lavoro prima che arrivasse a loro. La vera domanda non è se il pubblico sia pronto. È se l'industria sia pronta a parlare onestamente di autorialità e valore quando nuovi strumenti fanno parte del processo. Quando il lavoro inizia con un chiaro punto di vista umano, quando lo schizzo guida ancora e il sistema lo rispetta, le persone non oppongono resistenza. Lo riconoscono. Rispondono alla coerenza. Lo hanno sempre fatto.
Intervista condotta per iscritto